La follia nel silenzio, spara a moglie e figlia e poi si uccide: ecco cosa è successo nella casa dell’orrore

Almeno tre copi di fucile per sterminare la sua famiglia: l’allarme disperato dei famigliari e la scoperta dei carabinieri. Indagini in corso: “Nessuno ha sentito niente, non ci sono mai stati segnali di allerta”

È passata mezzanotte quando alla caserma dei carabinieri di Orvieto si presenta un uomo. È agitato, impaurito. Da ore non riesce a mettersi in contatto col fratello. Che abita poco distante, in vicolo Sant’Antonio.

I carabinieri, coordinati dal capitano Giuseppe Viviano, percorrono le poche decine di metri che separano la caserma dall’appartamento in cui vive la famiglia Carletti. Carlo, 66 anni, dipendente del ministero della Difesa, la moglie Rosalba, 67 anni anche lei dipendente – ora in pensione – dello stesso dicastero, e la loro unica figlia, Cinzia, di 35 anni, dipendente di una cooperativa di Orvieto.

I militari bussano alla porta. Aspettano la risposta che non arriva. Forse è perché in casa tutti dormono. Riprovano. Niente. Decidono di entrare. C’è buio e silenzio. Un silenzio strano, inquietante, che sembra non avere nulla a che fare con la quiete del riposo.

Accendono le luci e cominciano a girare per casa. E scoprono l’orrore. In tre stanze diverse dell’appartamento ci sono i corpi senza vita di padre, madre e figlia. I segni evidenti dei colpi di arma da fuoco lasciano poco spazio all’immaginazione. Accanto al cadavere di Carlo c’è uno dei suoi tre fucili da caccia. Il quadro – che dovrà essere confermato dalle indagini – sembra però drammaticamente chiaro. Carlo ha rivolto l’arma da fuoco prima contro la figlia che si trovava in cucina, poi contro la moglie nel bagno e infine contro sé stesso, in uno sgabuzzino dell'appartamento. Duplice omicidio e poi il suicidio.

La notte di Orvieto viene illuminata dal blu delle sirene, in vicolo Sant’Antonio arrivano i carabinieri del nucleo investigativo di Terni e poi il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Terni, Marco Stramaglia. Dopo un primo sommario esame cadaverico, i corpi delle tre persone vengono trasferiti a Perugia per verifiche più approfondite. Il fucile – regolarmente detenuto come gli altri due trovati in casa – viene sequestrato.

Comincia il triste iter delle indagini. Vengono sentiti i vicini di casa: nella palazzina abita un’altra famiglia, che però a quell’ora non era in casa. I vicini del quartiere non hanno sentito nulla: né liti né, tantomeno gli spari. Forse, ricostruiscono i carabinieri, è per la posizione defilata della casa.

Vengono sentiti anche i parenti più vicini per capire se ci fossero stati dei segnali che, in qualche modo, potevano far presagire la sciagura. Ma nessuno ha mai avuto il sentore che sarebbe potuto accadere qualcosa del genere. 

In casa non è stata ritrovata nessuna lettera, nessun biglietto, nessun messaggio. Né mai, prima d’ora, erano state presentate denunce per maltrattamenti famigliari.

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Un fulmine. Violento, improvviso e intriso di sangue. Che ha spazzato via una intera famiglia nel silenzio.    

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