Edoardo Ferrario e la storia di San Valentino: “Riconosciuto per il suo accento ternano nella vicina Perugia”

Il comico ne ha parlato su RadioDiario di Black Out in onda su Radio2: “Ecco come ebbe inizio il suo martirio”. Una interpretazione fantasiosa e irriverente

foto tratta da facebook

Comico, imitatore e personaggio televisivo. Durante il programma Black Out, in onda su Radio2, Edoardo Ferrario si è cimentato in un singolare, fantasioso quanto irreverente racconto di come Valentino è diventato santo: “Da una ricerca su internet ho scoperto che si tratta di una festa antichissima, istituita nel 496 dopo Cristo da papa Gelasio I, che a questo punto è il vero colpevole della faccenda”.

Il racconto di Valentino da Terni

Valentino di Terni, martire cristiano, non nacque santo: all’epoca dei fatti era un semplice studente. Un bel giorno di febbraio la sua fidanzata - Santa Tamara da Terni - giunse con una notizia.  “Ho parlato con le altre donne della città, e abbiamo preso una decisione: questa giornata è da festeggiare”. Soggiunse: “Ma perché mai, luce dei miei occhi? Oggi non è Natale, neppure capodanno. Nè tantomeno il mio onomastico, essendo io ben lungi dall’essere proclamato santo”. Rispose: “Infatti, non si tratta di nessuna di queste tre cose. Tuttavia sento la necessità impellente di celebrare la nostra relazione affidandoti questo compito incomprensibile per la tua mente maschile. Il solo scopo è quello di saggiare la tua incapacità di gestire una mia richiesta inattesa”.

“A quel punto Valentino uscì di casa piuttosto disorientato. “Cosa mai avrà voluto dire? Sarà meglio non scontentarla”. A quel punto si mise alla” ricerca di un mazzo di fiori. Giunto al mercato della città, si accorse che gli scaltri fiorai, avuta notizia della nuova festa, avevano allestito tanti mazzi di roselline pronti per la vendita al triplo del loro prezzo usuale. “Caspita!  – affermò Valentino – Con venti sesterzi ci si compra un intero giardino! Ma per la mia Tamara da Terni questo ed altro”. Tornato da lei coi fiori, ella disse: “Non è abbastanza. Ho fame”.

“Decise dunque di acquistarle una prelibatezza: i cioccolatini di cui tanto era ghiotta. Disgraziatamente, questi erano una specialità gastronomica della vicina Perugia, all’epoca acerrima nemica della sua città natale. Alla porta della città venne riconosciuto per il suo accento ternano e malmenato dalla folla inferocita. Tornato dalla sua amata contuso, ma con i cioccolatini proibiti e un pietoso peluche di un grifone, ella disse: “Non è abbastanza, ho ancora fame. Và a trovare un tavolo in una locanda di quelle carine, per cortesia”.

“Disgraziatamente, anche quell’anno il 14 febbraio capitava di venerdì. I ternani, gente festaiola fin dal basso impero romano, nel fine settimana amavano gozzovigliare nelle taverne. Valentino le girò tutte, e in ognuna trovò un oste a ridergli in faccia: “Potevi organizzarti prima, sciocco giovincello. E’ tutto prenotato pe la festa dell’innamorati?”. Alla fine rimediò un tavolo da due, vicino alla latrina, in uno squallido “Omnia possis manducare”, l’equivalente di un odierno all you can eat.

La storia finita e la decisione di Papa Gelasio I

La tavernaccia proponeva specialità esotiche - piatti della cucina marchigiana - che scorrevano su un nastro girevole spinto da un somaro. Sedutosi a tavola con la sua amata Tamara Da Terni, senteziò disgustata: “Ti avevo chiesto una locanda carina, e tu non hai trovato altro che questa orrenda bettola. Addio Valentino, tra noi è finita”. L’innamorato si alzò per raggiungerla, ma venne agguantato dall’oste, che gli impose di pagare il conto a prezzo fisso: 100 sesterzi. Valentino ammise di non aver soldi per pagare, ed ebbe così inizio il suo martirio: l’oste lo espose sul nastro girevole e Valentino venne lapidato a colpi di olive ascolane. Avuta notizia della tragica vicenda, Papa Gelasio I disse: “Quest’uomo dev’essere fatto santo. Per evitare queste cose, ho scelto il celibato”.

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