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“È morto solo”, il parroco chiede scusa: la storia di Giovanni Irrera arriva in tv

Il cadavere dell’uomo è stato scoperto lo scorso 26 gennaio ad Acquasparta. Don Alessandro: quando è arrivato aveva solo la rete del letto e il materasso, la nostra paura di essere invadenti diventa una scusa per essere indifferenti

“Una persona silenziosa, dignitosa, molto riservata. Quando è arrivato ad Acquasparta, aveva con sé soltanto la rete del materasso e un materasso per la sua casa. Quando lo abbiamo trovato morto, sul tavolo della cucina c’erano i biglietti del treno”.

Giovanni Irrera sarebbe dovuto partire a fine novembre per Bologna. E invece è morto, da solo. “Il 26 gennaio mi ha chiamato il maresciallo dei carabinieri. Era sul suo letto, il corpo in avanzato stato di decomposizione”.

Sono tutte parole di don Alessandro Fortunati che ieri è stato intervistato da Lucia Ascione durante la trasmissione televisiva Bel tempo si spera, trasmessa da Tv 2000. Il parroco di Acquasparta è stato invitato a raccontare la storia di Giovanni. “Una storia di solitudine”, dice don Alessandro, che dopo quella scoperta ha scritto una intensa lettera, chiedendo “perdono” a Giovanni.

LEGGI – La lettera di don Alessandro a Giovanni Irrera

“Arrivava dalla Sicilia, dopo avere fatto una vita errabonda. Abbiamo cercato di salutarlo di incontrarlo”, dice il parroco, ricordando come Giovanni venisse aiutato dalla Caritas e dai servizi sociali.

Poi la convinzione che preso quel treno per raggiungere sua sorella visto che in paese nessuno lo aveva più visto. “Abbiamo fatto anche la festa della Befana per i bambini sotto la sua casa, davanti alla chiesa. E invece lui era lì”. La lettera di don Alessandro è rimbalzata sulle chat, poi su sui social ed infine è arrivata sui giornali.

È così che si è aperta una vera e propria gara di solidarietà, almeno per i funerali di Giovanni. “Una signora di Milano ha voluto contribuire. Ci siamo sentiti, mi ha detto che ha paura di fare la stessa fine di Giovanni”, dice ancora don Alessandro.

“Che cosa le lascia questa storia?”, chiede la giornalista.

“Abbiamo sempre paura di essere invadenti – risponde don Alessandro - e invece questa diventa una scusa per essere indifferenti”. Applausi.

GUARDA – L’intervista di don Alessandro Fortunati a Bel tempo si spera

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