Case popolari, “rivoluzione” affitti: ecco cosa cambia, chi paga di più e chi meno

Dal primo gennaio nuovo calcolo per gli importi della locazione di oltre 7.300 contratti: individuate tre fasce, per la più bassa l’importo scende da 54 a 35 euro al mese. “Aumento esponenziale” per la fascia di decadenza

Tre fasce: amministrata, protetta e di decadenza. Introduzione del valore Isee e canoni di locazione che cambiano, introducendo vantaggi per i nuclei famigliari più numerosi e “svantaggi” per nuclei monoparentali o per i pensionati. Ecco come cambia il metodo di calcolo per gli affitti nelle case popolari.

La “rivoluzione” è stata oggetto di un approfondimento da parte del Comitato per il controllo e la valutazione dell’assemblea legislativa dell’Umbria, presieduto da Thomas De Luca (M5S). Alla seduta oltre ai consiglieri che fanno parte del Comitato (Eugenio Rondini, Daniele Carissimi, Stefano Pastorelli-Lega, Tommaso Bori-Pd) hanno preso parte l’assessore regionale Enrico Melasecche, Alessandro Almadori, (presidente Ater Umbria), Luca Federici (direttore generale Ater Umbria), Vittorio Pellegrini (Ance), Carla Ciucci (responsabile servizio regionale Politiche per la casa), Cristina Pastorelli (Sunia), Giorgio Vitali (Lega delle cooperative), Cristiano Costanei (Cgil), Enzo Tonzani (Asppi).

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Il nuovo regolamento prende dunque in considerazione l’Isee degli inquilini e non più soltanto il reddito. È stato varato a maggio del 2019 ma diventa operativo con il primo gennaio 2020 anche se la sua piena attuazione si avrà nell’arco del prossimo triennio. “Si tratta di una metodologia più equa – hanno commentato i vertici di Ater Umbria, che a livello regionale gestisce circa 9mila alloggi - ma devono essere previste delle tutele per alcune fasce particolari”.  

Come detto, per il nuovo calcolo di locazione basato sull’Isee, già presente in altre regioni, è prevista un’introduzione in via sperimentale su tre anni: nel primo anno sarà interessato il 15% dei contratti, 50 il secondo e solo dal terzo al cento per cento. “Questo – spiega proprio Ater - per poter analizzare eventuali effetti distorsivi e correggerli, visto che il nuovo calcolo non prevede differenziazione a parità di Isee”.

Il nuovo regolamento prevede tre fasce: protetta, amministrata e una di decadenza, composta da coloro che sono titolari di una casa popolare senza avere una situazione reddituale che giustifichi tale diritto. “Per questo li dobbiamo accompagnare a lasciare la casa, calibrando gli affitti in maniera che il libero mercato diventi più conveniente”.

Nella fascia protetta ricade il 50 per cento dei 7.329 contratti gestiti da Ater. Con il nuovo calcolo a regime, si stima che l’affitto calerà in media del 31% (7% nel primo anno) e al 75% delle famiglie il canone di locazione diminuisce o rimane invariato. “Nella fascia più bassa, quella che dobbiamo tutelare, passerà da 54 a 35 euro; nella fascia amministrata – sono le stime di Ater - il 50% dei canoni rimarrà invariato, mentre per la fascia di decadenza il canone subirà un aumento esponenziale”.

Secondo l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, “il nuovo sistema ha anche i suoi limiti: favorisce i nuclei familiari più numerosi, ma esistono delle categorie, come i pensionati e i nuclei monocomponenti, per i quali deve essere preso un provvedimento ad hoc, con un fondo per sovvenzioni che preveda un esame caso per caso. Ad oggi non è stata emessa neanche una bolletta con il nuovo calcolo. Per tutti è un’innovazione non indifferente. Ater ha bisogno di qualche tempo per adeguare i software. Ad oggi su 7.329 contratti circa 6.400 famiglie hanno presentato l’Isee, l’87%”.

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