Ripartenza a Terni: “Dobbiamo stare attenti a non diventare psicopoliziottigiudicanti nei confronti degli altri”

La testimonianza della psicologa Chiara Sabatini: “Possiamo attraverso azioni efficaci e senso di comunità attendere e abbassare i rischi di ulteriori conseguenze”

foto di repertorio

Una città che riparte a piccoli ma significativi passi. Se da mercoledì 3 giugno sono stati ufficialmente riaperti i confini extraregionali permangono comunque tutte le precauzioni da prendere, onde evitare la diffusione del Coronavirus e, soprattutto, eventuali quanto rischiosi ‘rimbalzi’.

“Siamo noi adulti ad aver bisogno di sentirci importanti nella lotta contro il virus” afferma Chiara Sabatini psicologa che si occupa principalmente di sostegno psicologico, dipendenze e attualmente si sta specializzando ad un approccio psicoterapico di tipo sistemico - relazionale/familiare. “Tale peculiarità ci protegge enormemente ma dobbiamo stare attenti a non diventare dei “Psicopoliziottigiudicanti” nei confronti degli altri: concittadini, parenti, amici o figli. Ricordiamoci che tutti siamo nell’attesa che venga identificato un vaccino e possiamo attraverso azioni efficaci e senso di comunità attendere e abbassare i rischi di ulteriori conseguenze”.

Ogni singola famiglia può dare il proprio contributo soprattutto nei confronti di chi, come i più piccoli, hanno vissuto e stanno attraversando questa situazione con cognizione di causa ed occhi diversi: “La comunicazione è sempre il canale il quale, sembra scontato, è di estrema importanza. Soprattutto quella emotiva e di chiarimento della situazione contingente” riferendosi naturalmente alle modalità che possono aiutare i più giovani, in queste fasi così di delicate. “Le risposte che questi si attendono dagli adulti è fondamentale che si trasformino in un momento di prezioso scambio”. In che modo?

“Guardare insieme il telegiornale e commentarlo o parlare di ciò che hanno letto o saputo da terzi ascoltando le loro opinioni. Se si ritengono sbagliate lasciare da parte aggressioni verbali o di stizza (ricordiamo che in ogni comunicazione arriva un messaggio sia di contenuto che di relazione tra gli interlocutori). Questo canale potrebbe divenire un prezioso spunto di riflessione per entrambe le parti e potrebbe aprire le porte a quella comunicazione emotiva profonda che libera le persone - piccine, giovani ma anche per gli adulti - dai vissuti interni che a volte sono veramente oppressivi e limitanti”.

Altro elemento importante è il progressivo riavvicinamento cosiddetta normalità. Secondo la psicologa: “Deve presupporre come in tutte le cose un aspetto di gradualità, di giusto equilibrio e di buon senso. La gradualità permette l’adattamento e la scoperta di risorse interne che ci si svelano aumentando anche l’autostima. Se parliamo di bambini e adolescenti, non può non essere preso in considerazione il contesto in cui vivono e quindi il sistema familiare.

I genitori devono rinforzare il proprio ruolo portando avanti regole e confini chiari. Le informazioni di qualsiasi tipo devono essere adeguate per quantità e pertinenza rispetto alle relazioni e alla fase del ciclo vitale dei figli. Mettere al riparo i bambini dall’ansia dei genitori – conclude - è la chiave di volta. Aiutare gli adolescenti ad imparare ad autogestirsi dando fiducia e comprensione dopo l’ascolto profondo degli stessi è un buon inizio”.

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