Tutti al pronto soccorso, all’ospedale di Terni accessi triplicati in pochi giorni. Parisi: la maggior parte sono codici bianchi o verdi

Appello del direttore della struttura del Santa Maria: il rischio di contagio tra persone asintomatiche è un pericolo reale e rischia di vanificare gli sforzi finora fatti per contenere la diffusione del Coronavirus

Ansia, insonnia, dolore addominale da mesi, vomito dopo pasto abbondante, bruciore di stomaco con pretesa gastroscopia urgente, piccole reazioni allergiche, inappetenza, stitichezza, peggioramento cognitivo in paziente con demenza, cefalea semplice, vertigine, lombalgia, febbre. Sono questi alcuni dei problemi non urgenti registrati al pronto soccorso negli ultimi giorni, per i quali sarebbe stato sufficiente rivolgersi al proprio medico di famiglia o ad altri servizi territoriali e che, invece, hanno prodotto negli spazi del pronto soccorso dell’ospedale di Terni un raggruppamento di persone difficile da gestire in sicurezza, in un momento in cui tutto il Paese è quasi arrivato al collasso economico proprio per evitare gli assembramenti nei luoghi pubblici.

“Siamo appena entrati nella fase 2 dell’epidemia Covid19 e l’ospedale di Terni già rischia di dover far fronte ad una vera e propria emergenza nell’emergenza”. Questo l’allarme del direttore del pronto soccorso, Giorgio Parisi, che negli ultimi due giorni ha dovuto fare i conti, insieme alla sua équipe, con una ondata di accessi inappropriati in un momento in cui è fondamentale evitare il sovraffollamento e lasciare liberi i percorsi per i pazienti positivi al virus e le altre emergenze e urgenze non Covid.

Il dottor Parisi spiega che per due mesi il pronto soccorso ha visitato e trattato, per la stragrande maggioranza, solo casi gravi, con tempi di attesa e di gestione di gran lunga inferiori rispetto a quelli che si stanno di nuovo riproponendo.

2020-03-04_covid-PS-dr-GiorgioParisi-direttore-2“In pochi giorni gli accessi sono triplicati. Se ad aprile, nel periodo più critico, registravamo un media di 34 accessi ora siamo già saliti 86 accessi, di cui il 60% sono codici bianchi e verdi”. Il risultato è che i tempi di attesa si sono già allungati, anche in considerazione del fatto che il personale continua a restare impegnato su due percorsi, Covid e non, e che le procedure di sicurezza vigenti richiedono necessariamente più tempo. Per dare qualche esempio, il mese scorso anche un codice verde veniva visitato entro 37 minuti contro i 60 previsti e un codice giallo veniva visitato entro 17 minuti, contro i 30 previsti, mentre ieri il tempo di attesa già superava un’ora.

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“Ricordiamo che l’emergenza Covid non è terminata - conclude il dottor Parisi - e che il rischio di contagio tra persone asintomatiche è un pericolo reale e rischia di vanificare gli sforzi finora fatti per contenere la diffusione del virus. Facciamo quindi appello al buon senso dei cittadini affinché non dimentichino che è fondamentale rivolgersi al pronto soccorso solo per urgenze ed emergenze e per problemi non risolvibili dai medici di famiglia o di continuità assistenziale e non differibili come gravi traumi, eventi cardiovascolari e altri casi di immediato o potenziale pericolo di vita”.

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