Tra leggenda e reale, un viaggio alla scoperta delle mummie di Ferentillo

L’impiccato, il camapanaro, i due cinesi e l'agiata signora sono solo alcuni dei personaggi che si possono incontrare passeggiando nella cripta di Santo Stefano. Il 24 giugno sono finiti i nuovi scavi e altri 10 esamplari sono stato trovati. L'anno prossimo sapremo chi erano

L’impiccato, il camapanaro, i due cinesi e l'agiata signora. Sono solo alcune delle mummie che si possono conoscere nel Museo di Ferentillo, in provincia di Terni. Il paese si trova in una posizione molto particolare: alla confluenza di due crinali rocciosi che quasi si congiungono, chiudendo la Valle del Nera. Due sono i borghi che lo compongono: Matterella e Precetto, posti sulle due sponde del fiume. 

Precetto ha un assetto urbano duecentesco e un sistema di fortificazioni ben sviluppato: di esso si sono conservate le mura merlate, che corrono sul crinale del monte, e le poderose torri. La parte del paese che si è sviluppata nella parte pianeggiante è, invece, di formazione più recente, risalendo al XV secolo. Questa riorganizzazione fu voluta dai nobili Lorenzo e Francesco Cybo, i quali avevano progettato l’edificazione di nuove chiese in tutto il territorio. Nello specifico una doveva essere dedicata a Santo Stefano, e doveva essere costruita nell’area in cui già sorgeva una chiesa di origine medievale (XIII secolo). Questa non venne demolita, ma fu utilizzata come base per le fondamenta delle nuove costruzioni. Gli spazi modificati resero possibile un utilizzo alternativo della chiesa che, inglobata dalla nuova struttura, fu riadattata a cripta sepolcrale della chiesa superiore  

La cripta

Questo spazio fu riempito con della terra (probabilmente materiali di scarto della lavorazione della pietra utilizzata per edificare la chiesa superiore) che andò a modificare il livello del pavimento originario. Lunga ventiquattro metri, larga nove e alta due, la cripta presenta ancora oggi elementi architettonici e artistici risalenti alla fase della chiesa medievale del XIII secolo, come l’antico portale e i resti dell’abside. In questo luogo, dal XVI secolo in poi, vennero inumati tutti i morti del borgo di Precetto fino al 1806, quando fu esteso all’Italia l’editto napoleonico di Saint CloudDécret Impérial sur les Sépultures, che vietava la sepoltura all’interno delle mura cittadine e che impose la costruzione dei cimiteri extraurbani. Oltre a vietare la sepoltura, l’editto ordinò anche la riesumazione dei corpi e così ci si accorse della perfetta mummificazione di alcuni di essi.

I corpi, di colore giallastro, ad una prima ispezione autoptica rivelavano che la loro mummificazione era completamente spontanea e che era dovuta principalmente ad un'essiccazione totale delle parti molli. Oltre a conservare la pelle, alcuni di essi presentavano ancora intatte le unghie, i denti, le orecchie, le labbra, gli organi genitali, la barba ed i capelli.

La nuova scoperta

Il mese scorso un team di 10 antropologi e paleopatologi, in 10 giorni, ha studiato le mummie, concentrandosi in particolare sull'ossario. Hanno così catalogato e suddiviso per diemnsioni tutte le ossa. E qui la sorpresa. Mentre tiravano fuori tibie, peroni, avambracci e chi più ne ha più ne metta, hanno hanno scioperto che sotto c'erano accatastate, ma peferettamente conservate altre 10 mummie, portando la collezione a 34. Così il museo è passato in un batter d'occhio a dover esporre nuovi uomini e nuove donne del passato, senza però avere il numero di teche necessarie. "Speriamo che la curia di Spoleto e gli enti preposti comincino a investire su questo museo che è tra i primi in Umbria per visitatori". 

