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Settecento firme e 18000 visualizzazioni per la petizione sul Convento di San Pietro: “Fermare la vendita degli spazi comunali”

La petizione dell’architetto Danilo Pirro e l’iniziativa dei capigruppo di Terni Civica e Misto che hanno presentato un emendamento al piano delle alienazioni 2021-2023: “Serve un’attenzione diversa dalla dismissione”

foto di repertorio

“Fermare la riconversione a residenze sociali dell’ex convento di San Pietro”. La petizione lanciata Danilo Pirro, all’interno della piattaforma charge.com, ha raggiunto quota 700 sottoscrizioni e presto verrà consegnata al sindaco Leonardo Latini: “A livello di divulgazione ha avuto un effetto dirompete” spiega l’architetto. “Diciottomila visualizzazioni e 551 condivisioni complessive”. Ha varcato i confini regionali e nazionali, raggiungendo paesi come Lussemburgo, Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Germania. “Si tratta dell’unico convento rimasto in piedi, nel centro di Terni, dopo la seconda guerra mondiale. L’altro è stato completamente distrutto” ricorda Danilo Pirro. “In quel luogo mio padre Vincenzo progettò il museo archeologico cittadino che poi è stato spostato al Caos. Conosco bene la vicenda. Inoltre mia madre è stata preside della scuola De Filis” ossia l’istituto che si affaccia sulla struttura. “Sono legato a quel complesso da un discorso prettamente affettivo oltre che, naturalmente, vincolato fortemente alla città di Terni”.

Come è sottolineato all’interno della petizione, sottoposta alla raccolta firme: “Trasformare un convento del 1600 in appartamenti non è una cosa architettonicamente facile. Vi sono dei vincoli strutturali, artistici e ambientali non indifferenti. Pensiamo solo all'illuminazione assai scarsa, e alla necessità di realizzare impianti tecnologici (scarichi, riscaldamento, ecc) per ogni unità abitativa, impattando su strutture antiche. Senza considerare che, se ci sarà un adeguamento sismico, l'edificio sarà interessato in maniera invasiva ad operazioni di consolidamento statico”.

Sul tema dell’ex convento di San Pietro, nelle scorse settimane, si accese un dibattito tra l’assessore regionale Enrico Melasecche ed il capogruppo di Terni Civica Michele Rossi. Una questione che interessa direttamente Ater oltre che scuola e parrocchia presenti nella zona di riferimento, ed è stata ereditata dalle precedenti amministrazioni.

Il consigliere con un emendamento al piano delle alienazioni 2021-2023, sottoscritto anche dalla capogruppo del Misto Doriana Musacchi ha chiesto che la prevista vendita degli ultimi spazi di proprietà comunale, dello storico complesso prevista per l'anno 2023, venga cancellata. Secondo Michele Rossi: “Sono sempre più convinto che per quegli spazi debba esserci una attenzione ben diversa dalla dismissione, penso ad un significativo uso pubblico (sono parte di un convento del 1600 e sono gli unici che dalla pubblica via si affacciano sul chiostro). La vendita da parte di questa amministrazione chiuderebbe definitivamente, in piena continuità, una operazione che ha stravolto l'identità di quello che è un luogo storico. La scelta anti culturale da parte di chi ci ha preceduto di realizzare, in quegli spazi storici della città, degli appartamenti Ater”.

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