Venerdì, 18 Giugno 2021
Economia

Terni, il virus della crisi: sedici famiglie su cento “scivolate” dentro la povertà. Cgil: quadro preoccupante

Conferenza di inizio anno del sindacato: “Occupazione in calo, solo nel 2020 persi circa 6mila posti di lavoro. Il lavoro che è rimasto è frammentario, con meno diritti che penalizza donne e giovani”

Nel primo trimestre del 2020, solo nel Ternano sono “uscite” dal mercato del lavoro 3.500 persone rispetto alle 14mila totali dell’Umbria. Fino al 31 ottobre Dalla provincia di Terni sono state lavorate 5.525 richieste per la cassa integrazione in deroga, 4.076 per la cassa ordinaria e 1.288 per l’accesso al fondo di integrazione salariale. Altri due dati: alla fine del 2019 erano 20.350 disoccupati iscritti ai centri per l'impiego della provincia di Terni (54% donne) e una fetta compresa tra il 14 ed il 16% delle famiglie è “scivolata” nella soglia di povertà, ossia un reddito di 1.400 euro/mese per un nucleo composto da tre persone di cui un figlio a carico.

Sono alcuni dei numeri contenuti nel dossier elaborato da Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) presentato dalla Cgil di Terni nell’ambito della conferenza di inizio anno del sindacato

Uno studio che conferma come l’emergenza sanitaria abbia messo i bastoni fra le ruote di una situazione che era già in difficoltà, nonostante alcuni settori abbiano retto meglio di altri all’impatto durissimo del Coronavirus.

Soprattutto perché, la base di partenza era già tentennante con un tasso di disoccupazione prossimo al 10% che penalizza soprattutto donne e giovani e redditi più bassi rispetto alla media regionale (nel ternano ci sono 67,9 contribuenti ogni 100 abitanti). “I dati – spiega Fabrizio Fratini, di Ires – confermano i limiti della provincia di Terni”.   

Alla fine del 2019 erano 20.350 disoccupati iscritti ai centri per l'impiego della provincia di Terni (54% donne) e una fetta compresa tra il 14 ed il 16% delle famiglie è “scivolata” nella soglia di povertà, ossia un reddito di 1.400 euro/mese per un nucleo composto da tre persone di cui un figlio a carico.

“Il Pil pro capite dal 2008 ad oggi nel sud dell'Umbria rischia una riduzione del 30%. L’occupazione è in calo: solo nel 2020 abbiamo perso circa 6mila posti di lavoro. E quello che è rimasto è frammentario, con meno diritti che penalizza donne e giovani. Il settore dell’industria ha ridotto il suo valore aggiunto del 37%. Simo di fronte ad una enorme crisi per i settori del turismo, del commercio, per gli autonomi: nel 2020 hanno chiuso 320 imprese. Un quadro preoccupante”.

La fotografia della situazione economica fa aggiungere a Claudio Cipolla, segretario di Cgil Terni una ulteriore preoccupazione per quelli che sono i risvolti sociali della crisi. “Il quadro sociale non è da sottovalutare: il reddito pro capire è diminuito, il 16% delle famiglie è scivolato nella soglia di povertà. Nella platea dei pensionati, il 25% ha un reddito sotto i mille euro/mese (980 euro/mese). La crisi sanitaria non agevola gli aspetti sociali, economici e del lavoro sul territorio”.

Conferma sono le 46mila pratiche svolte dagli uffici della Cgil in questo 2020 che si è appena concluso, che ha portato un boom di iscritti al sindacato (3mila nuovi iscritti, per una quota totale prossima alle 24mila unità). Sindacato che ora più che mai rivendica la necessità di trovare soluzioni efficaci.

Perché il terremoto degli ultimi mesi potrebbe avere un ulteriore scossone nella prossima primavera. “Rischiamo di perdere altri 30mila posti di lavoro con lo sblocco dei licenziamenti”. E Allora, serve un “patto fra i soggetti del territorio per difendere il lavoro, quello che c’è, con l’obiettivo di progettare un nuovo modello di sviluppo per crearne di nuovo”.

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