Treofan, paure di dismissione: il futuro del sito di Terni in bilico. I sindacati proclamano lo stato di agitazione

Sale la preoccupazione con il silenzio di Jindal, intanto il prodotto di punta dello stabilimento di Terni sarà commercializzato sul mercato con il marchio Jindal, non più Treofan, e sarà prodotto anche negli altri stabilimenti europei del gruppo

Altro incontro al Mise andato a vuoto per la Treofan di Terni. I sindacati annunciano battaglia e indicono un incontro del coordinamento nazionale a Napoli per il 5 novembre per parlare di Terni ma anche dei siti di Battipaglia e Brindisi.

Nella riunione di ieri al ministero dello sviluppo economico il gruppo indiano Jindal non ha fornito alcuna risposta alle domande formulate dalle organizzazioni sindacali e dal Governo. Nessuna risposta sui piani industriali di Terni e Brindisi, né sulla volontà di procedere in modo celere alla cessione dello stabilimento di Battipaglia.

“Ancora una volta i rappresentanti del gruppo indiano non si sono presentati all’incontro convocato dalle Istituzioni del nostro Paese, ignorando completamente le più elementari norme comportamentali e di buona educazione tra le parti. E pensare che il posticipo della riunione già calendarizzata per il 15 ottobre scorso, era stato richiesto dalla stessa azienda, in quanto aveva necessità di ulteriori 15 giorni per fornire le risposte alle domande già precedentemente formulate da lavoratori e Istituzioni, garantendo anche la presenza al tavolo”, criticano i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil in un comunicato unitario

Questa la situazione, così come ricostruita dalle organizzazioni dei lavori, nei tre siti italiani.

BATTIPAGLIA: lo stabilimento è fermo oramai dal mese di dicembre scorso, 54 sono i lavoratori in trattamento di Cassa Integrazione Straordinaria con scadenza definitiva al 1 marzo (erano 70 al momento della chiusura, a cui vanno sommati più di 100 lavoratori dell’indotto che purtroppo sono stati i primi a pagare definitivamente la scelta della chiusura). Vertus, la società che ha avuto dall’azienda e dal Ministero il compito di effettuare un lavoro di “scouting” per la ricerca di imprenditori interessati a riavviare la produzione dello stabilimento, ha confermato al tavolo di essere in possesso di 4 manifestazioni di interesse non vincolanti, di cui 3 avanzate da imprese italiane, già inviate al gruppo Jindal per una valutazione. Il management Jindal, ha risposto che la valutazione resta complicata a causa della presenza di un approccio culturale diverso da parte degli indiani, non abituato a tali modalità. Nessuna risposta è stata data, nemmeno sul fronte della tempistica necessaria alla valutazione stessa.

TERNI: lo stabilimento vede il continuo alternarsi di produzioni e volumi, caricando la situazione di grandi incertezze per il futuro, con prodotti storici che vengono dirottati in altri stabilimenti del gruppo; dal 1 gennaio alcuni prodotti di Terni andranno sul mercato con il marchio Jindal; ci sono alcuni clienti storici delle produzioni ternane che sono passati alla concorrenza dopo che Jindal ha cercato di “sostituire” i prodotti in oggetto con altri di più scarsa qualità, prodotti altrove, senza successo. Non vi è stata alcuna risposta da parte aziendale sulla evidenza dei programmi produttivi, rispetto al piano di produzione presentato nei mesi scorsi; la risposta aziendale è stata una affermazione molto generica “non vediamo all’orizzonte problemi per lo stabilimento di Terni, anche se la situazione resta molto critica ed è sotto osservazione”. Nulla di fatto anche sul fronte occupazionale, dove mancano all’appello almeno 4 assunzioni rispetto all’organico fornito dall’azienda di 151 unità lavorative, e condiviso con le Organizzazioni Sindacali; sul tema l’azienda ha risposto che “stiamo valutando il da farsi”. Tutto ciò crea un pesante ricorso a prestazioni straordinarie, alternati a periodi di “riposi forzati”.

BRINDISI: l’approfondimento sulla situazione dei Lavoratori e delle relazioni industriali dello stabilimento di Brindisi sarà effettuata durante il Coordinamento nazionale del gruppo Jindal. Da parte del Mise è stata data informazione sugli accertamenti in corso da parte della Regione Puglia rispetto al corretto utilizzo delle ingenti risorse pubbliche regionali e comunitarie di cui l’azienda ha usufruito. È stata richiesta dalle OO.SS. la specifica delle struttura societaria delle varie aziende del gruppo Jindal al fine di valutare la correttezza dei rapporti intersocietari.

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La nota sindacale si conclude dunque con la proclamazione dello stato di agitazione, anche in considerazione della “arroganza” e del “disprezzo che il gruppo Jindal ha avuto ancora una volta nei confronti dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali e delle Istituzioni”. La mobilitazione diventa dunque nazionale e il prossimo 5 novembre verranno concordate ulteriori azioni che coinvolgeranno Terni, Brindisi e Battipaglia.

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