Coronavirus e Terni, Pincardini: "Ho ricevuto tante manifestazioni di sofferenza. Il popolo ternano non si dà per vinto"

Il capogruppo di Uniti per Terni: "Il rischio è acuire la forbice tra chi riesce a malapena arrivare a fine mese e chi questa crisi non lo scalfirà"

foto Euromedia

Chiusura, ripartenza e focus sulle criticità evidenziatesi in questa fase. La redazione di www.ternitoday.it ha interpellato i singoli capigruppo del consiglio comunale di Terni per fare il punto della situazione in città. Una visione personale, superando anche gli schemi partitici, e rivolta essenzialmente al tessuto cittadino. Il consigliere riveste una funzione di rappresentante e ha la possibilità di poter tastare con mano propria cosa accade all’interno, raccogliendo le testimonianze ed esigenze di singoli cittadini. In questa intervista spazio a Paola Pincardini di ‘Uniti per Terni’.

La situazione in città

“Non eravamo preparati ad un evento del genere – esordisce Paola Pincardini - ha stravolto le abitudini di ognuno. I primi dieci giorni sono stati i più duri e pesanti. Una sorta di consapevolezza dell’emergenza. Poi siamo entrati nella fase di adattamento alla situazione. I ternani sono stati molto bravi a rispettare le regole. Lo si evince anche dal numero di casi – meno corposo - comparando i dati con le altre regioni”.

Focus su Terni: “La città economicamente non era messa bene. Si stava lottando per far riprendere le attività presenti soprattutto nel centro. La pandemia non ha fatto altro che dare il colpo di grazia. Da un punto di vista politico è stata una novità un po' per tutti. Affrontare un’emergenza tale senza manuale è davvero complesso. I paesi europei hanno preso spunto, rispetto a come ci siamo comportati. A livello locale – afferma Pincardini - siamo stati un po' inattivi. Ho chiesto al sindaco e alla giunta di essere più vicini alla città, chiedendo di devolvere le indennità sulla base di quanto fatto in altri comuni, un gesto di buona volontà. Inoltre si è verificato un distacco assoluto del consiglio comunale (tornerà a riunirsi oggi martedì 12 maggio dopo oltre due mesi di stop ndr). Come il lavoro è andato avanti dovevamo andare avanti pure noi, un segnale doveroso da dare nei confronti di tutta la collettività”.

Gli scenari: “Niente sarà come prima. Le nostre abitudini sono già cambiate. Faccio un esempio: le lunghe file ai supermercati. Una pazienza nel rispettare il proprio turno senza precedenti. Sembra un po' paradossale ma questa epidemia è stata anche occasione per capire alcuni aspetti molto importanti. Un modo per dirci ve ne state passando a trascurare la famiglia. A fronte di una pandemia che ha provocato sofferenza e vittime – afferma il capogruppo di Uniti per Terni - si è potuto fare delle riflessioni sui nostri valori e ciò che abbiamo. Ad esempio l’importanza di dover rispettare l’ambiente. Una volta acuita c’è l’emergenza economica sulla quale confrontarsi: le difficoltà saranno enormi. Si dovranno superare le divergenze e cercare di trovare quelle convergenze di natura politica per il bene di tutta la nostra comunità”.

Segnalazioni particolari arrivate da parte dei cittadini

“I rapporti principali li ho avuti con le medie piccole aziende. Tutte manifestazioni di sofferenza. Dalle difficoltà nel pagare la bolletta fino ai dipendenti, tasse e fare spesa. Ci sono molte preoccupazioni su cosa accadrà dopo. È il caso di un ristoratore che stava pensando di aspettare un anno, prima di riaprire. Magari ha la possibilità di fare questa scelta, molti altri no. Poi ci sono i lavoratori che attendono la cassa integrazione – sottolinea Paola Pincardini – soprattutto come e quando verrà erogata per chi non l’ha ricevuta. L’occupazione del suolo pubblico per le attività del settore ristorazione, è un altro aspetto molto importante sul quale lavorare. Li puoi aiutare consentendo loro di sopravvivere con dei provvedimenti specifici.”

Momento più delicato e quello che ha dato speranza

“Da un punto di vista umano un pizzico di sofferenza per la mancanza diretta di contatto con le persone, al netto delle telefonate e videochiamate. Ho fatto la spesa una volta a settimana, i miei figli non escono dal 5 marzo. La preoccupazione è rivolta soprattutto agli adolescenti, rispetto ai più piccoli che hanno una percezione diversa. Siamo originari di Pesaro una delle prime provincie chiuse e costretti a non poter recarci nelle Marche. Si è spezzato quel legame molto forte a livello familiare”.

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“Siamo stati messi di fronte a cose mai affrontate in precedenza. Stare a casa, riscoprire i valori veri della famiglia che si erano perduti, sotto certi punti di vista, riflettere sulle cose importanti. La mia paura più grande – conclude - è che se economicamente si andrà a terra il rischio è acuire la forbice tra chi riesce a malapena arrivare a fine mese e chi questa crisi non lo scalfirà. Fortunatamente il popolo ternano non si dà per vinto ed è sempre stato abituato a combattere in situazioni di difficoltà”

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