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Giovedì, 11 Agosto 2022
Cronaca

Carcere “inferno”, detenuti in rivolta distruggono e danno fuoco alla cella

Ennesimo episodio di violenza dietro le sbarre del penitenziario di Terni, il grido del Sappe: “Sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze tra la polizia penitenziaria. Ministero e dipartimento si sveglino”

Ancora violenza dietro le sbarre del carcere ternano di vocabolo Sabbione. L’ennesimo di una lunga lista di eventi che riportano il penitenziario di Terni al centro delle polemiche a causa di risse, colluttazioni, atti di autolesionismo, aggressioni contro i poliziotti penitenziari. Ed ora gli agenti si ribellano: “Così non si può andare avanti: servono regole e provvedimenti urgenti”.

A raccontare quanto accaduto nella giornata di ieri, domenica 12 dicembre, è Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe: “Presso la sezione detentiva di media sicurezza, due detenuti, uno italiano e l’altro tunisino – ricostruisce Bonino - hanno distrutto la cella dove erano ristretti e poi, usando il termosifone come ariete, hanno cercato di aprirla, lanciando alcune bombolette del gas incendiate ed avvolte nella carta nel corridoio della sezione, dando fuoco anche al materasso e ad alcune magliette”.

La situazione, precisa Bonino, “è stata gestita al meglio dal personale in servizio, in particolare dell’ispettore di polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza generale, e da alcuni altri agenti che, seppur smontati dal turno e liberi in caserma, sono immediatamente accorsi per dare manforte ai colleghi in servizio. Questo è quello che debbono affrontare nella vita quotidiana i poliziotti penitenziari di servizio a Sabbione: ed è inaccettabile! Cosa si aspetta a trasferire questi personaggi, uno dei quali già nei giorni scorsi aveva distrutto un’altra cella e sputato ad una infermiera? Il Sappe adesso dice veramente basta! Va bene il rischio del mestiere, ma a questo punto sta diventando sempre più pericoloso fare questo lavoro senza uomini e mezzi appropriati e senza una formazione adeguata”.

“Gli eventi critici contro gli appartenenti alla polizia penitenziaria di Terni e del resto d’Italia sono aumentati in maniera spaventosa”, commenta il segretario generale del Sappe, Donato Capece. “E tutto questo avviene in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di polizia penitenziaria. Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del corpo in servizio negli istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. Eppure, nessuno, al ministero della giustizia e al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha ancora dotato i reparti di polizia penitenziaria di strumenti utili a fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge. Basta! I vertici del ministero della giustizia e dell’amministrazione penitenziaria si sveglino dal torpore nel quale si trovano e adottino con urgenza immediati provvedimenti, a cominciare dalle tutele da assicurare al personale di polizia penitenziaria in servizio”.

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