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Affitta l'appartamento dell'anziana madre e caccia di casa il fratello disabile: sotto processo

La Procura accusa un 51enne tifernate anche di truffa per aver dato in locazione l'immobile senza averne il potere e incassando la caparra

Un tifernate di 51 anni è finito sotto processo per aver raggirato l’anziana madre, incapace e ricoverata in una struttura per anziani e cacciato di casa il fratello disabile, per poter affittare o vendere la casa di famiglia.

L’uomo, difeso dall’avvocato Francesco Cinque, è accusato di circonvenzione di persone incapaci “perché al fine di conseguire un ingiusto profitto, abusando delle condizioni di inferiorità psicofisica della madre, ricoverata all’Opera Pia Muzi Betti di Città di Castello e beneficiaria di amministratore di sostegno, la induceva a stipulare, senza l’autorizzazione del giudice tutelare, un preliminare di locazione” con un uomo, “al fine di affittare l’immobile di sua proprietà a San Giustino” e “contestualmente a rilasciare in suo favore una procura a vendere e locare suddetto immobile, in virtù della quale” stipulava con il soggetto “il successivo contratto di locazione, conseguendo il profitto corrispondenti a complessivi 2.650 euro, somma in parte corrisposta a titolo di caparra (3 mensilità da 550 euro) ed in parte riferibile a canoni di locazione riguardanti due mensilità per 550 e 450 euro”. I fatti sarebbero avvenuti a Città di Castello il 14 febbraio del 2020.

Altra accusa è quella di abbandono di minori o incapaci nei confronti del fratello, “poiché in esecuzione del medesimo disegno criminoso al fine di conseguire il profitto del reato” di circonvenzione della madre e di stipula del contratto di affitto, “costringeva il fratello, affetto da deficienza psichica e perciò riconosciuto invalido al 100% ad abbandonare l’immobile di proprietà della madre in cui lo stesso risiedeva, relegandolo in stato di abbandono e senza mezzi di sostentamento in un fondo di sua proprietà, privo di qualsiasi servizio igienico e in pessime condizioni igienico-sanitarie. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di conseguire il profitto di un altro reato”. I fatti contestati sarebbero avvenuti il 13 marzo del 2020.

L’uomo è anche accusato di truffa nei confronti della persona che, in buona fede, aveva sottoscritto il contratto di affitto. Truffa perché l’imputato “non avendone potere”, in quanto l’immobile è intestato alla madre incapace e con amministratore di sostegno, avrebbe indotto “in errore l’uomo procurandosi un ingiusto profitto corrispondente al deposito cauzionale”, anche in virtù del fatto che in seguito il contratto d’affitto veniva stipulato dalla proprietaria con intervento dell’amministratore e del giudice.

La madre e il fratello dell’imputato sono costituiti in giudizio tramite gli avvocati Benedetta Paolieri e Mariano Bussetti in qualità di amministratori di sostegno.

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