Terni Biomassa, bocciato ricorso. Neri: giudici arroganti

Il Tar respinge le motivazioni del comitato “No Inceneritori”. Il portavoce: non hanno nemmeno letto i documenti estratti dallo studio Sentieri su inquinamento e salute

Foto da Facebook

Il Tar Umbria ha respinto il ricorso che il comitato “No Inceneritori” aveva presentato contro la determina che aveva di fatto dato il via libera all’Aia, Autorizzazione integrata ambientale per l’impianto Terni Biomassa. Oltre al “no” del Tar, il comitato è stato condannato a pagare le spese legali, 4mila euro che dovranno essere divise tra Regione Umbria e Terni Biomassa.

È una sentenza che mette in mostra tutta l’arroganza dei giudici – tuona Fabio Neri, portavoce del comitato - è la prima volta, infatti, che un comitato di cittadini viene condannato a pagare le spese legali delle controparti”. Il Tar ha dunque rigettato tutte le motivazioni che il comitato aveva evidenziato per la sua battaglia legale, tra queste la violazione del principio di precauzione, l’eccesso di potere per totale travisamento dei fatti e degli atti, difetto di istruttoria perché “la Regione Umbria – si legge nel testo - non avrebbe tenuto conto del ‘dissenso qualificato’ del sindaco di Terni”. Rigettata anche la motivazione da parte dell’allora sindaco Di Girolamo in quanto reputata dai giudici “una semplice opinione”.

Di fatto, nella sentenza del Tar si afferma che “tale posizione non può essere considerata legittima e rappresenta un mero dissenso di massima, espressione di una posizione meramente interlocutoria che rinvia surrettiziamente la manifestazione definitiva della volontà a un tempo successivo alla chiusura della conferenza dei servizi e che non può pertanto essere valutata in termini negativi, in quanto proveniente da amministrazione che ha sostanzialmente dichiarato di non essere in grado di esprimersi e invero la posizione negativa del sindaco del Comune di Terni, nei termini sopra riportati, era già stata espressa nella seduta della conferenza di servizi del 4 settembre 2015, senza però che in tal sede il sindaco stesso si fosse premurato di esercitare i propri poteri disponendo un’indagine epidemiologica in seno alla conferenza medesima che gli avrebbe consentito, in occasione delle successive sedute, di esprimere non un dissenso privo di qualsivoglia riscontro fattuale e motivazionale”.

Il comitato citava anche il responso dello studio “Sentieri” nel quale si evince il forte stato di inquinamento nel territorio, ma il Tar lo bolla come “non pertinente al caso di specie” “trattandosi – si legge nella sentenza - di studio che valuta la mortalità nelle aree individuate come siti di interesse nazionale ai fini della loro bonifica e non è quindi pertinente al caso di specie, atteso che l’impianto di Terni Biomassa non ricade nell’ambito di detta tipologia di aree all’interno del territorio comunale”.Quest’ultima frase – sbotta Neri - chiarisce perfettamente che i giudici non hanno nemmeno letto il documento estratto dallo studio Sentieri che riguarda tutta la popolazione di Terni, non quella residente nell’area del Sin, dunque ininfluente il fatto che l’inceneritore sia dentro o fuori l’area delimitata nel sito di interesse nazionale”.

Ora la battaglia continua: “Noi – afferma Neri - non ci fermeremo qui”.

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