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Slow food, nasce la nuova condotta della Valnerina: “La risposta dopo la pandemia. Ristoranti nostri ambasciatori"

Le attività si svolgeranno lungo l’asse virtuale che collega la cascata delle Marmore ai monti Sibillini. Come minimo comun denominatore la valle fluviale del Nera

Una presentazione all’insegna del buon cibo, in una location unica nel suo genere. Nel corso della mattinata di oggi – giovedì 29 settembre – la cascata delle Marmore ha ospitato il debutto della nuova condotta Slow food dedicata alla Valnerina. Dal 1986 l’associazione internazionale di ecogastronomia si occupa di cibo, ambiente e produzioni agro-alimentari. Erano presenti la presidente Gina Vannucci, la vice presidente Aurella Alpini, il tesoriere Fjorda Hamzai e la segretaria Rossella Giovacchini. Una tavola imbandita di prodotti tipici oltre alcune leccornie come un pampepato, ciambelline, pane ed olio hanno accompagnato l’iniziativa.

La presidente Gina Vannucci ha spiegato che: “Il concetto di rete è quello che ci guida. Dobbiamo impegnarci a collaborare tra Comuni e tra aziende e anche tra cittadini, superando ogni campanilismo. La Valnerina unita sotto un unico tema che è l'enogastronomia di qualità. L’asse fluviale del Nera unisce le due provincie di Terni e Perugia. Il nostro obiettivo è infatti quello di collegare la cascata delle Marmore, fino a Norcia. Alcuni eventi come il terremoto e la recente pandemia hanno profondamente colpito anche i nostri territori. Questa pertanto è la nostra risposta positiva. Valorizzare i nostri prodotti, riscoprendo ciò che abbiamo per farlo apprezzare appieno. Naturalmente le attività ricettive ed i ristoranti, in particolar modo, sono i nostri ambasciatori. Puntiamo su un turismo di eccellenza, grazie anche alle bellezze offerte dalla nostra amata Valnerina”.  

La presenza di una condotta Slow Food consentirà di sviluppare azioni di valorizzazione di prodotti, luoghi, aziende ed eccellenze. “Quello che ci interessa di più - ha affermato Monica Petronio presidente regionale Slow Food Umbria - è un approccio antropologico, prima che turistico: il territorio in primo luogo va conosciuto e interpretato dalle comunità che ci vivono. Insieme si analizza la situazione produttiva, le tradizioni a tavola e sui campi, si decide cosa valorizzare e come farlo. L’economia, anche quella turistica, si riattiva quando il legame con il territorio è forte e quando le scelte sono condivise”. I primi appuntamenti in arrivo: “A metà novembre è prevista la presentazione, presso l’Osteria del Trap che ospiterà – il prossimo 13 dicembre – la gara del pampepato e vedrà la partecipazione di alcuni professionisti. Tutto ciò sarà realizzato – ha aggiunto la presidente Vannucci – grazie alla collaborazione con l’Associazione Italiana Cuochi ed il Centro Iniziative Ambiente Valnerina”.

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Sono molteplici i prodotti da valorizzare ulteriormente, come le aziende che vi lavorano all’interno della filiera. Già sono registrati la ricotta salata, la roveja di Cascia e il grano saraceno della Valnerina, per proseguire poi con le numerose specie animali e vegetali iscritte al registro regionale della biodiversità. Partendo dal melangolo di Ferentillo, arancio amaro, prodotto di riferimento in tema di biodiversità, che grazie agli studi del Cnr di Perugia e del PT3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria ha ripreso luce, fino a proseguire alla più recente iscrizione del fagiolo di Rosciano si traccia una strada non solo di salvaguardia e tutela di un prodotto ma anche del suo territorio, la Valnerina, a cui il nuovo progetto Slow Food si ispira.

Inoltre grande è l’attenzione anche per quanto riguarda la produzione olivicola e il turismo dell’olio, a partire da un olio EVO di eccellenza, espressione di un territorio con un'antica storia da raccontare, sulla quale si inseriscono tanti progetti innovativi, come quello dell'Istituto Nazionale delle ricerche turistiche (ISNART) con Unioncamere nazionale, promosso dalla Camera di Commercio regionale. Infine grande spazio verrà dato anche alla produzione di birre artigianali come quella alla melangola, inserita nella guida delle birre d’Italia di Slow food anche nel 2022, e tante altre prodotte dai grani antichi locali.

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