Soccorsi, un’ambulanza su quattro arriva oltre venti muniti dopo la chiamata: la situazione nel Ternano

Oltre 14mila interventi di emergenza effettuati nel 2019, in circa 4mila casi è stato superato il tempo “limite”. De Luca (M5S): necessario potenziare questo sistema. I rischi per il pronto soccorso Narni-Amelia

La premessa è necessaria: il lavoro di chi si trova ad offrire il servizio di soccorso in emergenza non è affatto in discussione. Anzi. Il problema è un altro e riguarda l’organizzazione del sistema. Dal quale dipende in maniera diretta la sua efficacia e – a volte – l’obiettivo di riuscire a salvare una vita.

I numeri confermano però che la rete del servizio di soccorso in urgenza in Umbria qualche buco ce l’ha. E dentro questo buco rischiano di finire minuti fin troppo preziosi.

Con il Dpr del 27 marzo 1992 è stato attivato un sistema che coinvolge le centrali operative 118 e le postazioni dislocate sul territorio, su livelli di responsabilità a partire dal momento della segnalazione dell’evento alla centrale operativa stessa. Le linee guida della Conferenza Stato-Regioni raccomandano i tempi di arrivo dei mezzi di soccorso primario in emergenza nell’ambito degli 8 minuti in area urbana e 20 in area extraurbana almeno nel 90% dei casi, garantendo un intervento di soccorso qualificato ed un trasporto protetto fino al ricovero nel presidio ospedaliero.

Per verificare il funzionamento del sistema nel dettaglio, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Thomas De Luca ha avanzato una richiesta di accesso agli atti. La risposta sono migliaia di dati relativi e a tutti gli interventi effettuati nel 2018 e nel 2019 dalle postazioni di emergenza attive sul territorio regionale a cui sono giunte le richieste da parte della centrale unica del 118 dell’Umbria.

“Sui dati forniti dal sistema Beta 80 emerge che nella stragrande maggioranza dei casi i mezzi che dislocati nelle varie postazioni non garantiscono i tempi raccomandati per un intervento tempestivo. Nel 50% dei casi, in alcuni territori, quando una chiamata di emergenza viene presa in carico, il tempo di intervento del servizio del 118 eccede quasi sistematicamente i 20 minuti. Più in generale, nel corso del 2019, su 33 postazioni solo 2, quelle di Terni, hanno rispettato le raccomandazioni delle linee guida arrivando per il 90% delle volte nei tempi prestabiliti”.

Ecco il dettaglio di quanto accaduto nella provincia di Terni nel 2019.
Asl Orvieto: 1.197 interventi, di cui 567 oltre i 20 minuti (47%); Croce rossa Orvieto: 599 interventi, di cui 271 oltre i 20 minuti (45%); Cri Avigliano Umbro: 641 interventi di cui 282 oltre 20 minuti (44%); Asl Amelia: 977 interventi di cui 424 oltre 20 minuti (43%); Cri Guardea: 418 interventi di cui 162 oltre 20 minuti (38%); Pubblica assistenza Acquasparta: 717 interventi di cui 230 oltre 20 minuti (32%); Asl Narni: 1.290 interventi di cui 425 oltre 20 minuti (33%); Croce verde Ferentillo: 461 interventi di cui 150 oltre 20 minuti (32,5%); Asl Terni: 2.350 interventi di cui 684 in oltre 20 minuti (29%); Misericordia Fabro: 436 interventi di cui 114 oltre 20 minuti (26%); Pubblica assistenza Terni: 2.235 interventi di cui 251 oltre 20 minuti (11%); Cri Terni: 3.108 interventi di cu 278 oltre 20 minuti (9%).

Di fatto, rispetto ai 14.429 interventi effettuati, 3.838 sono stati realizzati oltre i venti minuti. Dal numero complessivo vanno “scremati” quelli realizzati in ambito urbano, i cui tempi sono più rapidi (8 minuti). Ma il quadro che emerge suggerisce comunque una riflessione. Soprattutto nel momento in cui la gestione dell’emergenza Covid19 ha ridotto la disponibilità di alcuni servizi sanitari essenziali, come appunto il primo soccorso.

“È necessario il coinvolgimento di tutti gli attori, dai direttori sanitari delle aziende unità sanitarie locali e aziende ospedaliere presenti nel territorio ai responsabili delle diverse associazioni e gli enti del volontariato. La Giunta - conclude De Luca nell’interrogazione in materia rivolta all’esecutivo di Palazzo Donini - chiarisca se l’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi delle linee guida può pregiudicare i livelli essenziali di assistenza con ripercussioni sulla ripartizione del fondo sanitario”.

E sulla questione interviene anche il partito della Rifondazione comunista Terni che, in particolare, affronta la questione del primo soccorso nel territorio del Narnese-Amerino.

“Primo soccorso e non pronto soccorso – dice Rifondazione - perché gli ospedali di Amelia e di Narni non avendo più i reparti e le attrezzature di emergenza, sono già da anni delle strutture di serie B di nome e di fatto. E per i casi gravi come i codici rossi, le persone devono correre ai pronto soccorso (la serie A) di Terni (sempre sovraffollato) oppure a quello di Orvieto o Pantalla. La chiusura dei due punti di primo soccorso è avvenuta in seguito al provvedimento preso dalla Regione dell’Umbria e dalla Usl 2, nel mese di marzo in piena emergenza Covid, ed ha validità almeno per tutto il 2020. Fra le motivazioni, la carenza e l’inadeguatezza delle attrezzature per assistere le emergenze. Per gli amerini ed i narnesi, oltre al danno, si aggiunge la beffa: prima si impoveriscono le strutture fino a renderle inadeguate e poi, davanti l’impossibilità di far fronte alle necessità ed alle proteste dei pazienti, dei medici e degli operatori sanitari, le si chiudono. Chi ci assicura che al termine della pandemia i servizi verranno ripristinati? Il servizio di guardia medica nei festivi e nei fine settimana è coperto da un solo medico per ospedale. I sindaci – chiede Rifondazione - non hanno nulla da eccepire?”.

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