Ex mercato coperto, ritorno al passato: il piano di Palazzo Spada per riqualificare l’area

Il progetto è fermo da oltre 11 anni, adesso il Comune di Terni cerca una soluzione al “braccio di ferro” con Superconti: stop a demolizione dell’immobile e parcheggi coperti, ipotesi ristrutturazione. “Ma con tempi certi e ristretti”

Era il 7 luglio del 2008 quando il consiglio comunale di Terni adottò il piano attuativo per la riorganizzazione delle attività commerciali di piazza del Mercato attraverso “la rifunzionalizzazione di un’area e di una struttura fortemente degradata, la demolizione del fabbricato esistente e la conseguente realizzazione di un nuovo edificio ad uso produttivo, commerciale, direzionale e per servizi, con piani interrati destinati a parcheggi di uso pubblico pertinenti alla destinazione commerciale del complesso”.

Il bando venne aggiudicato a Grandi Magazzini Superconti spa al prezzo complessivo di 8.151.000 euro di cui 6.500.000 per la vendita dell’edificio e 1.651.000 per la cessione del diritto di superficie.

“A seguito dell’aggiudicazione del complesso, tuttavia, a distanza di ben 11 anni, non si è ancora pervenuti alla stipulazione del contratto con effetti traslativi” visto che Superconti ha avviato un contenzioso con l’amministrazione comunale. Contenzioso che in primo grado è stato definito con una sentenza che ha riconosciuto la legittimità dell’operato di Palazzo Spada ma che ora è pendente dinanzi al Consiglio di Stato e “ad oggi non si conosce la data in cui il contenzioso” stesso “potrà essere definito né tantomeno è prevedibile l’esito del giudizio”.

Le difficoltà di Superconti rispetto all’intervento sono state evidenziate in più occasioni, fino alla nota redatta lo scorso 4 ottobre con la quale il gruppo imprenditoriale ha avanzato una “propria ulteriore intenzione transattiva focalizzata sulla necessità di contenere i costi dell’intervento principalmente mediante l’eliminazione dei costi di scavo e demolizione, con rinuncia alla realizzazione dei piani interrati e ristrutturazione dell’edificio esistente”.

“Il trascorrere del tempo senza che siano stati neppure iniziati gli interventi in origine previsti - scrive l’amministrazione comunale nella delibera approvata nei giorni scorsi dalla giunta comunale di Terni - ha causato e continua a causare il deperimento del complesso immobiliare interessato dall’inattività con notevole ed evidente compromissione del decoro architettonico dell’immobile medesimo e dell’area circostante, riducendo ulteriormente il valore dell’immobile già nettamente inferiore rispetto a quello stimato e posto a base di gara”.

Una stima dei tecnici di Palazzo Spada rileva che oggi il complesso immobiliare avrebbe un valore di mercato più basso di oltre il 25% rispetto all’aggiudicazione di dieci anni fa, con un prezzo poco oltre i 3,8 milioni).

“L’aspetto fatiscente e abbandonato dell’immobile si riflette direttamente sull’ambito urbano circostante” sia per quanto riguarda l’igiene urbana, sia relativamente ad episodi di vandalismo fino ad arrivare alla “compromissione potenziale dei valori immobiliari” dell’area circostante con “severi effetti negativi sulla qualità della vita della città”.

Queste le premesse che hanno portato la giunta Latini a riflettere su ipotesi alternative, tenendo anche conto del fatto che “la realizzazione di un nuovo fabbricato con almeno due piani interrati è potenzialmente idonea a creare problemi all’edificato circostante sotto il profilo statico”. Inoltre, le operazioni di scavo, demolizione e ricostruzione comporterebbero l’allestimento di un cantiere di imponenti dimensioni servito da una quantità di mezzi operativi” con “gravi criticità” sia per la vivibilità dell’area che per “l’inquinamento atmosferico ed acustico, con impatto negativo su igiene e salute”.

SI cercherà dunque di concretizzare una ipotesi transattiva con la società imprenditoriale, fermo restando la necessità per l’ente di “non prescindere dall’esigenza di disporre delle somme a suo tempo determinate quali corrispettivi di cessione del fabbricato (6,5 milioni) oltre agli interessi legali ed alle imposte non versate per effetto del ritardo nel trasferimento del bene”. Con la possibilità però di “limitare” l’intervento di riqualificazione ad una ristrutturazione dell’ex mercato coperto a cui - eventualmente - aggiungere opere di urbanizzazione come illuminazione pubblica, manto stradale e così via.

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Senza prescindere dalla “garanzia di tempi certi e ragionevolmente ristretti per la realizzazione dei lavoro”. 

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