Terni e Pittsburgh, tra horror e acciaio. Inseguendo il lieto fine

La Conca e la città Usa accomunate dalla produzione cinematografica e da quella industriale. Ma oltre oceano hanno avuto qualche intuizione in più…

Nell’ultimo appuntamento, parlando del documentario La Gente Resta, avevamo associato la città di Terni a quella di Taranto, unite da un medesimo destino industrial/ambientale. Nel primo appuntamento invece (vedi schede in fondo all’articolo) in una rassegna dei film girati a Terni e dintorni parlammo di come negli anni ’90 il nostro territorio divenne set per diversi film horror.

Oggi parliamo della città che forse può vantare di essere stata più spesso set di film horror: Pittsburgh, Pennsylvania, USA. Ci basti pensare che uno dei più grandi registi horror della storia, George A. Romero, ha girato proprio qui la gran parte dei suoi film, a partire dal capolavoro La notte dei morti viventi del 1968, primo horror moderno, politicizzato e indipendente, passando per Martin, Creepshow, Monkey Shines e altri ancora. Oltre a quelli di Romero, a Pittsburgh sono stati girati classici del brivido come Il silenzio degli innocenti, La metà oscura, il bellissimo Homecoming di Joe Dante ma anche decine di horror di serie B con case infestate, zombie, vampiri e indemoniati, che hanno fatto sì che la città divenisse una delle mete più visitate ad halloween dagli americani, con tanto di tour in case infestate (tra le attrazioni addirittura un mini-golf infestato!), parchi giochi a tema horror, una scuola sempre infestata (ora chiusa), decine di musei, teatri, ristoranti, tutto a sfruttare la fama sinistra della città.

Ma oltre al fatto di essere entrambe set di film horror, Pittsburgh e Terni sono accomunate dal fatto di essere state entrambe (Terni lo è ancora, più o meno) importanti poli siderurgici. Città tra due fiumi, come la nostra Terni (che in passato si chiamava Interamna, cioè “tra due fiumi”) proprio grazie a questa abbondanza di acqua Pittsburgh dopo il 1830 divenne la città simbolo delle fortune economiche degli industriali dell’acciaio, produttrice leader dell’intero Paese (la gran parte dei grattacieli d’America sono costruiti con l’acciaio di Pittsburgh) fino a quando la crisi degli anni ’80, a causa della concorrenza estera (“e che te lo dico a fare?” direbbe l’Al Pacino di Donnie Brasco) metterà in ginocchio la città, il cui principale introito economico era dato proprio dal settore siderurgico: ancora oggi la città è nota come Steel City, città dell’acciaio, ma la chiamavano anche “smoke city” per l’altissimo inquinamento dovuto proprio alle acciaierie (vi ricorda qualcosa?).

La crisi e la chiusura delle acciaierie di Pittsburgh con la conseguente deriva ambientale sembrava dovessero segnare un punto di non ritorno per la città, ma qui, proprio come in un bel film, il colpo di scena: la città ha saputo trovare la forza di rialzarsi investendo proprio nella lotta all’inquinamento. La riconversione ha puntato tutto sulle risorse pulite della tecnologia e sull’edilizia ecosostenibile, fino a diventarne oggi leader mondiale. Oggi Pittsburgh è in cima alle classifiche di vivibilità, nei fiumi della città dove un tempo sversavano le industrie oggi scorre acqua limpida dove poter pescare e nuotare; il tasso di disoccupazione, grazie proprio alle tantissime aziende che si occupano di innovazione, è quasi pari a zero. La vecchia città post-industriale è velocemente diventata la città del futuro, rinascendo dalle proprie ceneri – in senso letterale - e la popolazione è in costante crescita, dato che sempre più giovani vi si trasferiscono, progettando qui il loro futuro.

Insomma a Pittsburgh hanno saputo inventarsi un bellissimo lieto fine in quello che poteva essere un vero horror senza speranza. Spero che nel nostro piccolo, a Terni, possiamo prendere esempio per il futuro proprio da questa città tra due fiumi dove sono stati girati tanti horror.

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