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L'ANALISI Pane, pasta, verdura e frutta volano e gli stipendi restano fermi. Ecco cosa sta accadendo

La globalizzazione, gli aumenti dell'energia - vero oro di questi anni - e la tassazione del Paese Italia stanno impoverendo ancora di più gli operai, le famiglie monoreddito, i giovani professionisti senza parlare delle partite Iva

Dai trenta ai cinqua centesimi in più dalla fine di settembre ad oggi. E per fortuna l'Umbria è tra le regioni meno care in fatto di prodotti da forno. E questo sarebbe solo l'inizio perchè l'aumento in media del 10 per cento del pane (inteso come tutti i prodotti realizzati con grano e cereali, pasta e pizza compresa) in Italia è destinato ad aumentare decisamente all'inizio del 2020. E questi elementi sono alla base della dieta mediterranea. La globalizzazione, gli aumenti dell'energia - vero oro di questi anni - e la tassazione del Paese italia stanno - nel silenzio più totale di sindacati, consumatori e sinistra - impoverendo ancora di più gli operai, le famiglie monoreddito, i giovani professionisti senza parlare delle parite Iva. Tutto aumento tranne gli stipendi. Colpa di chi produce?

No. Guardiamo l'esempio del caro-pane (pasta,pizza, prodotti da forno fino ad arrivare agli amati dolci, cornetto compreso) prendendo i dati della serissima e preoccupata Coldiretti dell'Umbria: "Un chilo di grano tenero in Italia - si legge nella loro relazione - è venduto a circa 32 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini ad un valore medio di 3,2 euro al chilo con un rincaro quindi di dodici volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua per ottenere un chilo di prodotto finito".Da 32 centesimi, un prezzo al limite dei costi di produzione, si arriva a oltre 3 euro: "Ad incidere sul prezzo finale - giustamente conclude Coliretti - sono altri costi come dimostra anche l’estrema variabilità dei prezzi del pane lungo la Penisola mentre quelli del grano sono influenzati direttamente dalle quotazioni internazionali".

E in UMBRIA siamo fortunati dato che "una pagnotta da un chilo costa in media 2,13 euro a Milano 4,25 euro, a Roma si viaggia sui 2,65 euro mentre a Palermo costa 3,07 euro al chilo, secondo elaborazioni Coldiretti" su dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero dello Sviluppo economico a settembre. In mezzo c'è la politica, la speculazione e la globalizzazione - cosa buona quando non affama però -. La dimostrazione: agli agricoltori coltivare il grano non è poi così conveniente nonostante i prezzi finali al rialzo da record. Tanto è vero che si è passati da: 27.300 ettari di grano tenero coltivati in Umbria nel 2018 ai 24.200 ettari del 2020 per una produzione di circa 1.160.000 quintali. Non essendoci una vera politica energetica del Paese, anche l'agricoltura non solo ne risente ma rischia di andare doppiamente in crisi: prezzi troppo alti, stipendi uguali a sempre, meno consumi e più chiusure. Altra beffa del sistema Italia: tra tasse e burocrazia ed energia ai massimi livelli cala la produzione e si è in balia dell'importazione che fa poi il prezzo a rialzo. "L’aumento della dipendenza dall’estero che ha raggiunto addirittura il 64% del fabbisogno a livello nazionale, sul quale ora pesa il calo delle produzioni in Russia e Ucraina per effetto del clima": spiega la Coldiretti.

Ma non finisce qui perchè il 2022 se non si interviene sarà l'anno dei ricari record per il cibo quotidiano: a preoccupare sono le prossime semine con i costi che sono raddoppiati per gli agricoltori che - spiega Mario Rossi direttore Coldiretti Umbria - sono costretti ad affrontare rincari fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione ma ad aumentare sono pure i costi per l’acquisto dei fertilizzanti delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio per i quali si stanno verificando addirittura preoccupanti ritardi nelle consegne. Tra settembre e ottobre i prezzi delle materie prime hanno toccato i massimi decennali, raggiungendo cifre record per quanto riguarda oli vegetali, zucchero e cereali: uno scenario che farà lievitare i prezzi dei prodotti alimentari più comuni cresceranno inevitabilmente anche nei prossimi mesi.

Se il pane aumenta anche il resto da mettere nel carrello della spesa come essenziale non fa differenze:  frutta e verdura sono stanno subendo i rincari più pesanti. Alcuni esempi: banane (+70%), funghi +60%), patate (+35%), pere e zucche (+25%): a livello di centro Italia: carote (fino al +25%), cavoli (+20%), cicoria (+43%) e le castagne (+22%). Andando a completare il listino:  Pane: +10%; Pasta: + 30% Carne: +5%; Latte: +5%. Il sunto del discorso è che servono interventi dello Stato su stipendi, politiche energetiche, tasse e agevolazioni per riportare il caro-spesa ad una cifra più abbordabile. Interessante la proposta di Coldiretti: "Per ridurre la volatilità e stabilizzare i prezzi occorre realizzare rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti. Una necessità per ridurre la dipendenza dall’estero da dove oggi arrivano oltre 6 chicchi di grano su 10 consumati in Italia". A quando gli interventi? A quando l'iniziativa della politica? 

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