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L’emergenza Covid ha paralizzato le sale operatorie del Santa Maria: quasi ottomila pazienti in lista d’attesa

Solo 94 interventi effettuati grazie alla convenzione tra ospedale di Terni e clinica Porta Sole di Perugia, per un costo di oltre 450mila euro. Botta e risposta in consiglio regionale tra De Luca (M5S) e l’assessore Coletto

Sono quasi ottomila i pazienti scaraventati in lista d’attesa per un intervento chirurgico all’ospedale di Terni dall’emergenza Coronavirus. Per la precisione, la lista si compone di 7.831 persone alle quali si devono aggiungere le circa cinquemila prestazioni sanitarie (in tutta l’Umbria) relative a questo 2021.

Se ne è discusso questa mattina nella parte dedicata alle interrogazioni a risposta immediata (question time) della seduta del consiglio regionale durante la quale il consigliere Thomas de Luca (M5S) ha chiesto chiarimenti all’assessore alla sanità, Luca Coletto, in merito alle “ingenti risorse pubbliche ai privati nell’emergenza Covid”.

“Il numero di pazienti in lista d’attesa per intervento chirurgico con previsione di ricovero risulti alla data del 14 marzo – ha rilevato De Luca durante il suo intervento – è di 5.677 prestazioni in lista d’attesa all’ospedale di Perugia e ben 7.831 in quello di Terni. Con nota dello scorso 12 maggio, in risposta all’accesso agli atti da me avanzato, è stato rappresentato come nel periodo relativo al quarto trimestre 2020 e al primo trimestre 2021, l’azienda ospedaliera di Terni nell’ambito della convenzione con la clinica Porta Sole ha svolto 94 interventi per un importo complessivo di 451mila 912 euro. I 94 interventi effettuati nell’ambito della convenzione nella clinica Porta Sole rappresentano poco più dell’1 per cento rispetto ai 7.831 interventi chirurgici in lista d’attesa per quanto riguarda l’azienda ospedaliera di Terni”.

“Nelle strutture ospedaliere sono stati garantiti gli interventi non procrastinabili che non potevano essere eseguiti nelle strutture private poiché serve una terapia intensiva per interventi di neurochirurgia e cardiochirurgia. In Umbria non ci sono case di cura con terapia intensiva – è stata la risposta dell’assessore Coletto - Quindi le case di cura sono state scelte come strutture non Covid perché non potevano garantire un aumento dei posti letto intensivisti e hanno svolto le attività non procrastinabili. Il costo complessivo sostenuto fino al quarto trimestre 2020 è stato pari all’80 per cento delle tariffe indicate nell’apposita delibera di giunta, meno il valore dei presidi sanitari utilizzati; una ricognizione è in corso d’opera. All’azienda ospedaliera di Perugia sono andati 779mila euro, in quella di Terni 169mila, in totale sono 948mila euro. Tale accordo finirà al termine dello stato di emergenza, attualmente il 31 luglio. Il finanziamento rientra negli stanziamenti del potenziamento delle reti di assistenza territoriale, non pagati col fondo sanitario della regione, ma con finanziamento previsto dal Dpcm del Governo per sostenere lo smaltimento delle liste di attesa che in Umbria, come spiegato, non potevano essere soddisfatte”.

“Mi sarei aspettato dati completi – ha replicato De Luca - visto che io dispongo dei dati relativi al 2021 forniti dall’azienda ospedaliera, secondo cui siamo a 451 mila euro, quindi fra 2020 e 2021 si tratta di una cifra fra i 2 e i 3 milioni di euro, ed è chiaro che è una scelta politica chiudere gli ospedali per mandare la gente nelle cliniche private. A Terni il quarto piano dell’ospedale è chiuso, quello per malattie dell’apparato respiratorio è chiuso, la rianimazione B chiusa, ma con 2 milioni di euro quanto personale avete assunto? Avreste potuto allestire terapie intensive per trasformarli in ospedali covid free, invece avete voluto chiudere quegli spazi. Spostare risorse dal pubblico al privato, è una scelta politica, una responsabilità da assumere da parte della maggioranza. Con 2 milioni di euro si poteva non solo gestire emergenza”.

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