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“Sangemini e Amerino, un piano di tagli ma senza sviluppo: si rischia una crisi socio economica irreversibile”

Intervento di Ortenzi (Cambiamo San Gemini): il piano di rientro di Ami prende in considerazione solo il soddisfacimento della situazione debitoria della società e non la rinascita di quelle attività produttive che rappresentano il motore principale per la ripresa economica di tutto il territorio

Il concordato preventivo con continuità aziendale diretta che riguarda le Acque Minerali d’Italia S.p.a. (Ami S.p.a.) depositato presso il tribunale di Milano (sezione fallimentare) il 23 dicembre 2020, ha delle ripercussioni importanti nei confronti degli stabilimenti di Sangemini ed Amerino in quanto il relativo piano di rientro risulta inadeguato a garantire la sopravvivenza nel medio termine di questi stabilimenti.

Le carenze principali di questo piano possono essere così sintetizzate: l’aspetto finanziario evidenzia il forte dubbio che lo stesso non sia in grado di permettere il necessario rinnovamento tecnologico ed efficientamento delle infrastrutture produttive; l’aspetto organizzativo non prevede il necessario potenziamento delle strutture commerciali locali per poter riconquistare le quote di mercato perse durante gli ultimi anni di crisi. 

Facendo un paragone con il piano industriale, siglato dalla proprietà Pessina il 16 novembre 2018, si nota che, perlomeno, quel piano prevedeva un investimento complessivo di 19 milioni di euro, da finalizzare nel periodo 2018-2021 per l’innovazione tecnologica degli impianti produttivi in oggetto, in modo tale da poter riconquistare l’efficienza produttiva necessaria a diventare competitivo. Nel presente piano di rientro non vi è però traccia di queste considerazioni e proposte finanziarie minime per l’ammodernamento degli impianti.

Nel piano di rientro viene invece definita l’esatta consistenza degli esuberi delle risorse umane occupate negli stabilimenti di Sangemini ed Amerino (76 unità da ridurre nei 4 stabilimenti del centro-sud Italia) che andranno perciò a depauperare in modo preoccupante il livello occupazionale locale senza prospettive future certe per gli stabilimenti che diventeranno sempre di più obsoleti e senza un mercato certo per le loro produzioni. 

Dalle considerazioni sopra esposte discende la concreta preoccupazione, da parte di tutta la collettività locale di San Gemini ed Acquasparta, per il piano di rientro attualmente depositato al tribunale di Milano, poiché prende in considerazione solo il soddisfacimento della situazione debitoria della società Ami S.p.a. ma non è in grado di garantire la rinascita di quelle attività produttive che rappresentano il motore principale per la ripresa economica di tutto il territorio e per la sopravvivenza di un marchio storico rappresentativo della comunità locale stessa. 

Si chiede pertanto un intervento congiunto da parte delle istituzioni e autorità competenti (tribunale di Milano-sezione fallimentare, ministero dello sviluppo economico e Regione dell’Umbria) prima che il concordato stesso venga omologato, presumibilmente il 28 febbraio 2022, in modo tale da poter modificare il piano di rientro e concretizzare un intervento di salvataggio che accompagni in tempo utile il territorio in un percorso credibile di ripresa economica che scongiuri quindi uno stato di crisi socio-economica irreversibile. 

*consigliere comunale Cambiamo San Gemini

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