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IL CASO | Centri estetici chiusi in "zona rossa": "Secondo lo Stato il nostro settore è a rischio prostituzione". La protesta di Mara Monetini

Mara è titolare di un centro estetico ad Amelia da 15 anni e fa parte della ConfEstetica: "Nonostante condividiamo con barbieri e parrucchieri uno stesso codice ateco, secondo lo Stato non siamo necessari per la cura dei clienti e potremmo essere un luogo di prostituzione"

La sorte che sta toccando numerosi centri estetici operanti nelle "zone rosse" è legata a doppio filo a delle valutazioni meramente burocratiche fatte dallo Stato in merito alla natura dei servizi offerti ai clienti e alla "necessità" di erogarli o meno a seguito di uno stato emergenziale.

Una sorte paradossale, perché se da un lato corre parallelamente a quella di altri operatori estetici come parrucchieri e barbieri, tanto da condividerne lo stesso codice ateco, se ne distanzia drasticamente per motivazioni che l'organizzazione di categoria ConfEstetica non ha esitato a definire paradossali e offensive.

"Per lo Stato nei nostri centri potrebbe esserci il rischio prostituzione"

A farsi portavoce di una protesta che stenta a porsi su una giusta ribalta, è Mara Monetini, responsabile di un centro estetico a conduzione familiare che da 15 anni rappresenta ad Amelia un punto di riferimento per una folta clientela proveniente da tutto il territorio amerino. Come tutte le colleghe e colleghi del comparto estetico operanti in zona rossa (come Amelia), si trova a fare i conti con una chiusura imposta per motivazioni a suo dire assolutamente incomprensibili e inaccettabili: "Essendo zona rossa, come da dpcm che regola le aperture degli esercizi commerciali operanti in tali aree abbiamo chiuso i battenti già da una settimana.

Le motivazioni per le quali i parrucchieri e i barbieri restano aperti mentre gli estetisti no, nonostante l'affinità dei servizi resi alla clientela - osserva Mara -, sono essenzialmente due, una più paradossale dell'altra. Dalla nostra associazione ConfEstetica che ha avuto interlocuzioni con gli organi competenti dello Stato, ci è stato riferito che l'attività di barberia operata da parrucchieri e barbieri risulta essere necesessaria per l'igiene della persona mentre l'epilazione del corpo della donna, quindi la cura estetica complessiva, assolutamente no".

Ma per Mara la seconda motivazione è ancora più assurda e offensiva: "Secondo lo Stato le attività legate al mondo estetico offrono spesso prestazioni "particolari" che potrebbero elevare il rischio della prostituzione. Per cui, secondo lo Stato, sotto le insegne di una attività legata all'estetica potrebbe celarsi una attività sessuale a pagamento. Appena mi hanno riferito questa "sentenza" dello Stato, oltre all'offesa è esplosa la rabbia che mi ha portato a lottare in prima linea per combattere un' abberrazione assoluta per quanti, come me, ogni giorno lavorano più di 10 ore filate per passione e la voglia di rendere un servizio professionale ai nostri clienti". 

Come presumibile, Mara e i suoi colleghi di ConfEstetica non resteranno a guardare e stanno già preparando azioni legali per far rivalere il diritto sacrosanto al lavoro e all'equità di trattamento, aggravati dal pregiudizio sulla natura delle prestazioni professionali: "Siamo offese perché chi ha inquadrato il nostro settore in questo modo evidentemente non lo conosce minimamente. Noi operiamo da sempre per il bene e l'igiene, particolarmente delle donne. A maggior ragione in questo periodo storico - osserva Mara -, stiamo osservando dei veri e propri disagi legati alla cura dell'aspetto fisico anche perché preclusa da provvedimenti senza senso come quelli che stiamo subendo. Affermare che la cura della barba di un uomo è un necessità irrinunciabile, mentre la cura e l'igiene del corpo di una donna no è un non senso aggravato dal pregiudizio". 

Il centro estetico di Mara, come anche per gli altri presenti nelle zone rosse, dovrà subire almeno un'altra settimana di chiusura. Ed essendo provvedimenti regionali non sono previsti ristori immediati. Ma al di là dell'importantissimo aspetto economico, il punto resta sulla natura e qualità del lavoro estetico: "Vorremmo far capire a tutti, dai burocrati dello Stato in giù, che nei nostri centri non si fa solo attività legata all'estetica. Le nostre attività aprono un ventaglio di servizi il più delle volte legati all'igiene e al benessere delle persone, con interventi specialistici sulla qualità della vita complessiva. Perché stare bene con sé stessi significa prendersi cura complessivamente della propria persona".

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