Celle piene, poche guardie e un focolaio di Coronavirus: scoppia il “caso Terni”

La delicata situazione della casa circondariale di vocabolo Sabbione anche nella relazione del garante dei detenuti, Stefano Anastasia: l’Umbria è diventata meta di trasferimento di detenuti "ribelli"

Il carcere di Terni, foto Giacomo Sirchia

Non c’è soltanto il virus: il mondo dietro le sbarre fa i conti con problemi vecchi e nuovi che rischiano di spingere verso una soglia molto rischiosa, una situazione già piuttosto complicata. E in quadro generale, la spia rossa si illumina accanto alla casella della casa circondariale di vocabolo Sabbione: ecco il “caso Terni”.

La fotografia si riflette nella relazione che il garante umbro dei detenuti, Stefano Anastasia, ha presentato alla terza commissione del consiglio regionale, presieduta da Eleonora Pace. Il dossier sulle carceri umbre ha ricevuto l’approvazione della commissione, con l’unico voto contrario espresso da Valerio Mancini (Lega): “Troppe sono le lacune che riguardano il mondo carcerario fra cui la grave carenza di personale, l’aggressività dei molti detenuti provenienti da altre strutture carcerarie, il venir meno del centro decisionale da quando l’Umbria è stata accorpata alla Toscana e la mancanza di un garante della polizia penitenziaria”.

Nell’audizione del garante dei detenuti, sollecitata dallo stesso Mancini, Anastasia ha sottolineato come “la principale criticità attuale delle strutture penitenziarie umbre è data dal cluster nell’istituto di Terni con 69 detenuti positivi al Covid, di cui 3 ospedalizzati. Si tratta della cifra massima riscontrata in un singolo istituto penitenziario in Italia. Riflesso minore sul personale con 6 casi di polizia penitenziaria a Terni e 10 a Spoleto”.

Al momento in Umbria ci sono 1.362 detenuti per 1.323 posti regolamentari, quindi con un sovraffollamento minimo del 3 per cento, inferiore al dato nazionale del 10 e in calo rispetto all’anno precedente. Anche qui la criticità maggiore di sovraffollamento è su Terni, così come la massima vacanza di organico di polizia penitenziaria, 206 per 241 posti, con la copertura dell’85 per cento dell’organico.

“Quindi – ha detto il garante - siamo in presenza di un caso Terni, con il massimo sovraffollamento, la massima carenza di personale, la massima diffusione del virus. È necessario che tutte le istituzioni concorrano ad affrontare la situazione. Il cluster è stato sostanzialmente chiuso, con dati non più in crescita. Ora il problema è la gestione e l’assistenza dei positivi. Serve chiedere al ministero un alleggerimento delle presenze in carcere a Terni attraverso il trasferimento di detenuti negativi”.

Altro problema è la condizione di vita in carcere in questo periodo di chiusura e rarefazione dei contatti con l’esterno. Adesso c’è un solo colloquio in presenza al mese, gli altri in videoconferenza. A Terni ora neanche quel colloquio. Inoltre è diminuita la presenza delle associazioni di volontariato. “Ritengo importante – ha sottolineato il garante - continuare almeno le attività di istruzione pubblica. Ma il sistema carcerario non è in grado di offrire la didattica a distanza. Sarebbe significativo un impegno della Regione per potenziare le infrastrutture di comunicazione. Nell’anno accademico 2019/2020 sono stati 25 i detenuti iscritti all’Università di Perugia, dato in leggera crescita rispetto al passato anche per la scelta dell’Ateneo di esentare i detenuti dal pagamento delle tasse universitarie”.

Per quanto riguarda le questioni di sicurezza, le principali difficoltà negli ultimi anni sono state date dalla complessità di gestire i detenuti con problemi di salute mentale. C’è la necessità di attivare una Rems (residenza per le misure di sicurezza) in Umbria, anche per la difficoltà di applicare la convenzione con la Toscana. C’è anche la necessità di potenziare e qualificare il servizio di assistenza psichiatrica all’interno degli istituti di pena. “Servirebbe un investimento importante, ma si tratta di problema reale con riverberi di sicurezza interna. Anche se la responsabilità del sistema penitenziario è del ministero della giustizia, la Regione può fare tanto in questa materia, ad esempio per la sanità, per le attività di politiche sociali, per l’inserimento lavorativo e la formazione professionale”.

La relazione 2019 del garante dei detenuti descrive un periodo molto diverso da quello attuale. Nel 2019 c’era ancora un sovraffollamento significativo, ora sostanzialmente rientrato, tranne che a Terni. La composizione della popolazione penitenziaria è molto diversa da istituto a istituto: Terni e Spoleto sono prevalentemente dedicati alla massima sicurezza con detenuti italiani anche se non umbra, mentre Orvieto e soprattutto Capanne hanno una maggioranza di detenuti stranieri. In Umbria c’è una maggioranza di condannati in via definitiva, con una percentuale doppia di condannati all’ergastolo rispetto alla media italiana. Sugli oltre 1.300 detenuti attuali, circa un migliaio provengono da fuori Regione.

Il garante nel 2019 ha visitato tutti gli istituti umbri, ha ricevuto 135 missive da detenuti e preso in carico oltre 140 detenuti nelle loro richieste e esigenze. Tra le criticità, la relazione segnala la mancata territorializzazione della privazione delle libertà. Il sistema umbro è destinato a persone lontane dall’Umbria. Con l’unificazione del provveditorato dell’amministrazione penitenziaria di Umbria e Toscana che gestisce la locazione dei detenuti di media sicurezza, spesso l’Umbria è diventata destinazione di detenuti con comportamenti scorretti all’interno dei penitenziari toscani. Una prassi non corretta. La mancata territorializzazione comporta che le istanze di trasferimento sono tra le richieste più comuni tra i detenuti. Secondo il garante, altra criticità è la progettazione di un nuovo padiglione detentivo a Capanne, di cui l’Umbria non ha bisogno, e che andrebbe correlata alla capacità degli enti territoriali di fornire i servizi necessari.

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