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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

“Carcere violento, Sabbione è una polveriera: rischi anche per la sicurezza in città”

I sindacati della polizia penitenziaria incontrano il prefetto di Terni: “Trasferimenti continui nel penitenziario cittadino considerato come una discarica”

Allarme rosso al carcere di Terni. Lo lanciano i sindacati della polizia penitenziaria che venerdì scorso hanno incontrato il prefetto di Terni dopo gli episodi di violenza che si sono verificati nella casa circondariale di vocabolo Sabbione. Sappe, Sippe Ugl, Sinappe, Uilpa, Fns Cisl e Cnpp con nota unitaria hanno chiesto al prefetto di Terni, Emilio Dario Sensi, “un supporto per far terminare i trasferimenti nella regione e soprattutto nella casa circondariale di Terni dei detenuti ordine e sicurezza”.

Secondo i sindacati, “puntualmente, il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria di Toscana e Umbria, ritenendo evidentemente quest’ultima una ‘discarica’, adotta ormai da anni provvedimenti di trasferimento nella nostra regione ed in particolare nell’istituto ternano di soggetti che si sono resi responsabili di aggressioni al personale di polizia penitenziaria, o che, con i loro inqualificabili comportamenti, hanno messo a repentaglio l’ordine e la sicurezza di istituti penitenziari di mezza Italia, che poi ne hanno chiesto il trasferimento per difficoltà di gestione”.

Il risultato è che il carcere di Terni si trova ad affrontare una situazione di sovraffollamento con 520 detenuti a fronte di una capienza di 416. “Di contro – sottolineano i sindacati - pochi, pochissimi poliziotti in servizio e ormai ridotti allo stremo da massacranti turni e dall’indifferenza dimostrata dalla direzione, dal comando e dal provveditorato regionale rispetto alle gravissime ed irreversibili problematiche che affliggono ormai da anni il carcere di Terni: lavorare in emergenza da troppo tempo logora il personale e abbassa i livelli di sicurezza già ben al di sotto del limite minimo”.

I sindacati hanno perciò evidenziato al prefetto che “uno sfollamento di almeno 20 detenuti ordine e sicurezza e un blocco delle assegnazioni in entrata da parte del provveditorato che riguardano questi soggetti, nonché di detenuti con problemi psichiatrici, permetterebbero di riportare la situazione ad un livello tollerabile”.

Al contrario, “una carenza di poliziotti con contestuale aumento indiscriminato dei carichi di lavoro, una situazione di disagio costante, considerando le numerose aggressioni fisiche patite dai colleghi, gli insulti e le minacce di morte da parte dei detenuti che si ricevono quasi ogni giorno, rendono la situazione davvero una polveriera pronta ad esplodere, con conseguenze che, inevitabilmente, comprometterebbero finanche l’ordine e la sicurezza cittadina; motivo per cui si è ritenuto dover coinvolgere il prefetto, organo di governo territoriale”.

Come esempio, i sindacati hanno ricordato l’aggressione che si è verificata qualche giorno fa ai danni di un poliziotto, “come sempre da solo a vigilare un’intera sezione. Fortunatamente – dicono le sigle - ha avuto la prontezza di chiudersi nel box agenti e di sfuggire quindi ad una sorte che stentiamo ad immaginare sarebbe stata benevola”.

Al termine dell’incontro, il prefetto ha dimostrato “disponibilità e attenzione alle problematiche esposte” prendendo “l’impegno di inviare una nota ai vertici del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nonché al capo del gabinetto del ministro – concludono i sindacati - per dar forza alle nostre ragioni”.

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