Lunedì, 22 Luglio 2024
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Il killer ha tagliato la gola di Joel col narghilè tirato da 2 metri. Tradito dalle scarpe rosse

Si chiama Braulio Pavel Martinez Mesa ed è residente ad Ellera di Corciano, è dominicano come la vittima dell'omicidio Joel Ramirez Seipio. Il delitto si è consumato domenica 1° ottobre al termine di un concerto in discoteca a Terranuova Bracciolini

Si chiama Braulio Pavel Martinez Mesa il 33enne dominicano residente in provincia di Perugia arrestato con l'accusa di omicidio volontario (oltre rissa in concorso) in relazione alla morte di Joel Ramirez Seipio, il 38enne nato a Santo Domingo ma cresciuto e residente a Montevarchi, deceduto all'ospedale della Gruccia domenica mattina 1° ottobre, per le gravi ferite riportate dopo essere stato colpito al collo da un narghilè nel corso di una violentissima rissa sviluppatasi nella discoteca El Angel Vip, in via Poggilupi a Terranuova Bracciolini, ancora sotto sequestro. Tra gli elementi che hanno incastrato l'assassino ci sono un tatuaggio sulla mano e le scarpe da ginnastica rosse con suola bianca: entrambi i dettagli sono stati ripresi dalle telecamere del locale.

Il bicchiere caduto e la rissa: 8 in ospedale

L'inferno si era scatenato quando si era da poco concluso il concerto della star dominicana del rap, in tour in Italia, Bulin47: un personaggio da quasi 6 milioni di follower su Instagram. Un litigio tra due persone avvenuto qualche ora prima era degenerato in una rissa tra oltre 20 persone. Tutto era partito intorno alle 2,30, forse per urto involontario: c'era stato un bicchiere caduto da un tavolo dell'area vip del locale e ne era nata una scaramuccia. Dapprima avevano litigato un uomo e una donna, ma ben presto si erano create due fazioni, composte dai rispettivi amici: i contendenti erano dominicani residenti in Valdarno da un lato e dominicani residenti nel Perugino dall'altro. Varie tensioni, sempre più gravi: dalle parole grosse, passando per le mani e il lancio di oggetti. Fino all'esplosione di violenza dopo le 6 al termine del concerto e all'uscita della security. Tra sgabelli, bicchieri, bottiglie e narghilè lanciati, sia dentro che fuori da El Angel Vip c'erano frammenti di vetro e sangue ovunque. Alla fine sono stati otto i partecipanti a finire in ospedale.

Come lame di vetro: recise carotide e giugulare

L'aggressione risultata poi fatale è avvenuta alle 6,45, come confermato dagli orari delle telecamere e dalle testimonianze. E si è consumata nel retro del locale: Martinez Mesa è uscito dalla porta secondaria che dà accesso all'esterno della discoteca assieme ad altre due persone, aveva in pugno un bastone e un amico aveva in mano il narghilé con ampolla di vetro a forma di teschio usato per colpire la vittima. Seipio, già fuori, avrebbe avuto uno sgabello in mano, ma sarebbe stato trattenuto da un amico dal lanciarlo contro gli avversari. Dalle immagini risulterebbe poi il tiro del narghilè, attribuito dagli inquirenti a Martinenez (anche se dal filmato non si vede la testa del 33enne, ma il giovane sarebbe stato riconosciuto dalle scarpe rosse e dal tatuaggio alla mano): la voluminosa ampolla di vetro sarebbe stata scagliata con violenza da una distanza di circa due metri nei confronti della vittima. La parte superiore dell'ampolla si sarebbe infranta contro il suo corpo, la parte inferiore, sbeccata, si sarebbe trasformata in una affilatissima arma a più lame, le quali, impattando successivamente contro la gola di Seipio, gli avrebbero reciso la vena giugulare e l'arteria carotide determinandone la fatale emorragia. A quel punto con Seipio a terra gravemente ferito, le ostilità si sarebbero interrotte e sarebbero partite le prime richieste di aiuto.

L'arresto venerdì, poi l'interrogatorio

Ad allertare i carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno che hanno avviato l'indagine sono stati sia i sanitari dell'emergenza urgenza della Asl, per primi arrivati sul posto, che alcuni presenti, sia tra coloro che avevano partecipato alla festa, che residenti della zona. Le indagini, subito avviate, hanno portato già nella giornata di domenica alla casa di Martinez ad Ellera di Corciano. Al momento dell'arrivo dei carabinieri c'era la compagna, ma non lui. Ma i militari hanno trovato le scarpette rosse con suola bianca riprese dalla telecamere e hanno approfondito sul suo conto. Il giorno dopo il 33enne - operaio in una ditta di confenzionamento di generi alimentari che vive nell'hinterland perugino con compagna e figli - si è presentato spontaneamente in caserma: ha precedenti per rissa, reati legati agli stupefacenti, minacce ed estorsione. Ha fatto alcune ammissioni, dicendo che avrebbe potuto aver tirato qualcosa nel corso del parapiglia, ma di non ricordare bene. I carabinieri hanno atteso di raccogliere ulteriori elementi, tra cui verificare l'effettivo colore delle scarpe (da una ripresa sembravano rossa, da un'altra no. Si è scoperto poi essere un difetto della telecamera). Sono state raccolte testimonianze, anche se in maniera difficoltosa per la reticenza di alcuni partecipanti alla rissa nel fornire dettagli, e si sono seguite le tracce lasciate sui social dai presenti. Che hanno commentato molto, anche su facebook, a proposito della tragedia. Si è scartata la pista che portava a un altro uomo, vestito con maglia verde e jeans, molto simile a Martinez, che però, ascoltato in caserma, ha fornito una versione che lo scagionava giudicata attendibile dagli inquirenti. Quindi venerdì sera è stato operato l'arresto del 33enne, che questa mattina, in carcere ad Arezzo, è stato sottoposto ad interrogatorio di garanzia, seguito dall'avvocato Francesco Areni.

Le indagini continuano

Gli accertamenti sul campo - non ancora terminati, ci sono solo 3 denunce per rissa, altre se ne aggiungeranno - sono condotti dal personale della compagnia di San Giovanni Valdarno guidati dal tenente Tommaso Forziati, da quelli del reparto operativo di Arezzo guidati dal colonnello Paolo Minutoli, con il coordinamento del comandante provinciale colonnello Claudio Rubertà. Importante anche il contributo delle Sezioni Investigazioni Scientifiche (Sis) di Firenze, che hanno rintracciato frammenti del narghilè usato come arma mortale sotto un'auto - una Fiat Punto grigia - parcheggiata nel retro del locale. La titolare dell'inchiesta è la pm Francesca Eva e il gip è Claudio Lara.

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