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Martedì, 23 Aprile 2024
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“Pastetta sul teatro Verdi? Avrebbero dovuto mettersi d’accordo prima del concorso”

Presunti conflitti di interesse tra membri della commissione e partecipanti al bando, la relazione della quarta commissione consigliare di Terni sulla “corretta applicazione della procedura di assegnazione dei lavori per la ristrutturazione dell’immobile”

“La quarta commissione” del Comune di Terni “sulla base di una segnalazione da parte di un commissario, ha deciso di verificare il corretto svolgimento delle procedure per l’appalto dei lavori ai fini della ristrutturazione del teatro Verdi. In particolare, si è inteso ricercare eventuali criticità sul versante della trasparenza delle procedure e possibili problemi tecnici correlati a vincoli imposti dalla Sovrintendenza, nonché eventuali criticità riguardanti le norme antincendio. La quarta commissione, infine, hai inteso approfondire la possibilità dell’esistenza di eventuali conflitti di interessi tra i membri della commissione che ha valutato il progetto e coloro che si sono aggiudicati la gara”.

Questa la premessa con cui si apre la relazione della commissione “Controllo e garanzia” di Palazzo Spada – presieduta da Claudio Fiorelli (M5S) – che ha approfondito le questioni relative alla “corretta applicazione della procedura di assegnazione dei lavori per la ristrutturazione del teatro Verdi di Terni”.

I commissari - oltre a Fiorelli, Mirko Presciuttini (vicepresidente), Emanuele Fiorini, Paolo Angeletti, Roberta Montagna, Valeria D’Acunzo, Maria Cristina Brugia e Tiziana De Angelis, oltre a Michele Rossi, Alessandro Gentiletti e Lucia Dominici (membri senza diritto di voto) – “al fine di chiarire” la vicenda “hanno chiamato in audizione l’architetto Mauro Cinti come responsabile unico del procedimento (R.U.P.) per l’intervento e l’assessore ai lavori pubblici e vicesindaco Benedetta Salvati.

Una delle prime segnalazioni della commissione è relativa ad una “possibile criticità nel procedimento di assegnazione del vincitore riguardante la procedura di decriptazione dei codici, avvenuta da remoto, la quale potrebbe non aver garantito la piena trasparenza a causa di problemi tecnici (oscuramento del collegamento in remoto) intervenuti durante la procedura stessa”

“Si caricano da remoto tutte le documentazioni del progetto sul portale Avn Concorsi del Consiglio nazionale degli architetti ed all’apertura della gara vengono generate due chiavi elettroniche, o codici: una pubblica ed una privata. Quella privata viene data al Rup che la sigilla e la custodisce, mentre quella pubblica viene messa a disposizione di tutti i soggetti che vogliono prendere parte alla gara e che tramite questo codice alfanumerico vengono identificati nella prima fase della procedura. Nella prima fase la giuria pubblica i codici dei soggetti che sono stati selezionati sul portale Avn. I progettisti si riconoscono nei loro codici alfanumerici ed approdano quindi alla seconda fase, quella progettuale, alla quale prendono parte con un nuovo codice alfanumerico. La commissione individua, infine, un vincitore che ha un proprio codice che viene comunicato al Rup ed il giorno della decriptazione lo stesso mette a disposizione la propria chiave privata, di cui è in possesso dall’inizio della procedura, ed il portale della Avn la collega ai nomi di cui è in possesso. Il Rup, quindi, non è in possesso di alcun nome dei partecipanti al concorso, ma di un semplice codice alfanumerico che non apre nulla senza il collegamento al portale Avn. Il Rup trasmette solo la notizia della fine del concorso e la propria chiave mentre il portale Avn gli rivela il nome di cui lui viene a conoscenza solo al termine della procedura”.

Tra i dubbi dei commissari anche quello di un possibile conflitto di interessi tra il vincitore della gara e un membro della commissione giudicatrice. “Il Rup non è nella condizione di associare alcun codice a dei nominativi dei partecipanti – spiegava l’architetto Cinti - La sola cosa che si potrebbe pensare, a livello di pura illazione, è che (…) dopo avere saputo che tra i commissari c’era (…) e visti i loro precedenti

rapporti intercorsi, avrebbe potuto telefonare a (…) dicendogli ciao carissimo amico eccetera eccetera..., ma siamo sempre nel territorio delle ipotesi che sono legate al pensare male con una illazione che io non mi sentirei mai di sostenere per non incorrere nel rischio di poter essere querelato. Se ci fossero state delle segnalazioni concrete di situazioni realmente verificatesi allora avrei potuto operare, ma c’è una differenza tra il semplice pensiero di un reato ed una notizia di reato che è una cosa diversa e che non mi è mai stata comunicata”.

Dubbi che vengono rinnovati in merito al “sistema di criptazione alfanumerico individuato dai partecipanti. Viene infatti segnalato che codici come 50CC0R50 e 704TR07TR, scelti da due partecipanti al concorso, possano facilmente richiamare le parole SOCCORSO e TEATROTERNI (l’ultimo dei quali scelto dal primo classificato della seconda fase dei finalisti del concorso stesso) agevolandone l’identificazione”.

L’architetto Cinti risponde spiegando che “la commissione ha solamente dei codici ed infatti nell’ultimo dei tre verbali, che è quello della seconda fase, vengono individuati solamente i codici dei cinque progetti finalisti. I commissari non conoscono i nomi degli autori fino a che, dal portale Avn non dicono che il codice x è associato a pinco pallino. Si sceglie il progetto e non il progettista”.

