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Umbria, “Mia figlia la educo come dico io", in preda all'alcol picchia e maltratta la moglie: condannato

L'uomo avrebbe aggredito in più occasioni la consorte, anche puntandole contro un coltello. Contestato anche il mancato apporto economico ai bisogni della famiglia. La ricostruzione della Procura di Perugia

Due anni di reclusione, con pena sospesa, per un 40enne albanese difeso dall’avvocato Giorgia Ricci, accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie e della figlia.

I comportamenti violenti dell’uomo sarebbero dovuti, secondo la denuncia della donna costituitasi parte civile tramite l’avvocato Cesare Carini, al consumo di alcol da parte dell’imputato e alla diversità di vedute riguardo all’educazione della figlia.

Secondo la Procura di Perugia che ha contestato all’uomo il reato previsto all’articolo 572 del codice penale, l’uomo avrebbe “reiteratamente aggredito fisicamente con percosse, in occasioni di banali liti anche legate alla educazione/gestione della figlia minore” la consorte. In più occasioni “inveendo contro di lei” e in un caso particolare anche “minacciandola di morte” tramite un coltello puntato addosso alla donna.

Tra i comportamenti che configurano i maltrattamenti anche il disinteresse “dei bisogni materiali e morali del nucleo familiare”, al quale non avrebbe contribuito “in alcun modo”.

L’uomo, secondo quanto riportato negli atti processuali, sarebbe stato spesso preda di “ebbrezza alcolica”, anche “alla presenza della figlia minore”. Le vessazioni sarebbero avvenute tra il 2013 e il 2014. Dopo una lunga camera di consiglio il giudice Sonia Grassi ha condannato l’uomo a 2 anni di reclusione.

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