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Martedì, 23 Aprile 2024
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"Frutti avvelenati dalla fusione Ubi-Intesa Sanpaolo. 21 filiali chiuse in Umbria nel 2021". L'attacco dei sindacati

I coordinamenti territoriali Rsa di Intesanpaolo Umbria FABI FIRST/CISL FISAC/CGIL UIL.CA/UIL UNISIN

Riceviamo e pubblichiamo una nota delle sigle sindacali FABI FIRST/CISL FISAC/CGIL UIL.CA/UIL UNISIN sulla delicata situazione relativa alla fusione fra Ubi e Intesa Sanpaolo.

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"Puntualmente come temevamo, stanno arrivando a maturazione i frutti avvelenati dell’operazione di fusione tra Intesa Sanpaolo e UBI. In data 24 Giugno, ci sono state notificate le decisioni unilaterali della banca, in merito ad una ulteriore tornata di chiusure di filiali che colpisce di nuovo, in modo pesantissimo, la nostra Regione

Alle 6 filiali chiuse nel primo semestre 2021, se ne aggiungeranno altre 15, per un totale di ben 21 filiali scomparse nella nostra regione in appena 12 mesi. Alcuni centri come Foligno, Perugia ,Terni, Citta di Castello, sono colpiti in modo durissimo, per fare solo degli esempi a Foligno in un colpo solo, si chiude il 50 % delle filiali della città, a Città di Castello tra comune e comuni limitrofi addirittura 5 filiali su 9.

Quello che sconcerta sono poi le presunte logiche, sottostanti tali scelte, che non tengono in alcun conto le distanze intercorrenti tra sportelli, ne le difficolta logistiche e di viabilità che la morfologia regionale comporta a clienti e dipendenti, che dovranno a raggiungere le filiali ancora aperte.

Alle gravissime difficolta dei clienti si aggiungono le inevitabili ripercussioni sui dipendenti, che vedono stravolti percorsi professionali e opportunità lavorative.

Invitiamo con urgenza le istituzioni regionali, le associazioni dei consumatori e di categoria, le forze politiche e i sindaci, non solo dei comuni coinvolti, a esprimere dissenso e forte opposizione verso scelte decise in sedi molto lontane rispetto al nostro territorio e che spregiano le sue esigenze e le sue peculiarità.

Tali decisioni stanno penalizzando non solo la clientela, costretta nella maggior parte dei casi verso sedi più distanti e con inevitabili problematiche di carattere logistico/operativo ma peggiorano lo stesso tessuto sociale/e di relazione dei comuni/territori colpiti da questa manovra di desertificazione.

È quasi purtroppo superfluo evidenziare come saranno le categorie più deboli e le persone più anziane, a scontare maggiormente il peso di tali scelte, con l’aggravante delle ulteriori difficoltà create dal periodo pandemico tuttora in corso e sempre molto pericoloso.

Crediamo che la politica debba far sentire forte la sua voce a tutela della cittadinanza e del territorio umbro, spesso emarginato da scelte che nulla hanno a che vedere, con la tanto sbandierata responsabilità sociale, di cui si riempie la bocca, la banca che si definisce Banca del Paese".

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