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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Economia

Recupero dell’evasione fiscale: “Nessun Comune del Ternano sta contribuendo”

Il resoconto della Uil nazionale sulle politiche messe in campo dalle amministrazione comunali per il recupero del credito. Venturi: “Manca interesse”

Nessuno dei 33 Comuni della provincia di Terni sta contribuendo al recupero del credito dovuto all’evasione fiscale. E’ quanto emerge da uno studio nazionale della Uil, che mette in risalto proprio le politiche messe in campo dalle amministrazione sul fronte del recupero del credito. 

Nel complesso in Italia questa attività è in rallentamento nel corso degli ultimi anni, conseguentemente sono in generale flessione gli importi che vengono riconosciuti ai singoli comuni, le cui spettanze, nel 2020 ammontano a circa 6,5 milioni di euro, in diminuzione del 16,5% rispetto al 2019. Dal 2010, anno in cui fu introdotta la compartecipazione, l’importo complessivamente riconosciuto dallo Stato agli Enti Locali è stato di 123,3 milioni di euro, ma, a partire dal 2015, dopo anni di continua crescita degli importi recuperati si è assistito ad una costante diminuzione. “Per la verità - si legge nel resoconto Uil - non è che le amministrazioni locali si stiano impegnando molto nel contrasto all’evasione, in quanto su un totale di 7.655 comuni, sono solamente 279 i Comuni che hanno attivato le relative procedure, vale al dire solo il 3,6% del totale”. A livello regionale, le regioni maggiormente virtuose per quanto concerne l’attivazione delle procedure troviamo l’Emilia-Romagna, (20,4%), la Toscana (8%) e Lombardia (5,1%), mentre in valore assoluto le maggiori cifre riconosciute sono andate sempre all’Emilia Romagna (2,6 milioni); seguono poi Lombardia (1,6 milioni) e Liguria (542 mila).

In Umbria i dati a consuntivo vanno in controtendenza, in quanto le cifre riconosciute agli enti umbri sono in crescita nell’ultimo triennio osservato, essendo saliti dai 19.080 euro erogati nel 2018, ai 20.771 euro del 2019, fino ai 23.109 euro del 2020, quindi con una differenza positiva registrata nell’ultimo anno di + 2.338 euro, equivalente ad un + 11,3%, contro una media nazionale che ha fatto -16,5%.

“Scendendo maggiormente nel dettaglio dei numeri si scopre però che sono molto pochi i Comini che hanno messo in campo le procedure anti-evasione, solo 3 su 92 comuni dell’Umbria, tutti in provincia di Perugia. In termini percentuali a ben vedere solo il 3,3% del totale, un dato inferiore al pur striminzito 3,6% italiano. Nel 2019 i comuni interessati al meccanismo di premialità erano 5, pertanto emerge un dato che denota una flessione nelle attività di contrasto alla mala pianta dell’evasione fiscale e contributiva, anche in Umbria”.

Quali sono dunque questi comuni virtuosi che si sono dati da fare e che verranno pertanto ricompensati dall’amministrazione finanziaria? In testa alla classifica troviamo San Giustino che incassa 19.488,82 euro, l’84% del totale regionale, al secondo posto c’è Perugia che riceverà 3.420 euro (15%) ed infine Marsciano con i suoi 200 euro (1%). 

Per Luciano Marini del Centro Servizi Uil Umbria, “i dati sono comunque deludenti sia in Italia che nella regione Umbria, pur registrandosi qui un leggero incremento delle cifre incassate. Spiace osservare l’inerzia che si registra nei 33 comuni del ternano dove evidentemente nessun comune ha voluto contribuire agli accertamenti, o ha avuto la capacità di recuperare qualcosa, infatti la provincia di Terni è una delle 28 in Italia dove le segnalazioni qualificate dell’Agenzia delle Entrate sono cadute nel vuoto. Questo genera anche un danno per i cittadini che potrebbero beneficiare delle cifre riscosse da una serrata lotta all’evasione fiscale e contributiva, attraverso maggiori risorse da destinare ai servizi come anche ottenere una riduzione del proprio carico fiscale”. Per Gino Venturi, segretario regionale della Uil Umbria, “i dati porterebbero a ritenere che non esiste evasione fiscale e contributiva e che in questo l’Umbria sarebbe addirittura tra le regioni di maggiore virtuosità. La verità è invece che i Comuni si mostrano non interessati a contrastare questo fenomeno forse anteponendo, in qualche caso, all’interesse generale al recupero di risorse da destinare ai servizi per i propri concittadini il desiderio di non crearsi problemi con i cittadini elettori. Esiste comunque un problema di organici che investe gli enti locali su cui occorrerebbe porre seriamente mano potenziando e qualificando anche i servizi tributi dei diversi Comuni. Forse sarebbe incentivante anche stabilire una correlazione tra le risorse recuperate e la possibilità di assunzione di personale dedicato. Si potrebbe avere così, vista la vastità del fenomeno, anche un significativo intervento sul versante dell’occupazione. Oltre naturalmente a rispondere ad un principio di giustizia ed equità sociale. Anche il sindacato è chiamato ad un maggiore impegno su questo versante quando discute con gli enti di organici e di organizzazione”.

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