Vertenza cascata, ecco cosa dice l’accordo “rifiutato” dai lavoratori

Assunzione con contratto a intermittenza per 38 lavoratori ma senza “orario minimo” e con verifica a fine marzo. I sindacati: troppe incognite, siamo preoccupati. Giornata decisiva

Contratto a chiamata. Tecnicamente, “intermittente”, per 38 lavoratori da verificare entro il prossimo 31 marzo per decidere quante e quali posizioni stabilizzare in maniera “graduale”. Fuori gli stagionali ed i precari e anche “tutti i lavoratori che alla data 1 marzo 2019 risultassero in malattia, maternità o infortunio” che “non saranno oggetto di assorbimento e resteranno alle dipendenze presso il precedente appaltatore”.

Sono alcuni dei passaggi della proposta di accordo che Vivaticket – il raggruppamento temporaneo d’imprese tra Vivaticket, Umbria Risorse, Monte Meru, Didasko e Autoservizi Troiani, aggiudicatario del bando per la gestione della cascata delle Marmore – ha presentato ai sindacati lo scorso 26 febbraio a Roma e che gli stessi sindacati hanno illustrato ieri ai lavoratori, e che è stata poi giudicata “irricevibile”. Una proposta che è arrivata al termine di una lunga trattiva ma che contiene – dicono i sindacati – troppe “incognite” e “poche garanzie” per gli stessi lavoratori.

Di fatto, la proposta di Vivaticket prevede l’assunzione a tempo indeterminato ma con un contratto a chiamata: significa che se il lavoratore è necessario, viene chiamato (e pagato) altrimenti resta a casa. “Avevamo chiesto di inserire nell’accordo almeno un orario minimo e una turnazione – spiega Valentina Porfidi, Cgil – per consentire a tutti i lavoratori di essere chiamati. Ma nella proposta tutto questo non c’è”. Il contratto a chiamata esclude poi i lavoratori dalla possibilità di accedere ad eventuali ammortizzatori sociali e non garantisce una continuità lavorativa, non mette cioè al riparo nel caso in cui, alle fine dell’attuale bando ossia tra sei mesi, il nuovo gestore ritenesse opportuno fare a meno di alcune figure. Altro elemento presente nell’accordo e che ha suscitato la perplessità dei sindacati è la scadenza del 31 marzo indicata come termine ultimo per presentare un ulteriore “piano di stabilizzazione, graduale, dei lavoratori”.  

“Dobbiamo trovare un punto di equilibrio fra la tutela dei lavoratori – dice Gino Venturi, Uil – e la libertà d’impresa. È necessario che il Comune faccia la sua parte in questa trattativa, consapevoli del fatto che c’è un problema al quale va trovata una soluzione”. “Abbiamo la volontà di arriva ad un accordo, che però garantisca i lavoratori”, aggiunge Porfidi.

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In giornata azienda, sindacati e amministrazione comunale dovrebbero tornare attorno al tavolo della trattativa. Domani, primo marzo, comincia la nuova gestione della cascata. Che potrebbe essere inaugurata da una mobilitazione dei lavoratori.   

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