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Il progetto, diretto dall'Università di Vilnius (Lituania), comprende un'equipe di scienziati forensi e patologi delle Università di Cranfield (Regno Unito), della Complutense di Madrid (Spagna) e dell'Istituto di Medicina Legale delle Isole Baleari di Palma di Maiorca (Spagna), ed è svolto sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria.

Uno studio multidisciplinare commissionato dalla curia spoletina, rappresentata dalla locale parrocchia di Santa Maria di Ferentillo, che era stato già avviato negli scorsi anni attraverso una documentazione dei corpi mummificati, una ricerca storico-archivistica, e anche l'analisi chimica del suolo.

“Si tratta di indagini non invasive –  ha spiega Dario Piombino-Mascali – che quindi non compromettono in alcun modo l'aspetto dei reperti, e che riveleranno dettagli sulla demografia, lo stile di vita, lo stato di salute e le pratiche funerarie degli antichi ferentillesi”.

Le indagini sono anche finalizzate a mettere a punto delle migliori strategie di musealizzazione ed esposizione che possano garantire una conservazione a lungo termine dei preziosi reperti. 

Il museo

Dal momento della scoperta (specialmente dal XIX secolo) questo luogo è divenuto famoso per la collezione di questi corpi mummificati, tanto da suscitare l’interesse di numerosi studiosi e di moltissimi visitatori. Proprio per questo grande interesse, nel 1992, si è deciso di dar vita a una nuova musealizzazione, utilizzando nuove teche espositive per la conservazione dei corpi e accogliendo i visitatori con questa incisione sopra alla porta di ingresso del museo: «Oggi a me, domani a te, io fui quel che tu sei, tu sarai quel che io sono. Pensa mortal che il tuo fine è questo e pensa pur che ciò sarà ben presto». Mentre la prima frase è presa dalla Bibbia, la seconda è stata scritta da un ferentillese ed è stata inserita a prosieguo.

Le mummie

Ad oggi sono 34 tra uomini, donne e bambini, le mummie esposte al Museo. Ci sono poi 10 teste, 270 teschi, una bara ancora sigillatadue volatili mummificati (uno dei quali è un’aquila). Inoltre, durante gli ultimi interventi di pulitura e manutenzione della cripta sono state rinvenute delle sepolture nella sala antecedente a questa, forse destinate ai non battezzati. La particolarità di questo Museo, oltre allo straordinario stato di conservazione dei defunti, sta nel fatto che possiamo realmente conoscere la mummia che ci troviamo davanti. Di alcune di esse, infatti, si conosce la storia, che continua a essere tramandata oralmente o si ritrova negli archivi ecclesiastici.

La mummificazione

Nel 1887 l’Accademia dei Lincei pubblicò uno studio dettagliato sul curioso fenomeno della mummificazione dei corpi. Gli studiosi Carlo Maggiorani e Aliprando Moriggia, professori universitari, supportati dal chimico Vincenzo Latini, si dichiararono convinti che la mummificazione fosse da imputarsi al tipo di terreno, ricco di silicati di ferro e di allumina, di solfato e nitrati di calcio di magnesio e ammoniaca, alla ventilazione del locale e alla presenza sulla pelle delle mummie di microrganismi che, nutrendosi delle materie decomponibili dei cadaveri, li fecero essiccare velocemente. In seguito il terreno della cripta è stato analizzato nel tentativo di ricavare dati certi per consolidare le ipotesi già formulate, ma la ragione certa non è stata individuata. Seguirono però tentativi di mummificazione con corpi di animali, che rivelarono la rapidità del processo grazie al terreno della cripta. Sembra comunque probabile che a mummificare le salme sia un batterio che disidrata i corpi.

I cinesi

Una particolare ricostruzione riguarda le mummie di due asiatici (riconoscibili dalla caratteristica fisionomia). Le leggende narrano di un ricco uomo e della sua sposa, probabilmente cinesi, in viaggio di nozze o arrivati per l'anno giubilarfe del XVIII secolo. Di lui è rimasta soltanto la testa appoggiata sopra un cuscino. Dietro ci lui c'è la donna, in posizione di preghiera. Tra le mani reggeva la lunghissima coda di capelli oggi andata persa. Giunti nei pressi di Ferentillo, tramite la via Flaminia, caddero preda del colera e furono seppelliti in questa cripta. Al centro il corpo di una donna morta in età avanzata.

