FLASH | L'Umbria rischia la "zona arancione". Il Comitato Tecnico Scientifico deciderà nelle prossime ore

Si riunisce alle 15.00 di lunedì 9 novembre il Comitato Tecnico Scientifico del governo per valutare l'ingresso dell'Umbria nella "zona arancione".

È iniziata alle 15.00 la riunione del Comitato Tecnico Scientifico del Governo che dovrà fare il punto sullo sviluppo della curva epidemiologica nelle regioni italiane. C'è un timore, decisamente realistico, che l'Umbria possa trasformarsi in "zona arancione". 

Perché l'Umbria rischia la "zona arancione"

Secondo Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, in Umbria il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 55% rispetto alla soglia del 30% fissata dal ministero della salute. La media nazionale ad oggi è del 32%. Peggio dell’Umbria, sempre in base ai dati Agenas, fa solo la provincia autonoma di Bolzano (56%), la Lombardia è al 52%. Migliore è invece il dato riferito alla soglia di occupazione dei posti letto in area “non critica”: il limite individuato dal ministero della salute è pari al 40% mentre l’Umbria si trova al 52%. Ma c’è chi fa decisamente peggio: Bolzano è al 99%, la Lombardia al 70%.

Cosa accade se l'Umbria diventa "zona arancione"

Limiti agli spostamenti: in qualsiasi orario del giorno o della notte, è vietato uscire dal proprio comune e dalla propria regione, salvo che per esigenze di lavoro, studio, salute e necessità, ovviamente da indicare sul modulo di autocertificazione.


Attività commerciali: bar, ristoranti e pasticcerie rimangono chiusi h24, ad esclusione di catering e mense. Concesso il servizio di asporto (soltanto fino alle 22 e con divieto di consumare in loco o nelle vicinanze) e di consegna a domicilio. Rimangono chiuse palestre, piscine e centri sportivi, così come  musei e mostre, teatri e cinema. Sospese le attività di sale scommesse, bingo e slot machine anche nei tabaccai. Chiusi anche i centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi (ad eccezione di farmacie e parafarmacie). 

Sono aperti i parrucchieri, barbieri e centri estetici. Aperti anche i supermercati (e con essi tutti i negozi di generi alimentari), le farmacie e le parafarmacie.

Tra le altre attività che rimangono aperte (proprio perché considerate di prima necessità), anche edicole, librerie e cartolibrerie, negozi di computer, elettronica ed elettrodomestici, di articoli sportivi e biciclette, concessionarie di auto e moto, i negozi che vendono prodotti per la pulizia della casa e per la cura della persona (comprese  lavanderie e tintorie), le ferramenta, i fioristi e i vivai, i negozi di animali, ed i negozi di giocattoli e vestiti per bambini.

Le misure imposte nelle zone arancio saranno in vigore per 15 giorni. A seconda, poi, dell'evolversi dell'epidemia le regioni potranno trasformarsi in una zona gialla oppure rossa. 

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