Lascia il lavoro e da Piediluco arriva in bici fino a Capo Nord, l'impresa di Alberto Carotti

Un mese di viaggio in solitaria, 4.200 chilometri: sui social il racconto della vacanza-avventura dal lago di Terni ai mari del nord Europa: "Mettersi in gioco è l'unico modo per non rinunciare ai sogni"

Alberto Carotti a Capo Nord

Lascia il lavoro e inforca la bici per una vacanza-avventura indimenticabile. Da solo, in bici, dal lago di Piediluco a Capo Nord, 4.200 chilometri, un mese di pedalate per inseguire un sogno. E' l'impresa del 52enne perito elettrotecnico ternano, Alberto Carotti, che ha raccontato giorno per giorno sulla sua pagina Facebook la sua straordinaria esperienza. Sin dal 16 giugno quando saluta amici e colleghi della ditta per cui ha da sempre lavorato, lascia il posto in azienda e il giorno dopo dalla sua Piediluco si mette a pedalare verso i mari del Nord. Giovedì mattina l'arrivo a Capo Nord e la foto di rito con la bicicletta in mano alzata a mo' di trofeo.  

"Mettersi in gioco è l'unico modo per liberarci dalle cosiddette “convinzioni limitanti” che spesso ci fanno rinunciare ai nostri sogni, ai nostri desideri, ai nostri progetti, prima ancora di provare", scrive questa mattina mentre si trova su un aereo che lo sta riportando a casa. Lo scrive sul suo profilo Facebook dal quale ha raccontato tappa dopo tappa la sua avventura.

La partenza da Piediluco per arrivare fino al Brennero, quindi il passaggio attraverso Austria, Germania, Svezia, Finlandia e Norvegia. Circa 120 chilometri di media al giorno, la tappa più lunga è stata di 204 chilometri tra la Finlandia e la Norvegia quando il traguardo era vicino e la voglia di arrivare era sempre di più. Ogni giorno foto e video di paesaggi bellissimi, come l'aurora sul Mar Baltico, parlando dei posti visti e delle persone. Era solo sulla bici ma con lui in realtà c'erano centinaia di amici che dai social facevano il tifo per lui.

"Quando sono partito per questo straordinario viaggio attraverso l’Europa - scrive Carotti - la mia forma fisica non era perfetta anzi, direi che ero piuttosto appesantito da qualche chilo di troppo e la cosa era così evidente che molti mi chiedevano se fossi allenato per affrontare una prova simile. In effetti non ero neanche ben allenato ma ho voluto provare lo stesso, convinto che lungo il percorso avrei acquisito una migliore forma e potenziato le prestazioni. E così è stato. Questo vale non solo per lo sport ma per qualsiasi altro ambito della nostra vita. Non dobbiamo aspettare di essere perfetti per intraprendere un percorso, iniziare ad impegnarci in un progetto tentare un cambiamento e provare un’esperienza nuova. Se si ha un sogno nel cassetto, la cosa più giusta da fare è mettersi in gioco e provare perché le insicurezze si superano facendo esperienze concrete. È così che si scopre che nel nostro Dna ci sono tutte le armi per poter vincere, che abbiamo potenzialità, che neanche immaginiamo, per poter fare cose straordinarie".

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