Crisi Acque Sangemini, le richieste: “Tavolo con i vertici e riposizionamento del marchio”

Stamattina un nuovo confronto tra parlamentari e sindacati rispetto alla difficile situazione degli stabilimenti ternani

Una situazione sempre più critica, calo occupazionale, incertezze per il futuro. Oltre all’evidente perdita di appetibilità di marchi storici e difficoltà nel confronto con i vertici aziendali. Sono stati questi alcuni dei temi principali affrontati questa mattina in occasione di un nuovo confronto sul delicato tema delle acque minerali ternane. A prendere parte all’incontro, i deputati Barbara Saltamartini (Lega), Raffaele Nevi (Forza Italia), , Walter Verini (Pd), Tiziana Ciprini (M5s) e il consigliere regionale pentastellato Thomas De Luca, oltre al sindaco di San Gemini Luciano Clementella e alle sigle sindacali Fai Cisl, Flai Cigl, Uila Uil dell’Umbria e Rsu, che hanno stilato un documento condiviso con richieste precise al gruppo Ami, responsabile della crisi e del futuro tutt’altro che roseo della produzione.

Dopo aver ricostruito i diversi passaggi – a partire dal 2014 - che hanno portato alla situazione attuale, il documento fa il punto sulla situazione attuale: “Ad oggi – si legge - l'occupazione è scesa da 90 a 86 unità e le due nuove linee produttive pet (linea "C" in Sangemini e l'unica linea in Amerino) dimostrano inefficienza, generando molti scarti delle materie prime e necessitando ancora di molta manutenzione. Mentre della linea vetro non vi è traccia alcuna. La grande difficoltà nelle relazioni sindacali è generata anche dal continuo turnover del management".

"Attualmente la gestione di AMI è stata affidata a dei professionisti chiamati a gestire le aziende in crisi, nel marzo 2020 viene presentata al tribunale di Milano una nuova domanda di concordato, gettando i dipendenti nello sconforto con lo spettro di un possibile nuovo fallimento.

Le organizzazioni sindacali chiedono all'attuale management la condivisione del piano industriale concordatario, dove si certifichi la centralità e lo sviluppo dei due siti umbri, il mantenimento della totalità delle produzioni e la salvaguardia occupazionale. Alle istituzioni umbre chiediamo un percorso condiviso un vero e proprio patto per il territorio, per salvaguardare la natura industriale della provincia ternana e nello specifico il comparto agroalimentare delle Acque Minerali. La salvaguardia di Sangemini e Amerino, per la loro storia di acqua salutistica e termale, è imprescindibile e non deve essere in discussione.
Siamo convinti del ruolo fondamentale in questa fase della Regione Umbria, concessionaria delle autorizzazioni sulle estrazioni e commercializzazione dei marchi, confidiamo in tutte le istituzioni per un unico obiettivo, il bene di Sangemini e Amerino portando al tavolo istituzionale la proprietà di AMI per un confronto serio e concreto.

Infine, le organizzazioni sindacali ribadiscono la grande difficoltà a livello commerciale, determinata da una rete vendita inadeguata ed incapace di riacquisire spazi di mercato persi in passato. Attualmente il marchio Sangemini invece di essere trainante per tutto il gruppo, risulta irreperibile quasi ovunque, a causa di strategie commerciali inefficaci e goffe. Va creata una rete vendita interna, poiché i nostri marchi portano redditività a tutto il Gruppo AMI. Chiediamo di accelerare le tempistiche perché i tempi stringono e vanno create le condizioni di rilancio per assicurare il futuro occupazionale ed economico dei siti Umbr"i.

De Luca (5Stelle): “La Tesei batta un colpo”

"È inconcepibile il silenzio della Presidente Tesei in merito alla vertenza Sangemini - afferma il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Thomas De Luca -. La Regione in qualità di soggetto a cui fanno capo le concessioni delle acque minerali non può più giocare un ruolo passivo, insignificante rispetto a questa partita. Servono garanzie per il territorio, serve rispetto per un marchio storico che è un vero e proprio emblema dell'Umbria come la Perugina. Inaccettabile che i livelli produttivi siano ai minimi storici e che gli investimenti siano fermi al palo condizionando il posizionamento sul mercato di un prodotto, tra gli altri del sito, come l'acqua Sangemini che ha un valore aggiunto imparagonabile nel panorama nazionale. Il mancato rispetto dell'avvio di un confronto territoriale, dove il management avrebbe dovuto illustrare le azioni utili al consolidamento del business, costituisce una chiara violazione degli impegni presi al Ministero. Il Mise, attraverso il vicecapo di gabinetto Giorgio Sorial, sta costantemente monitorando la situazione in stretto contatto con il sottoscritto e con l'on. Tiziana Ciprini. La Regione deve costruire con urgenza una cabina di regia con i sindaci, le organizzazioni sindacali facendo sentire unitariamente la voce del territorio".

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