Quegli alberi low cost che vengono giù come birilli

"Strage" di piante in questa anomala estate, gli esperti: "Non solo colpa del maltempo, negli anni nelle città sono state messe a dimora specie non idonee e non si fanno le manutenzioni". A Terni via 300 alberi per farne spazio a 1000 nuovi

Alberi che sembrano come birilli in una partita di bowling. In questa anomala estate caratterizzata dal maltempo la cronaca dalla provincia, da Terni all'Orvietano, quasi quotidianamente  restituisce un bollettino di piante sradicate e abbattute dai temporali che solo per casualità non hanno coinvolto le persone. Trecento quelle venute giù solo lo scorso 16 luglio dopo il passaggio di una sorta di tromba d'aria che si accanì in particolare nella zona di Porano, ma non passa giorno che anche nel centro di Terni non debbano intervenire i vigili del fuoco per i grossi alberi che cadono su strade e a volte anche sulle case. 

Tutta colpa del maltempo? No, non solo, dicono gli esperti. I cambiamenti climatici, ai quali ci dovremmo sempre più abituare, e i violenti temporali monsonici di questa estate con raffiche di vento di intensità e direzione variabili sono solo una concausa di una situazione determinata anche dalla mancanza di progettualità, la carenza di manutenzione e lo scarso monitoraggio. Insomma, che si parli - tragicamente - di ponti o di alberi il problema di fondo in Italia resta sempre lo stesso e spesso è legato anche a questioni economiche.

Specie arboree inadeguate

"La verità - spiegano dall'agenzia forestale - è che l'impiego di alcune tipologie di piante, come le conifere, andrebbero vietate nel verde pubblico e privato. Il pino domestico ad esempio è soggetto ad attacchi di processionaria, il sole d'inverno non passa, le radici tendono a sollevare il manto stradale ed ha problemi di staticità. E' chiaro che gli eventi a volte straordinari di questi giorni sono una variabile non trascurabile ma il rischio si può sicuramente ridurre scegliendo alberature adeguate per il tessuto urbano". Ma i pini evidentemente un tempo costavano poco e così anche città come Terni si sono riempite.

"Trenta, quaranta anni fa le regalavano addirittura - spiega Gabriele Mocio, agronomo forestale - mentre oggi dal vivaio forestale dello Stato si tende a dar via piante di scarto, anche grandi, che spesso proprio per le dimensioni costano di più. Ma la qualità non è buona, manca la radice centrale che affonda perché restando nei vasi non si è favorito un corretto sviluppo dell'apparato radicale. Il problema è anche dove vengono posizionate queste piante, in mezzo al cemento, tra i marciapiedi e spesso si scava sotto per far passare le tubature di gas e acqua finendo per ridurre sensibilmente la zolla radicale, a volte anche a tranciare le stesse radici. E le radici non respirano, vengono attaccate da patogeni fungini e l'albero marcisce diventando più debole. Tanti degli alberi caduti in questi giorni, soprattutto nell'Orvietano, si trovavano in queste condizioni e il maltempo è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso".

Il nodo delle manutenzioni

C'è poi la questione della cura delle piante e della loro manutenzione. "Le capitozzature (la tecnica molto invasiva di potatura che tagli i rami all'intersezione con il tronco, ndr) andrebbero evitate - prosegue Mocio - perché a medio-lungo termine hanno l'effetto contrario con le chiome che crescono in altezza, come nel caso dei pini marittimi, ma sono deboli. In realtà la legge regionale vieta questo tipo di pratica ma non so perché in ambiente urbano venga ancora consentita". 

"Gli alberi non vengono più accuditi annualmente ma le manutenzioni si fanno a scadenza biennale e triennale - commenta Angela Canale, agronomo - perché le manutenzioni costano e i Comuni non hanno più i soldi". Ma insomma ci sono specie arboree più idonee che andrebbero scelte per rendere più verdi ma anche sicure le città?  Bagalaro o detto anche "spaccasassi", cipressi, platani anche melograni piuttosto che pini e tigli, secondo i suggerimenti degli esperti. "La messa a dimora - aggiunge la Canale - devono necessariamente tenere conto della funzione che gli alberi dovranno avere e in una città, oltre a quella estetica, non può che essere legata alla sicurezza. Per questo è indispensabile una pianificazione degli interventi e affidarsi, come purtroppo spesso non avviene, ai professionisti del settore". 

A Terni saranno abbattuti 300 alberi a rischio

E sarà una commissione tecnica composta dai rappresentanti del Comune di Terni, Agenzia Forestale, Comunità montana Valnerina, Cnr, Arpa, Asl e Legambiente a mettere a punto il piano di riforestazione urbana che palazzo Spada ha in cantiere e che prevede la messa a dimora di un migliaio di nuove piante a fronte dell'abbattimento di circa 300 alberi che oggi si trovano nella categoria D ovvero quella più a rischio. Un piano finanziato da un mutuo già acceso per 300mila euro mentre altri 160mila euro sono già disponibili per la manutenzione di tutti gli alberi della città che è in corso da due anni e che sarà terminata con gli ultimi interventi che riprenderanno a novembre. "A differenza di quanto si possa pensare - spiega Federico Nannurelli, responsabile dell'ufficio Verde pubblico - la situazione degli alberi in città è costantemente monitorata grazie alla collaborazione attiva con l'Agenzia forestale regionale e la Comunità montana Valnerina che si occupa dei controlli sulle alberature. Insieme al comitato tecnico stileremo un cronoprogramma degli interventi per definire le priorità in base alle situazioni di maggiore rischio e insieme a loro saranno scelte le specie arboree più adeguate dal punto di vista ornamentale e ambientale per sostituire gli alberi, in particolare i pini, che dovranno essere abbattuti". Le situazioni più complicate, anche alla luce degli ultimi episodi, sono su via Lungonera Savoia dove  ieri mattina il sindaco Latini e l'assessore all'Ambiente Benedetta Salvati hanno effettuato un sopralluogo e dove sarà avviata una ricognizione sui circa 40 pini che insistono sulla zona e "minacciano" anche le case, e in via Borsi. 

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