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“Il virus tiene chiusi i ristoranti due giorni su tre e il Comune di Terni continua a mettere i bastoni fra le ruote”

Intervento di Confartigianato Imprese Terni: “Asporto e domicilio non bastano, Palazzo Spada non fa nulla per sostenere gli imprenditori: solo ostacoli e palleggiamenti della burocrazia”

Pubblichiamo un intervento di Confartigianato Imprese Terni sulla crisi che l’emergenza sanitaria continua a provocare nel mondo della ristorazione e gli “ostacoli” che – secondo l’associazione di categoria – non vengono abbattuti dall’amministrazione comunale.

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Dobbiamo purtroppo registrare, ancora una volta, che le affermazioni di buona volontà dell’amministrazione comunale di Terni nel sostegno alle imprese sono costantemente seguite da fatti che vanno nella direzione opposta.

Le imprese delle attività dei servizi di ristorazione sono tra le più colpite in assoluto dalle restrizioni: dal 6 novembre 2020, cioè da quando è entrato in vigore il sistema delle zone colorate, le imprese umbre della ristorazione sono state costrette alla chiusura della normale attività per 2 giorni su 3. Il servizio di asporto e il servizio a domicilio non sono naturalmente sufficienti e non sono in grado di influire positivamente sulla sostenibilità economica dell’impresa, ma gli imprenditori locali si sono impegnati in questi servizi per mantenere la relazione con i clienti nell’attesa di uscire dalla crisi.

Gli imprenditori sono impegnati, quindi, in modificazioni continue della propria attività per fronteggiare una situazione che cambia di giorno in giorno, che comportano riorganizzazioni di prassi, beni e attrezzature, servizi, personale, modalità di relazione con i clienti. Un compito ben più difficile di quello a cui è chiamata l’amministrazione comunale che deve solo adeguare le regole con un minimo di concretezza e di buonsenso: sarebbe lecito aspettarsi il medesimo impegno e la medesima flessibilità anche dagli uffici comunali, invece siamo alle solite: il Comune di Terni non si dimostra in grado di adeguare le norme che emette alle situazioni reali e finisce per alzare di continuo ostacoli all’attività d’impresa in un momento di crisi profondissima.

È il caso dei recenti interventi normativi della circolazione presi con la finalità dichiarata di favorire i servizi di asporto e domicilio, che si sono tradotti in sanzioni alle imprese che stanno cercando di svolgerli.

Non dovrebbe essere difficile impedire che le auto vengano parcheggiate in divieto sugli spazi di carico e scarico e di fronte agli esercizi, senza sanzionare i veicoli delle imprese della ristorazione appositamente riconoscibili e autorizzati per il servizio di consegna a domicilio in fermata temporanea, come è avvenuto ieri in via Cavour.

Non dovrebbe essere difficile tenere fede alla promessa di autorizzare il servizio del pranzo anche all’esterno degli esercizi di via Fratini per aiutarli nei pochissimi giorni di zona gialla con uno snellimento delle procedure di autorizzazione. E invece anche in questo caso dopo le parole nessun fatto, nessuna semplificazione e tutto fermo in attesa dei palleggiamenti della burocrazia comunale.

Non dovrebbe essere difficile adeguarsi entro i termini previsti dalla normativa nazionale di unificazione delle imposte comunali come sono riusciti a fare tanti altri comuni (imposta sulla pubblicità, diritto sulle pubbliche affissioni, Tosap) senza lasciare nell’incertezza e in assenza di qualunque comunicazione le imprese del Comune di Terni, che si aspettano una riduzione, e ancora non hanno ottenuto nemmeno un formale rinvio.

Chiediamo al Comune di Terni oltre alle affermazioni di vicinanza, anche di sforzarsi di instaurare relazioni positive con le imprese del territorio comprendendo le reali necessità degli imprenditori locali impegnati a fronteggiare la crisi che sembra non avere fine.

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