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Astrazeneca, si cambia ancora: chi rifiuta il mix al richiamo può ricevere la seconda dose: "Nessun caso di trombosi in Italia"

Nuovo cambio di rotta del Cts: "Non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda somministrazione di Vaxzevria ma necessaria la seconda dose contro la variante Delta"

"Nessun riscontro di fenomeni di trombosi e una dose sola di Astrazeneca non fornisce una protezione adeguata soprattutto rispetto alla variante Delta". Il Cts cambia nuovamente rotta nella somministrazione del vaccino: concesso, nuovamente, il via libera alla somministrazione di Astrazeneca per chi rifiuta il mix al richiamo.

A pubblicare la notizia è il Corriere.it, che fa luce sul verbale del comitato tecnico scientifico deliberato venerdì 18 giugno. Nel documento ci sono le motivazioni che hanno spinto i componenti del Cts correggere la rotta solcata solo una settimana fa per sostenere la scelta del ministro della Salute Roberto di raccomandare "in maniera perentoria" la somministrazione di Pfizer o Moderna a chi ha meno di 60 anni e aveva ricevuto AstraZeneca alla prima dose.

"I fenomeni tromboembolici sono meno frequentemente osservati dopo somministrazione della seconda dose (secondo stime provenienti dal Regno Unito sono pari a 1,3 casi per milione, valore che corrisponde a meno di 1/10 dei già rari fenomeni osservati dopo la prima dose). Secondo quanto riferito dal direttore Generale di Aifa, a oggi, in Italia, non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda somministrazione di Vaxzevria".

Il verbale del Cts sottolinea che: "Sulla base delle evidenze disponibili, la protezione conferita da una singola dose (priming) di vaccino Vaxzevria è parziale, venendo assai significativamente incrementata dalla somministrazione di una seconda dose (booster). I rischi connessi alla parziale protezione possono assumere ulteriore pericolosità in contesti epidemiologici caratterizzati da elevata circolazione di varianti quali la variante Delta".

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