Giovane ternano nell’epicentro del Coronavirus a Brescia: “Alcuni miei parenti e conoscenti contagiati. Non sarà facile dimenticare”

La testimonianza di Nicolò responsabile dell’ufficio commerciale di un’azienda che gestisce impianti di distribuzione di carburante

foto di repertorio

C’è chi li chiama ‘cervelli in fuga’ ma forse sono più semplicemente ragazzi e ragazze i quali, seppur a malincuore, decidono di salutare la propria città per andare a cercare fortuna altrove. Uno di questi è Nicolò, trentuno anni, che dal 2014 si è dapprima trasferito a Bologna per poi salire verso Brescia. Ora è responsabile dell’ufficio commerciale di un’azienda la quale gestisce impianti di distribuzione di carburante ed ha potuto vivere da vicino, nell’epicentro del Coronavirus, l’emergenza sanitaria legata alla diffusione della pandemia.

“La città di Brescia, insieme a Bergamo, è una delle zone più colpite dal virus. La maggior parte delle persone che conosco hanno avuto sintomi da Covid o conoscono qualcuno che si è ammalato. Fin da subito si sono visti gli effetti delle chiusure da parte del governo, le strade vuote e il silenzio surreale, rotto solamente dal rumore delle ambulanze e degli elicotteri. Sono convinto che il personale medico abbia fatto il massimo con i mezzi che aveva. Tuttavia – afferma Nicolò - la mia idea della sanità lombarda, che mi era apparsa sempre molto più progredita rispetto a quella umbra, è sicuramente cambiata, anche se non mi sentirei di incolpare solamente il sistema sanitario, ma anche e soprattutto, dalle scelte sbagliate fatte all'inizio.

Lavoro e ripartenza

“Essendo abbastanza dinamico, ho potuto continuare a lavorare da casa, in smart working, e periodicamente - circa una volta a settimana - mi sono recato in loco (ne gestiamo tre) per vedere com'era la situazione. La distribuzione di carburanti era infatti tra le attività reputate essenziali dal governo, quindi non ci siamo fermati neanche un giorno, pur registrando un calo del 60% del fatturato rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Durante i primi tempi di quarantena – afferma Nicolò - anche quelle che prima erano piccole gioie, tipo il momento della spesa, erano diventate motivo di ansia e paura, tanto da sfuggirle il più possibile. I cittadini bresciani hanno rispettato abbastanza diligentemente le direttive nel primo periodo di lockdown, anche e soprattutto perché praticamente tutti hanno avuto qualche caso, che sia in famiglia o tra i propri conoscenti”.

Le vicissitudini in città

“Ho seguito molto da vicino l'evoluzione dell'emergenza a Terni poiché alcuni familiari sono venuti in contatto con il primo caso di Covid registrato in provincia e sono stati contagiati. Tra chi è stato male e chi fortunatamente è risultato positivo, senza sintomi, ad una buona parte di miei parenti è stata imposta la quarantena, fortunatamente senza serie complicanze. Questo credo che abbia portato la mia famiglia a tenere un livello di allerta maggiore rispetto ad altri cittadini ternani i quali, numeri alla mano, potevano notare giustamente che il dato dei contagi era sotto controllo in Umbria. Da quello che ho potuto notare, mi è sembrato che la situazione a Terni sia stata sempre sotto controllo e che i cittadini abbiano risposto molto bene.”

Il cambiamento

“Le prime sostanziali differenze le ho constatate già ad inizio maggio quando è tornato il traffico, il rumore dei clacson e la difficoltà di trovare parcheggio. I supermercati hanno snellito le procedure anticovid e hanno ricominciato a far entrare più persone alla volta. Anche nell'atteggiamento della gente che incontri per strada, non c'è più quella diffidenza che invece si riscontrava all'inizio (gente che per non venirti vicino cambiava marciapiede o si fermava a più di tre metri di distanza per farti passare).

Siamo tornati a chiacchierare e a lamentarci delle file in posta o in banca; purtroppo riscontro cambiamenti anche sulla gestione dei rifiuti, ora la gente tende a buttare tutto nell'indifferenziato, per non parlare delle mascherine e i guanti che si trovano abbandonati per terra, in questo a mio avviso dobbiamo migliorare. Dopo diverse settimane sono tornato in un pub e, controllo della temperatura all'entrata e mascherina a parte, la cosa non è stata così "strana" come pensavo e la serata è stata piacevole. Speriamo – conclude - che la situazione migliori sempre di più per poterci riappropriare di quelle piccole cose che erano speciali per ognuno di noi, non dimenticando però cosa è stato, anche se non credo sarà facile, o almeno non lo sarà per me”.

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