Scuola, lavoratrici di mense e pulizie sul piede di guerra: "Chiediamo dignità"

Presidio davanti alla Prefettura ternana, stipendi al minimo e nessuna certezza per il futuro. LE INTERVISTE

Oltre un centinaio di addette delle mense scolastiche e delle pulizie protestano. Oggi un presidio davanti alla prefettura ternana. Terminata la copertura dell’ammortizzatore sociale per l’emergenza Covid-19, anticipata a Terni dalla Gemos, azienda che gestisce gli appalti, molte sono senza reddito da tre mesi. Come ogni anno vedranno ora sospesi i loro contratti a fine giugno, con la fine dell’anno scolastico, rimanendo ancora senza retribuzione già al minimo del dovuto e soprattutto senza una prospettiva certa rispetto ai tempi e alle modalità di ripresa dei servizi per il 2020/2021. Per questo Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti hanno organizzato la giornata di mobilitazione per chiedere “risposte concrete e tempestive”. Tra queste la proroga per almeno 27 settimane degli ammortizzatori sociali con causale Covid-19, la ripresa dell’anno scolastico a settembre, in presenza e in sicurezza, e misure di sostegno economico straordinario. Uomini, e soprattutto donne, sono di fatto senza lavoro: “Non riusciamo più ad andare avanti così – gridano esasperate sotto la prefettura ternana le addette – chiediamo aiuto e soprattutto rispetto e dignità”. A fianco delle lavoratrici, anche i rappresentanti sindacali delle sigle di categoria, da Lucia Rossi a Matteo Lattanzi, da Riccardo Marcelli a Sergio Sabatini. Una delegazione sindacale è stata poi  ricevuta in prefettura: “Hanno preso in carico le nostre richieste – ha detto per tutti Sabatini di Fisascat Cisl Umbria – si faranno portavoce con il Governo, nella speranza che queste lavoratrici possano continuare a lavorare”. Alla condizione delle mense e pulizie scolastiche, si aggiunge la situazione problematica delle mense e pulizie del settore privato le ‘aziendali’ che, avendo già esaurito la fruizione delle settimane di Cigd previste dal decreto Rilancio, sono prive di ammortizzatori ordinari se l’azienda committente, per il proprio personale diretto, non attiva la Cassa Integrazione. “La condizionalità ad oggi esistente tra il ricorso agli ammortizzatori dell’appaltatore e del committente va rimossa -  aggiungono i sindacati - modificando la norma, perché in assenza di correttivi si lasciano senza tutela migliaia di lavoratori e lavoratrici”.

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