Inquinamento e ambiente, così la galleria Tescino è stata avvelenata dal cromo esavalente

Scorie nel cemento e infiltrazioni di fanghi dalla discarica di Villa Valle. Ast: 70mila tonnellate l’anno di rifiuti pericolosi, scarti dell’acciaieria per ricoprire l'immondizia. Allarme della Provincia: pochi controlli, c’è minore attenzione sugli illeciti ambientali

Mettere assieme le testimonianze raccolte dalla commissione parlamentare sulle ecomafie che è tornata a fare tappa a Terni, significa ricostruire la genesi di quella che è ormai diventata la famigerata “Valle dei veleni”. E scoprire così non soltanto un passato da brividi, ma anche un presente ancora controverso e un futuro tutt’altro che certo.

Tescino, allarme cromo esavalente

Una buona parte delle audizioni dei commissari presieduti da Stefano Vignaroli ha riguardano la situazione della discarica di vocabolo Valle e la contaminazione da cromo esavalente della galleria Tescino. Ne hanno parlato i rappresentanti di Ast, correlando “la contaminazione” della galleria “con il cemento usato per il tunnel e con la discarica di rifiuti urbani gestita dal Comune e non più in uso”, sostenendo che “qui sono state utilizzate scorie dell’acciaieria per ricoprire i rifiuti. La discarica di rifiuti solidi urbani è una porzione di vocabolo Valle, sito in buona parte destinato allo smaltimento dei rifiuti di Ast, situato sopra la galleria”. Lo stabilimento di viale Brin produce 990mila tonnellate di rifiuti ogni anno, di cui 400-440mila vengono conferite in discarica. Di queste, 60-70mila tonnellate sono “rifiuti pericolosi rappresentati da fanghi di depurazione delle acque del ciclo produttivo”. I rappresentanti di Ast hanno spiegato che il cromo esavalente è “presente in alcune tipologie di fanghi di depurazione e in misura minore nelle scorie. Su un milione di tonnellate di produzione di acciaio”, vengono usate da Ast “200mila tonnellate di cromo: una parte di cromo finisce nei rifiuti e ossidandosi diventa cromo III o cromo VI, in base alle condizioni ambientali”.

Cosa dice Palazzo Spada

Rispetto alla fuoriuscita di acqua contaminata da cromo VI dalla galleria del Tescino, il sindaco di Terni, Leonardo Latini, e l’assessore comunale all’ambiente, Benedetta Salvati, hanno spiegato che “il percolato proveniente dalla porzione destinata allo smaltimento dei rifiuti urbani, non più in uso dal 1997, viene tutt’ora gestito dal Comune e non contiene cromo VI”. “Dai carotaggi – hanno aggiunto - è emersa la presenza contestuale di rifiuti solidi urbani e scarti delle acciaierie, frutto di una coltivazione contestuale da parte di Comune e Ast. Inoltre, una parte della discarica A di Vocabolo Valle in uso ad Ast non risulta impermeabilizzata come prescritto dall’attuale normativa”.

Controlli a singhiozzo

La commissione ha raccolto anche le testimonianze del presidente della Provincia di Terni, Giampiero Lattanzi, e del comandante della polizia provinciale, Mario Borghi. Che hanno riferito in merito al nucleo operativo Nos ambiente della polizia provinciale, ricordando come che negli ultimi anni “a seguito della riforma delle Province” il personale “è passato da circa 25 a 6 unità. Questo elemento – hanno aggiunto - unito all’assorbimento del corpo forestale nell’Arma dei carabinieri”, secondo Lattnzi e Borghi “ha determinato a Terni una situazione di minore attenzione sugli illeciti ambientali”. In particolare, Borghi ha sottolineato la necessità che “sul territorio ci sia un organo di controllo operante in continuo e non solo temporaneamente in base a campagne di controllo, che faccia da presidio e da punto di riferimento anche in chiave preventiva”.

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