L’avvocato

Altra curiosità riguarda il corpo custodito nell’unica bara ancora chiusa presente nella cripta. Si tratta di un avvocato del luogo ucciso da numerose pugnalate la cui mummia non viene esposta per rispetto nei riguardi dei discendenti dell’uomo ancora viventi e residenti a Ferentillo. Anche uno degli assalitori rimase ucciso durante l’omicidio, e il suo corpo è esposto nella teca numero 10 del museo. Sulla cassa si può leggere la data di morte “18 Maggio 1871” , che è anche la data dell'ultima sepoltura avvenuta nella cripta.

Teca 3

All'interno di questa teca in legno, originale degli anni 30', i resti di un uomo molto alto per l'epoca in cui è vissuto. Probabilmente si tratta di un caso di gigantismo, in cui è tipica la condizione di gambe e braccia molto lunghe rispetto al tronco.

L'agiata signora

A destra, nella teca numero 2, il corpo di un’anziana donna che a differenza degli altri indossa dei vestiti. Probabilmente apparteneva a una famiglia agiata. I benestanti venivano seppelliti vestiti o in una bara così come gli appartenenti al clero. Tutti gli altri, invece, venivano seppelliti nudi avvolti in un sudario. A sinistra c'è il corpo di un uomo che ha conservato parte della barba, del naso, delle orecchie e tutti i denti. Sul corpo si posso vedere attravaerso le pieghe della pelle l’intestino, il fegato e l’ombelico, oltre a naso, denti e orecchie. In basso, invece, partendo da sinistra un teschio dove è ancora possibile vedere una ciocca di capelli e un occhio conservante la palpebra, mentre l'altro teschio a destra conserva quasi tutti i lineamenti del viso. In basso al centro il corpo completamente mummificato di un bambino, forse idrocefalo a giudicare dalla conformazione della testa.

L'epilettica

Al centro della teca 5 il corpo di una giovane donna. Si può notare un viso non molto regolare, il labbro superiore deforme e la lingua ingrossata tra i denti. Molto probabilmente soffriva di epilessia ed è per questo che troviamo la lingua di fuori e segni di un'autopsia sul torace. La leggenda invcee vuole che fosse il corpo di un campanaro caduto dal campanile mentre osservava la sua fidanzata. 

La donna morta di parto e il suo bambino

Due corpi di adulti e uno di neonato, nella teca numero 8. Il primo appartiene forse alla comunità cinese degli sposi (tratti del viso orientali). Il secondo corpo appartiene a una donna probabilmente morta di parto (ingrossamenti dell'addome e della zona inguinale). Al suo fianco il corpo di un bambino appena nato, forse il figlio morto insieme a lei, poggiato sopra le fasce in cui era avvolto.

Ossario e uccelli mummificati

In fondo alla cripta si trova l'ossario con i resti dei corpi che non si sono mummificati e che quindi vennero tumulati. L'ossario custodisce circa 270 teschi di cui una trentina presentano alcune parti del viso e del collo parzialmente mummificate. Tra i teschi se ne possono vedrealcuni con dei fori, simbolo di operazioni andate a buon fine. Al centro dell’ossario si trovano anche il corpo mummificato di un’aquila reale e di un altro uccello. Fu un esperimento fatto da alcuni abitanti di Ferentillo a metà del XX secolo per verificare se il processo di mummificazione avvenisse in maniera del tutto naturale. Il corpi rimasero completamente mummificati.

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Molti altri i corpi ritrovati, per scoprire le l. L'anno prossimo si scoprirà anche chi sono i 10 ritrovato lo scorso giugno. Infatti, verranno analizzati, sottoposti a tac e all'esme del dna per cercare di delinearne una storia precisa.

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