Acciaieria, Treofan, Sangemini: Terni perde i “pezzi” della sua industria, centinaia di posti di lavoro a rischio

Quattro in “corsa” per Ast, ma in viale Brin è crisi produttiva: in bilico 17 interinali. Treofan, il ministero chiama Jindal e sindacati. La crisi delle acque minerali

C’è un problema. Piuttosto serio. E riguarda la tenuta economica e sociale di un intero territorio. E c’è un tema che va considerato nella sua interezza e non a pezzi. Perché altrimenti sarà Terni a perdere i pezzi.

Il filo rosso che collega le tre principali vertenze in essere in questo periodo (che, purtroppo, non sono le uniche) tocca la questione della “strategicità” delle aziende il cui futuro viene messo in discussione. Ast, Acciai speciali Terni, viene considerata da Thyssenkrupp non più strategica. Sembra che Jindal, casa madre di Treofan, stia “spolpando” il sito ternano per spostare le produzioni di qualità altrove. E lo stesso potrebbe avvenire per gli stabilimenti di Sangemini e Amerino perché Acque minerali d’Italia, la holding impegnata in un progetto di ristrutturazione finanziaria e industriale, potrebbe non confermare la centralità di marchi storici del mondo delle acque minerali. Le conseguenze: un impoverimento industriale, economico e sociale del territorio. E migliaia di lavoratori che rischiano il posto.

La situazione in viale Brin

I primi a saltare potrebbero essere 17 lavoratori interinali (su 25 totali) che hanno in scadenza a giugno il contratto con Ast. Colpa del calo produttivo che comporterà una ulteriore fermata estiva tra l’ultima settimana di luglio e le prime due di agosto e possibili ulteriori stop a settembre e oltre. Ossia, quando dovrebbe entrare nel vivo la procedura per la vendita di Ast.

Nel corso della riunione in videoconferenza che le segreterie territoriali di Fim, FIom, Uilm, Fismic, Ugl, Usb e le Rsu di fabbrica hanno avuto con l’amministratore delegato Massimiliano Burelli è stato confermato che ad oggi non ci sono ancora “trattative bilaterali per la vendita del sito e che la procedura si aprirà con l’avvio del nuovo anno economico come dalle dichiarazioni fatte al ministero”. Nel frattempo però, Burelli ha confermato che ci sono quattro “manifestazioni informali di interesse: Marcegaglia, Arvedi e due soggetti che si sono rivolti direttamente alla holding e di cui ha voluto mantenere riservatezza”, dicono i sindacati.

“Le segreterie territoriali e le Rsu di Ast – dicono i sindacati - esprimono forte preoccupazione per il quadro d’insieme emerso. Tutte le iniziative messe in essere dall’azienda rilevano la volontà al depotenziamento del sito come più volte denunciato”. Per questo le organizzazioni “ribadiscono le rivendicazioni già fatte in ordine alla vendita con particolare riferimento al mantenimento degli assetti impiantistici e occupazionali ampiamente intesi come diretti, indiretti e somministrati”.

Ancora, viene definito “non più tollerabile l’atteggiamento dell’azienda che in maniera organizzata diminuisce organici, modifica l’organizzazione del lavoro non tenendo conto delle professionalità e della formazione, mettendo a rischio la sicurezza dei lavoratori e contestualmente dando il senso di smobilitazione”, soprattutto a fronte di dichiarazioni per le quali lo stesso ad avrebbe confermato ai sindacati di non essere in grado di “garantire il mantenimento dell’assetto attuale”.

“Riteniamo che il processo di vendita come ribadito debba avvenire il prima possibile, evitando un ulteriore indebolimento delle Acciaierie di Terni nella fase transitoria, per questo riteniamo indispensabile l’intervento del governo a garanzia di un asset strategico ed essenziale per il Paese”.

Qui Treofan

All’indomani dello sciopero dei lavoratori a Terni, è invece arrivata la convocazione dal parte del vicecapo di gabinetto del ministero dello sviluppo economico, Giorgio Sorial, dell’incontro (in video call) per la vertenza Treofan. Il ministero ha convocato Regione Umbria, Jindal Films Europe, Treofan Italy spa e sindacati (segreterie nazionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil e Ugl chimici). L’appuntamento è per mercoledì 17 giugno alle 16.

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Acque agitate

Il 20 maggio scorso l’ultimo vertice al ministero sulla vertenza Ami-San Gemini-Amerino ha amplificato le perplessità delle organizzazioni sindacali sul futuro prossimo dei circa 90 addetti degli stabilimenti che da quattro anni sono in cassa integrazione. “I lavoratori e le lavoratrici, le segreterie di Fai, Flai e Uila dell’Umbria, le Rsu unanimi esprimono tutte le perplessità e preoccupazioni in merito alla situazione in cui versano gli stabilimenti e alla tenuta sociale del territorio. Questa proprietà dal 2014 – hanno detto isindacati dopo quel vertice - anno in cui è entrata in possesso degli stabilimenti, ha disatteso ogni impegno a fronte anche di piani industriali pesanti, dove i lavoratori pur di vedere un futuro migliore per le aziende, di tasca propria hanno continuato a credere in questo stesso gruppo”. Oggi la situazione non è cambiata.  Si è soltanto aggiunto un altro pezzo al puzzle della crisi del territorio.

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