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Domenica, 21 Aprile 2024
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Pazienti rimasti ciechi dopo l'intervento, condannato infermiere per lo scambio dei flaconi

Utilizzato un farmaco al posto della soluzione salina. Prosciolta dalla Corte dei conti la capo sala: "Quel giorno non lavorava"

Quattro anziani hanno perso la vista da un occhio dopo un intervento di cataratta all’ospedale di Spoleto a causa di un errore nella soluzione salina bilanciata per uso oftalmico. Per quello scambio di prodotti sanitari un infermiere è stato condannato a risarcire la Regione Umbria con 183.416,64 euro. Rigettata la richiesta nei confronti di una seconda infermiera.

I quattro pazienti dovevano sottoporsi a un intervento alla cataratta, ma in fase di preparazione all’intervento era stata iniettata loro una soluzione di sodio bicarbonato all’8,4% con Ph compreso tra 7 e 8,5 che era stata inserita nell’asta porta bottiglia del facoemulsionatore al posto di quella salina.

Secondo la Procura contabile gli infermieri, un ferrista e una coordinatrice dell’area infermieristica avrebbero causato un danno, poi risarcito dall’assicurazione, ma avrebbero dovuto ripagare l’ospedale e la Regione per “l’inescusabile, marchiano, e madornale errore commesso dall’infermiere per aver inserito, nell’asta porta bottiglie del facomulsificatore, come soluzione di infusione, al posto della soluzione salina bilanciata per uso oftalmico, una soluzione di bicarbonato”. Per la coordinatrice infermieristica “altrettanto grave è la corresponsabilità nell’accadimento lesivo per la mala gestio organizzativa dei farmaci e dei presidi della sala operatoria..., anche con riferimento alla relativa tracciabilità, movimentazione e debita collocazione”.

L’errore sarebbe avvenuto in fase di rifornimento della sala operatoria dei materiali sanitari, prelevando i flaconi di medicinale nell’area di stoccaggio dell’area chirurgica, dove, in genere, era custodita la soluzione salina oftalmica. Quel giorno, invece, sarebbe stato preso il sodio bicarbonato che aveva identica etichettatura, cambiando solo nella denominazione.

I giudici contabili hanno ritenuto che per l’infermiera, difesa dall’avvocato Massimo Marcucci, “va considerato che l’interessata non ha fornito alcun apporto causale, né in termini attivi (considerato che non era neppure in ospedale al momento del fatto), né in termini omissivi, perché non è ragionevole attribuirle una responsabilità da mancata adozione di misure atte a scongiurare la confusione tra i farmaci”.

Per l’altro infermiere, difeso dall’avvocato Lietta Calzoni, invece, va riconosciuto l’errore, anche se per il risarcimento è imputabile solo un terzo dell’ammontare pagato, da cui discende l’obbligo di risarcire 183.416,64 euro al posto degli oltre 500mila euro pagati ai quattro pazienti per l’invalidità provocata (un quinto paziente se l’era cavata perché in sala operatoria si erano accorti dello scambio dei flaconi).

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