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Venerdì, 27 Maggio 2022
Cronaca

Rigopiano, l’ultima foto di Alessandro Riccetti: “Dopo cinque anni, stiamo ancora aspettando la verità”

Anniversario di dolore per il giovane ternano morto assieme ad altre 28 persone il 18 gennaio del 2017 nell’hotel abruzzese travolto da una valanga. “Il dolore e il vuoto di una perdita tanto assurda quanto prematura come la tua non sarà mai colmato”

“La verità è che stiamo aspettando la VERITÀ…ancora…per rendere giustizia a te e alle altre vittime innocenti. Per sapere realmente come sono andate le cose. Per avere nomi e cognomi di chi non ha fatto il proprio lavoro. Per sapere chi ha pensato solo al proprio tornaconto a discapito delle vite altrui. Purtroppo, dopo cinque anni siamo ancora alle fasi preliminari del processo con continui rinvii e perdite di tempo. La verità è che la pazienza inizia a finire in noi, che dopo il danno estremo da te subito non vorremmo subire anche la beffa. Questo sarebbe insopportabile. Questo sarebbe l’ennesimo pugno in pieno volto dal quale sarebbe impossibile rialzarsi”.

Un altro anniversario di dolore per la morte di Alessandro Riccetti, il giovane ternano morto nella strage dell’hotel abruzzese del 18 gennaio 2017.  

A rinnovare il ricordo di Alessandro è l’associazione che porta il suo nome e che attraverso la propria pagina facebook condivide non solo un pensiero di commemorazione ma anche le ultime foto inviate dal ragazzo quel pomeriggio di cinque anni fa.

alessandro riccetti-2“Questa è l’ultima foto che ci ha mandato Alessandro, per rassicurarci che tutto andasse bene quel 18 gennaio 2017. Purtroppo, così non era e non sapeva che sarebbe stato l’ultimo scatto inviato. Alessandro – è spiegato nel post - era al lavoro in qualità di receptionist presso l’hotel Rigopiano, a 200 km da casa sua quando la valanga si è staccata dal monte Siella alle ore 16.49”.

LA RICOSTRUZIONE | Così è morto Alessandro Riccetti

“Alessandro si stava dividendo tra la reception e il bar dell’hotel per fornire quel minimo di servizio possibile nelle condizioni in cui si trovavano. I clienti indossavano i cappotti pronti ad andarsene non appena possibile. Per questo ci inviò anche le foto del bar dove stava lavorando”.

Le immagini lasciano poi spazio ai pensieri: “Questo è ormai diventato per molti di noi, da cinque anni a questa parte, il giorno della commemorazione, del ricordo, dei pensieri rivolti a te e alle altre persone che erano con te, Ale (…). La verità è che il dolore e il vuoto di una perdita tanto assurda quanto prematura come la tua, non sarà mai colmato, sarebbe impossibile. La verità è che non passa giorno, da sessanta mesi a questa parte, che il pensiero non sia rivolto a te e a quel maledetto giorno. La verità è che c’è chi si è abituato a convivere con il dolore e chi non ci riuscirà mai. La verità è che ci manchi terribilmente perché non è umanamente né razionalmente accettabile ciò che ti è successo”.

“È con rinnovata forza che oggi, insieme al comitato vittime di Rigopiano, diciamo mai più a una tragedia simile. Affinché questo accada, sebbene non sia sufficiente a riportare indietro chi è stato strappato all’affetto dei propri cari, c’è bisogno di andare avanti con il processo fino ad arrivare a sentenze definitive e alla certezza delle pene”.

Lo speriamo, davvero, tutti.

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