Il killer di Polizzi in libertà, arrivano gli ispettori del ministero: “Menenti è uscito dal carcere di Terni, ma non fuggirà”

La famiglia del ragazzo assassinato nel 2013 protesta a Roma, Bonafede chiede accertamenti sull’iter processuale. Le parole dell’avvocato Mattiangeli

Riccardo e Valerio menenti

“Dalla sua scarcerazione l’ho sentito più volte e posso confermare che si trova in Italia anche se non posso rivelare la località”.

Così l’avvocato ternano Francesco Mattiangeli parla al Corriere della Sera del “caso” che in queste ore sta scuotendo l’Italia: la liberazione di Riccardo Menenti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Alessandro Polizzi, commesso in un appartamento di Perugia nella notte fra il 25 ed il 26 marzo del 2013, e scarcerato dopo sei anni di reclusione dal carcere di Terni lo scorso 10 gennaio per la scadenza dei termini custodiali.

Un “buco” giudiziario innescato dal fatto che la Corte di cassazione non ha ancora fissato i termini per celebrare l’udienza richiesta dalla difesa di Menenti per discutere la questione delle agravanti (la crideltà con cui sarebbe stato commesso l’omicidio) visto che non ha ancora ricevuto dalla Corte d’appello di Firenze i faldoni processuali e dunque non è stato possibile celebrare il processo.

Il termine per la scarcerazione era stato indicato nella sentenza emessa lo scorso giugno: se non fosse intervenuta una sentenza definitiva, Menenti avrebbe potuto lasciare la cella della casa circondariale di Sabbione. E così è successo.

“Il ricorso per Cassazione – spiega ancora l’avvocato Mattiangeli a Terni Today - verte sulla mancata concessione delle attenuanti generiche alla luce della incensuratezza di Menenti, che aveva chiesto perdono, e che in carcere è stato un detenuto modello, affiancando alle attività lavorative anche la frequenza di un corso universitario”.

Secondo la ricostruzione dei fatti, Riccardo Menenti – ex pugile sessantenne – in quella notte di tre anni entrò con il volto coperto da un passamontagne nell’appartamento di via Ettore Ricci a Perugia in cui dormiva Alessandro Polizzi assieme a Julia Tosti, ex fidanzata del figlio Valerio. Il blitz non fu altro che una vendetta dei Menenti nei confronti di Polizzi, che in più di una occasione si era “scontrato” fisicamente proprio con Valerio. Riccardo Menenti esplose un colpo di pistola – una vecchia arma risalente alla seconda guerra mondiale – contro Alessandro, che riuscì però ad alzarsi dal letto e a fronteggiare l’aggressore. Menenti avrebbe dunque infierito contro Alessandro, pestandolo fino alla morte.

Le indagini furono piuttosto veloci e indicarono in Riccardo l’esecutore materiale dell’assassinio e attribuirono a Valerio un ruolo di complicità. Riccardo è stato condannato all’ergastolo mentre Valerio deve scontare sedici anni di cella ma anche lui lo scorso mese di maggio è uscito per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Contro la scarcerazione di Riccardo nelle scorse ore il fratello di Alessandro, Francesco, ha pubblicato le foto del corpo martoriato del fratello sul proprio profilo facebook. E nella giornata di ieri – 17 gennaio – la famiglia ha inscenato a Roma una protesta davanti alla Corte di cassazione, esponendo una gigantografia di Alessandro.

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La protesta si è poi spostata sotto al ministero di grazia e giustizia. E un primo risultato sarebbe già arrivato. Il ministro Alfonso Bonafede ha infatti annunciato l’intenzione di inviare ispettori ministeriali a Firenze con il compito di ricostruire cosa sia accaduto al fascicolo e soprattutto perché le carte non siano state inviate a Roma in tempi utili.     

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