Aborto farmacologico, le democratiche ternane denunciano: “Decisione dal sapore punitivo verso chi affronta tale scelta

Il pensiero della componente in rosa del Partito Democratico: “La Giunta Regionale torna indietro per scelta ideologica”

foto di repertorio

“È gravissima la scelta della Giunta Regionale dell’Umbria di impedire il ricorso all’aborto farmacologico in day hospital o a domicilio, vincolandolo ad un ricovero ospedaliero di tre giorni”. Lo afferma in una nota la componente in rosa del Partito Democratico ternano.

“Ci pare una scelta di un tempismo agghiacciante in assoluta controtendenza con la necessità, dentro una drammatica pandemia, di evitare il più possibile i ricoveri nelle strutture ospedaliere.  Una decisione dal sapore punitivo verso quelle donne che affrontano la scelta dell’aborto nel pieno diritto riconosciuto dalla Legge 194”. Tale decisioni ha sollevato un nugolo di polemiche suscitando l’interesse della stampa a livello nazionale 

“Ma davvero si pensa così di promuovere la prevenzione, di tutelare la maternità e di ridurre il ricorso all’aborto?. Punendo le donne e costringendole a ricorrere all’aborto chirurgico, che, tra l’altro, si effettua in day hospital pur prevedendo l’anestesia?” si domandano le democratiche ternane.

“Sarebbe stato opportuno che in merito alle politiche per la salute delle donne ci si fosse preoccupati che una città come Terni da anni annovera un solo consultorio pubblico.  È a partire dai servizi territoriali che si promuove salute e prevenzione dentro o fuori la pandemia. Nessuna fase 3 può ripartire se non si mette al centro il benessere delle persone”.

“La stessa ripresa delle prestazioni sanitarie post ridimensionamento dei servizi a causa della pandemia non può prescindere da questo punto. La pandemia – dichiarano ­- ci ha insegnato è che è stato un grave errore, aver indebolito, nel paese, la sanità pubblica fatta di servizi territoriali e prossimi alle persone. Tuttavia la diffusione del virus in Umbria è stata contenuta anche grazie ad una politica che non ha smantellato il sistema pubblico, sia ospedaliero che territoriale. Le forti razionalizzazioni che hanno riguardato tutti i territori regionali, compreso il nostro hanno indebolito la rete sei servizi sanitari mettendo a rischio un’adeguata tutela della salute pubblica. Questo ricade in modo particolare sulle spalle delle donne, le prime ad essere investite nelle famiglie dalla dimensione della cura.

Fase tre e potenziamento delle strutture

“La fase 3 della pandemia non può che riguardare la ripresa in sicurezza delle prestazioni, la loro appropriatezza, una riorganizzazione dei servizi che potenzi la rete territoriale integrandola davvero con quella ospedaliera che va, anch’essa, potenziata (riducendo, per quanto possibile, alle necessità il ricorso a quest’ultima): dai servizi per le vaccinazioni agli screening oncologici, dai controlli analitici in gravidanza fino alla problematica già citata dei consultori e della applicazione della Legge 194, dai servizi di assistenza domiciliare alla tutela psicologica delle donne, dell'infanzia e della adolescenza. È a partire da queste priorità e dalle scelte che ne conseguono – concludono - anche sul versante del potenziamento delle strutture e delle figure professionali, che vanno ripensate le politiche per la salute, non tornando indietro sulla tutela della salute delle donne e sui loro diritti primo tra tutti quello all’autodeterminazione.

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