Sanitopoli, la “cricca” voleva allungare le mani su altre 1.800 assunzioni

Le carte dell’accusa: contesto criminale radicato con meccanismi iper collaudati. I pm: misure cautelari prima dei nuovi concorsi e di “scadenze politiche importanti”

Nell’inchiesta sui concorsi “truccati” all’ospedale di Perugia, le date hanno un ruolo fondamentale. E chiariscono, assieme agli altri elementi raccolti nel corso dell’indagine della guardia di finanza coordinata dalla procura di Perugia, il “movente” che avrebbe spinto Emilio Duca e Maurizio Valorosi, assieme agli altri indagati, a “soddisfare” le richieste che arrivavano dalla classe politica e, in particolare, da Catiuscia Marini, Luca Barberini e Gianpiero Bocci.

È il 12 marzo 2019 quando il procuratore della Repubblica di Perugia Luigi De Ficchy firma l’ultima delle 489 pagine con la richiesta di misura cautelare assieme ai sostituti Paolo Abbritti e Mario Formisano. Sono gli stessi magistrati a chiarire la tempistica. Da una parte c’è “l’avvicinarsi di scadenze politiche importanti a livello regionale” che “potrebbe acuire l’esigenza di assicurarsi il consenso elettorale tramite la gestione del personale”. Dall’altra c’è la scadenza del 31 marzo 2019 che corrisponde al rinnovo dei vertici della sanità umbra.

Il maxi concorso

A fine dicembre 2018, la giunta regionale su proposta dell’orami ex assessore Barberini aveva approvato il piano triennali per il fabbisogno del personale 2018-2020 per le quattro aziende sanitarie dell’Umbria. Secondo quelle stime, nel triennio sarebbero state assunte circa 1.800 figura professionali. Un boccone ghiotto che i magistrati agganciano alla esigenza di “assicurarsi il consenso elettorale tramite la gestione del personale”. I concorsi rischiavano dunque di diventare merce di scambio fra posti di lavoro e voti nell’urna. Questo sembra essere stato insomma uno dei motivi che ha spinto la magistratura ad accelerare i tempi, magari correndo il rischio di tralasciare altri possibili fronti di indagine che, dalle intercettazioni, invece emergevano. Ascoltando le conversazioni degli indagati, i pm hanno infatti potuto verificare come la sfera di influenza delle persone finite sotto indagine non si esaurisse al mondo della sanità, ma tentasse di estendere le sue ramificazioni anche in altri ambiti pubblici come l’Agenzia delle entrate e l’Inps.

La conferma delle nomine

La politica chiedeva, sostiene l’indagine, ed i tecnici eseguivano. Ovviamente, ognuno aveva un proprio tornaconto. “È emerso in maniera evidente nel corso delle indagini - scrivono De Ficchy, Abbritti e Formisano - che la spinta a delinquere fosse mossa in larga parte dalla volontà per i direttori di ottenere dai vertici politici regionali la conferma dell’incarico dirigenziale. Proprio nel mese scorso (febbraio, ndr) la Regione ha avviato la procedura per la nomina dei nuovi direttori regionali. Duca, Valorosi e Pacchiarini hanno già presentato la domanda”. Perché, sostengono gli investigatori, “è arrivato forse il momento di incassare i ‘crediti’ maturati con la politica in questi anni. Ciò evidenzia ulteriormente l’attualità delle esigenze cautelari”.

Misure cautelari (Duca, Valorosi, Barberini e Bocci sono agli arresti domiciliari seppure nei loro confronti la procura aveva chiesto il carcere) che intervengono su un “intreccio” e una “trama” che rappresenta “soltanto un ‘frame’, anche piuttosto breve, di un contesto criminale che appare radicato da tempo con meccanismi iper collaudati. Peraltro l’assoluto stato di soggezione alle richieste dei politici regionali di maggioranza più importanti dà conto di come sia impossibile che tali condotte criminose si siano nel frattempo interrotte”.

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