Sangemini, occhi puntati sulla Regione: la sfida delle concessioni

Lunedì il vertice tra istituzioni, azienda e sindacati: si decide il futuro dello stabilimento. Il sindaco di Terni, Latini: trasparenza. Liberati (M5S): palazzo Donini sia rigoroso. Spagnoli (Movimento per Perugia): la proprietà ascolti i lavoratori, ma anche i sindacati facciano la loro parte

Lunedì mattina, 24 settembre, ore 10. Salvo sorprese dell’ultima ora, in quel momento si comincerà a scrivere l’ennesimo capitolo della storia della Sangemini. Azienda e sindacati si troveranno attorno al tavolo di confronto, disertato dalla proprietà venerdì mattina in Confindustria. I lavoratori saranno in assemblea permanente. Poi, dallo stabilimento, il confronto si sposterà a Perugia, in Regione. Qui si aggiungeranno gli assessori Fabio Paparelli e Fernanda Cecchini per entrare ancora più nel vivo del piano industriale e di sviluppo di Acque minerali d’Italia. A patto che questo ci sia.

Elemento comunque denominatore di queste ore di attesa è l’incertezza che regna soprattutto fra i lavoratori, sui quali si affaccia lo spettro di una possibile cassa integrazione (per una trentina di dipendenti, a rotazione) e una significativa riduzione della produzione di acqua minerale che dovrebbe concentrarsi su Sangemini e Grazia, le effervescenti naturali, lasciando ai margini Amerino, Fabia e Aura e – di fatto – mandando in frantumi l’obiettivo di produrre 250 milioni di pezzi (attualmente sono circa 160 milioni i pezzi prodotti) che era stato invece indicato nell’accordo di programma del 2014 che permise alla famiglia Pessina di acquistare Sangemini e le altre al prezzo di 17 milioni di euro.

C’è però un’altra parola d’ordine: concessioni. Lo strumento attraverso il quale la Regione – che, appunto, concede lo sfruttamento dell’acqua – potrebbe indirizzare in qualche modo le scelte della società.

“La Regione Umbria sia finalmente rigorosa, soprattutto perché titolare dei poteri concessori sulle acque minerali. Non dimentichiamo che, come su altri fronti, anche questo tipo di concessioni pubbliche sono state spesso svendute, pure con abnormi termini di durata. C’è bisogno di una condotta seria da parte di ogni protagonista: per questo – dice Andrea Liberati, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle -  auspicando che la stessa famiglia Pessina prenda le distanze dai fatti di venerdì, condanniamo decisamente questa sorta di bullismo aziendale. La Regione dovrà certo chiarire in cosa sia consistita fin qui la vigilanza sull’accordo siglato con il gruppo Norda nel 2014. Soprattutto, adesso, almeno garantisca quegli investimenti finora mancati, dando impulso a nuove produzioni, valorizzando un asset che è l’immagine dell’Umbria intera. La Regione, titolare del potere vero, le concessioni, chiarisca dunque ai tagliatori di teste del Gruppo Norda il fatto che siamo in Umbria e non nella giungla: si demarchi pertanto un netto confine tra come è stata gestita finora la vicenda e quel che invece accadrà in futuro”.

“La famiglia Pessina ha sicuramente il merito di aver rilevato nel 2014 una Sangemini in profonda crisi e di averla risollevata e di aver salvato oltre 90 posti di lavoro, tutti a tempo indeterminato. In questi anni – ricostruisce Carla Spagnoli, presidente del Movimento per Perugia - ci sono stati importanti investimenti commerciali e pubblicitari. Tuttavia i lavoratori attendono un nuovo piano di sviluppo che continui quanto è stato fatto finora, e il ricorso alla cassa integrazione non sembra presagire nulla di buono. L’acqua è un bene pubblico demaniale e la Regione ha dato le concessioni dei pozzi alla San Gemini fino al 2024, a patto che l’azienda mantenga intatti i posti di lavoro. Il prossimo piano industriale servirà per capire le prospettive future dell’acqua e dei lavoratori. Ci auguriamo che la proprietà faccia tesoro delle proposte dei lavoratori (come la richiesta di investire sulla linea vetro, fondamentale nel mercato della ristorazione) e che continui a puntare sulle altre acque, molto apprezzate: penso, ad esempio, alla storica acqua Amerino, definita ‘acqua nobile dell’Umbria’ e bevuta dal poeta Gabriele d’Annunzio. Ci auguriamo, però, che anche i sindacati facciano la loro parte in maniera responsabile e pensino soprattutto al bene dei lavoratori: ci risulta infatti che in un passato anche recente ci siano stati atteggiamenti di totale chiusura e scontro con la proprietà, soprattutto da parte della Flai-Cgil che invece di cercare il dialogo ha preferito le barricate a tutti i costi. Un atteggiamento sterile che non fa bene né alla Sangemini né tantomeno ai lavoratori, gli unici che, come sempre, pagano sulla loro pelle errori di strategia sindacale e non solo”.

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“Esprimo solidarietà ai lavoratori dello stabilimento di San Gemini – dice il sindaco di Terni, Leonardo Latini - e mi unisco a loro nel sostenere con forza nei confronti della proprietà le richieste di trasparenza sul piano industriale e sul rilancio di un’azienda storica e molto importante per l’intero territorio ternano e umbro, nell’auspicio che l’azienda stessa riprenda al più presto il dialogo con le maestranze e con le organizzazioni sindacali in maniera costruttiva”.

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