Coronavirus, le partite Iva: senza stipendio e senza sostegno, chiediamo al sindaco di Terni di cancellare la Tari

La lettera del presidente Piunti a Latini: storno della tariffa per i mesi di marzo, aprile e maggio. Coldiretti e Terranostra chiedono la cancellazione per tutto il 2020

“In questo momento storico e unico, ognuno deve fare la propria parte. Noi partite Iva siamo senza stipendio e senza sostegno. Il misero contributo di 600 euro fornito dallo Stato non è una cifra che ci permette di mantenere le nostre famiglie o riuscire a tenere in piedi le nostre aziende, mantenendo la stessa quantità di collaboratori”.

Mario Piunti, presidente della Rete delle partite Iva, scrive al sindaco del Comune di Terni per chiedere “a mio nome e di tutti gli associati, lo storno della Tari per i mesi di marzo, aprile, maggio, in quanto - come da decreti emessi dal presidente del consiglio dei ministri - le nostre attività sono dovute rimanere chiuse ed alla ripresa le saranno comunque condotte in maniera ridotta per via della scarsa mobilità”.

“Come si può evincere – è spiegato nella lettera a Latini e agli altri sindaci d’Italia - non avendo lavorato non abbiamo prodotto rifiuti, inoltre le nostre aziende, come penso quelle di molti altri miei colleghi, sono completamente in ginocchio, senza entrate e con moltissime scadenze. La cancellazione di questa imposta ci darebbe una piccola boccata di ossigeno. Siamo a precisare che non chiediamo lo slittamento o la rateizzazione ma la soppressione di questa imposta per il periodo citato. Chiediamo pertanto che venga vagliata attentamente questa nostra richiesta, che molto probabilmente darà un aiuto fattivo alla ripartenza dell’economia locale”.

Richiesta simile arriva anche da Coldiretti Umbria e da Terranostra Umbria, l’associazione che raggruppa gli agriturismi della rete Campagna Amica, hanno scritto ai sindaci umbri e all’Anci chiedendo l’annullamento del pagamento della Tari (tassa sui rifiuti) per il 2020 per le aziende agricole e agrituristiche. Una iniziativa economico-finanziaria, “la cui esigenza è emersa dal consiglio direttivo di Terranostra, con l’obiettivo di alleviare le difficoltà delle imprese che si stanno aggravando di giorno in giorno a causa del Covid19”, spiega una nota diffusa da Coldiretti.   

Il presidente della Coldiretti Umbria, Albano Agabiti, ed Elena Tortoioli, presidente di Terranostra Umbria,

“Raccogliendo le richieste espresse dalle imprese agricole e agrituristiche locali - affermano Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria, ed Elena Tortoioli, a capo di Terranostra - proponiamo di valutare questo provvedimento in quanto l’emergenza ha comportato un’inevitabile riduzione dei rifiuti prodotti dalle aziende agricole e l’azzeramento della produzione dei rifiuti per la maggior parte di quelle agrituristiche che oggi sono letteralmente ferme”.

“Tutta l’agricoltura umbra - ricorda Agabiti - sta soffrendo pesantemente l’emergenza e sono diversi i comparti per cui abbiamo chiesto alla Regione lo stato di calamità a cominciare da quello agrituristico; servono al più presto interventi specifici, mirati, anche attraverso strumenti straordinari. Siamo impegnati - sottolinea Agabiti - per un piano di intervento con la richiesta di un sostegno economico legato alle mancate presenze effettive sia come alloggio che come ristorazione, a fronte del completo annullamento di tutte le prenotazioni. Gli agriturismi sono innanzitutto aziende agricole - aggiunge Agabiti - pertanto le misure del decreto Cura Italia dedicate all’agricoltura sono applicabili anche a loro. Fra tutte, la cassa integrazione in deroga che rappresenta un aiuto per i collaboratori aziendali, così come la sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali. Ma non sono sicuramente misure sufficienti per aiutarci ad andare avanti: in questo caso chiediamo - ribadisce Agabiti - un sostegno anche da parte dei Comuni, con un’importante provvedimento sulla Tari”.

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“L’indotto ricettivo umbro - riferisce Tortoioli - è praticamente al collasso con il sistema degli agriturismi che ha risentito fin da subito dell’emergenza, accusando un contraccolpo difficilmente arginabile. Si registrano disdette di massa per gli alloggi con percentuali che si aggirano intorno al 90% fino al mese di settembre. Il fenomeno - aggiunge - sta colpendo anche il comparto delle fattorie didattiche e della somministrazione pasti dove il calo è del 100%. Al momento, il sostanziale rallentamento e congelamento delle prenotazioni giunge da turisti di Germania, Francia, Est Europa, mentre il mercato statunitense risulta già completamente azzerato. Occorre adoperarsi quindi, per garantire la sopravvivenza di un prezioso presidio di servizi sul territorio, al turismo di qualità e alla promozione dei prodotti agroalimentari di eccellenza. L’emergenza sta colpendo un comparto che conta in Umbria - conclude Tortoioli – 1.402 strutture, con 417 dedite alla ristorazione, 236 alla degustazione e 1.172 ad altre attività. Circa un agriturismo su cinque (255) si trova in montagna, mentre il 47 per cento è gestito da donne. I posti letto sono 24.212, mentre quelli a tavola sono 13.840”.

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