La commissione ribadisce però il concetto, soffermandosi in particolare sulla necessità di “verificare le veridicità delle autocertificazioni di incompatibilità presentate prima del concorso”. “I commissari fanno questa dichiarazione di incompatibilità e la fanno rispetto alle procedure del concorso, e loro in linea teorica non sanno chi partecipa al concorso e se lo sanno non lo vengono certo a dire. Il discorso sui codici alfanumerici e sulla loro identificabilità – è ancora Cinti - vale solo nei casi in cui ci sia messi d’accordo prima, e questo si potrebbe essere verificato in due casi: o nel caso in cui qualcuno abbia segnalato alla commissione chi era un partecipante oppure uno dei commissari abbia chiamato un suo collega e gli abbia detto: Guarda partecipa a questo Concorso che sto in Commissione e ti faccio vincere. Questo potrebbe essere successo ma deve essere provato. Ritengo che i presupposti perché ci sia stata una pastetta sussistono solo nel caso in cui si siano messi d’accordo prima, ma questo non lo posso né pensare né sapere perché non ho elementi. Sui controlli sulla presunta incompatibilità, (…) che ha 80 anni ed è stato docente alla Roma 2, chissà quanti professionisti può avere conosciuto e con quanti può avere collaborato. Ma questo mi autorizzerebbe a pensare che questo potrebbe avere creato una illiceità? Credo proprio che non ci siano i presupposti”.

Sul tema di ipotetici conflitti di interesse è intervenuta anche l’assessora Salvati: “… il professor (…) era stato indicato dall’ordine degli architetti e non è stato scelto dal Comune di Terni. I commissari inoltre, sottolinea la Salvati, hanno conosciuto il nome del vincitore del concorso solamente al momento della decriptazione dei codici”. In un secondo tempo l’assessora riprenderà questo punto affermando che: “sul conflitto di interessi c’è una valutazione del Rup, architetto Cinti, ed una comunicazione del segretario generale in risposta ad una richiesta presentata da un consigliere comunale per una vicenda sulla quale, sottolineo, non è stato finora presentato alcun ricorso, e preciso altresì che il mio ruolo nella vicenda delle procedure è esclusivamente di natura politica e non riguarda aspetti tecnici che non rientrano nella mia competenza. Sui codici non abbastanza criptati il sospetto che nasce in questa sede è appannaggio di chi ce l’ha e che i codici sono stati visualizzati dagli uffici del comune solo al termine della prima fase”.

Rassicurazioni che però non fugano i dubbi della commissione che nella conclusione alla relazione mantiene perplessità relative “all’anonimato dei partecipanti al bando”. Tanto più “sulla base dell’audizione dell’architetto Cinti” sarebbe stata appurata “la mancanza di controlli da parte del Comune di Terni della veridicità delle autocertificazioni presentate dai concorrenti e delle dichiarazioni di assenza di cause di incompatibilità dei commissari nominati per il concorso”.

Il verbale della commissione è stato approvato all’unanimità - quindi anche con il voto dei commissari di maggioranza – ma è stato rispedito in commissione, provocando le ire del presidente Fiorelli: “Il rinvio in commissione di una relazione già votata all’unanimità da parte di tutti i consiglieri che compongono la commissione stessa, compresi quelli della maggioranza, è una cosa semplicemente insolita e surreale. I motivi di questa decisione presa dalla maggioranza – attacca Fiorelli - sono sconosciuti, hanno deciso di rimandare la relazione che era stata già votata perché l’argomento è probabilmente molto scomodo. Surreale che si rimandi una relazione dopo il lavoro della commissione, dopo due audizioni, e soprattutto dopo il voto del marzo 2022 che di fatto ha reso pubblica la relazione. Da allora nessuno ha detto nulla, oggi di punto in bianco la maggioranza la rimanda indietro senza spiegarne i motivi. Essendo una relazione pubblica, si tratta di una scelta piuttosto insolita. La relazione mette semplicemente un punto sul lavoro già fatto. Se c’erano argomenti nuovi si poteva intervenire a suo tempo. Tutto d’un tratto adesso la maggioranza si accorge che in quella relazione votata anche da loro c’è qualcosa che non va?”.

“Perché i consiglieri di maggioranza fanno retromarcia sul Teatro Verdi?”, si chiedono ancora in una nota congiunta M5S, Pd, Senso civico e Terni immagina. “La domanda è lecita visto che hanno chiesto nuovamente il ritorno in commissione garanzia e controllo della relazione inerente al bando per la progettazione. E questo dopo il lavoro di approfondimento già avvenuto nella stessa commissione. Probabilmente i consiglieri della maggioranza vogliono fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia. Ma soprattutto vogliono seppellire un tema che potrebbe creare imbarazzo alla giunta Latini. Peccato che la relazione sia già pubblica e a disposizione dei cittadini, degli organi di informazione e dagli organi inquirenti. Come consiglieri di opposizione li ringraziamo per aver finalmente dato visibilità a un tema che fino ad oggi è stato monopolizzato dalla versione del nuovo regimetto locale. Sono molte le criticità che accompagnano la realizzazione di questa opera e sono tante le voci critiche di esperti del settore che più volte hanno lanciato l’allarme per i costi faraonici. Oltre 20 milioni di euro, solo come costo di partenza, che rischiano di aumentare in modo sostanzioso, quando invece si poteva costruire un nuovo teatro altrove, contenendo i costi e non deturpando la nostra storia”.

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