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Indagine dietro le sbarre, scoperto un microtelefono nell’alta sicurezza del carcere di Terni

L’apparecchio è stato individuato grazie ad un’ispezione della polizia penitenziaria: era nascosto nella guarnizione di un frigo. Appello del Sarap: necessaria la schermatura dei penitenziari

Un microtelefono cellulare con tanto di caricabatterie è stato trovato durante una perquisizione dagli agenti di polizia penitenziaria nella sezione alta sicurezza del carcere di Terni. L’apparecchio era stato nascosto nella guarnizione di un frigorifero posto in uno spazio comune della sezione.

Introdurre un telefono cellulare in carcere, o possederlo, è da qualche mese diventato un reato penale che prevede una pena da uno a quattro anni di carcere. Una “svolta” visto che prima dell’ultimo decreto legge questa violazione era riconducibile ad un semplice illecito amministrativo. Un giro di vite reso necessario dall’escalation dei numeri degli ultimi anni: nel 2018 sono stati scoperti 394 telefoni nascosti dietro le sbarre, saliti a 1.204 nel 2019 e a 1.761 nel 2020. Questi apparecchi si trovano sul mercato ad un prezzo che oscilla attorno ai 20 euro.

“Oggi è solo grazie alla professionalità dei colleghi se si continuano a rinvenire all’interno degli istituti telefonini che vengono occultati in maniera sempre più meticolosa”, rileva Roberto Esposito, segretario nazionale del Sarap, Sindacato autonomo ruolo agenti di polizia penitenziaria. Ed è per questo che il Sarap sollecita “gli uffici superiori dipartimentali affinché si mettano a disposizione mezzi elettronici per l’individuazione di telefoni cellulari attivi all’interno delle sezioni detentive, nell’attesa che si possa prevedere la schermatura degli istituti su tutto il territorio nazionale per inibire la ricezione del segnale di ricezione e trasmissione”.

Il Sarap, infine, “si congratula con i colleghi di Terni che anche questa volta hanno eseguito un’operazione eccellente sempre a tutela dell’ordine e della sicurezza all’interno dell’istituto”.

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