Treofan Terni, il futuro fa paura: via commesse e produzione, lo spettro della chiusura

L’allarme di Enzo Valente (Ugl Chimici): evitare che la proprietà faccia dello stabilimento della città ciò che ha fatto con quello di Battipaglia. Appello al ministero dello sviluppo economico

Terni come Battipaglia. Il futuro dello stabilimento Treofan in città fa paura e la Ugl Chimici lancia un appello al ministero dello sviluppo economico chiedendo di “usare atteggiamenti anche coercitivi, per definire una assurda vertenza con una proprietà sfuggevole e che, sin dall’inizio, ha chiaramente evidenziato il reale scopo dell’acquisizione: utilizzare Treofan Italy come serbatoio di ordini, clienti e conoscenze da travasare alla casa madre Jindal”.

“Occorre evitare che la proprietà della Treofan Italy, faccia dello stabilimento di Terni ciò che ha fatto con quello di Battipaglia, cioè chiuderlo definitivamente dopo averlo depauperato”. A parlare è Enzo Valente, esponente della segreteria nazionale dell’Ugl Chimici che si appella al Mise affinché intervenga nei confronti del Gruppo Indiano Jindal che, anziché spostare i macchinari del sito di Battipaglia, riconvertito da un nuovo imprenditore ad altra produzione dando la precedenza alle esigenze dello stabilimento umbro, ha previsto una collocazione diversa delle apparecchiature.

“La proprietà indiana – sottolinea Valente – ha deciso di inviare solo una parte residuale dei macchinari a Terni, prevedendo il trasferimento del grosso delle apparecchiature verso stabilimenti in Belgio, Olanda e addirittura negli Stati Uniti e in India. Ciò dimostra la volontà di Jindal di impoverire Terni per chiudere la produzione e delocalizzarla all’estero. Un’ipotesi che il Governo deve impedire in considerazione del fatto che molte delle attrezzature di Battipaglia sono state acquistate con fondi pubblici, contributi della Regione Campania, e non possiamo permettere, a maggior ragione, che vengano condotte al di fuori dei nostri confini per andare ad alimentare la produzione e l’economia di altri territori”. 

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A tutto ciò si aggiunge da parte del gruppo Jindal la diversa gestione delle commesse che da Terni sono già state spostate: “Già da inizio dello scorso gennaio, Jindal ha inviato lettere ai clienti Treofan, annunciando il cambiamento dei codici dei prodotti del marchio omogenizzandoli con quelli della capo-gruppo Jindal. Dal 31 gennaio molti dei prodotti sono stati sottratti allo stabilimento umbro e delocalizzati in altri stabilimenti, ed è opportuno sottolineare anche, che i siti centro-europei hanno un costo unitario di manodopera fino al 30% superiore rispetto al costo italiano. Chiediamo al Mise – conclude Valente – di usare atteggiamenti anche coercitivi, per definire una assurda vertenza con una proprietà sfuggevole e che, sin dall’inizio, ha chiaramente evidenziato il reale scopo dell’acquisizione: utilizzare Treofan Italy come serbatoio di ordini, clienti e conoscenze da travasare alla casa madre Jindal”.

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