Allarme droga: “Spaccio bene organizzato e fiorente, alcuni quartieri sono requisiti dai venditori di morte”

Flavio e Gianluca, le riflessioni del vescovo di Terni: “Una prassi malefica si aggira con relativa disinvoltura tra i nostri giovani”. Il Movimento 5 Stelle: fondamentale che questo tema esca dalla campagna elettorale permanente in cui lo hanno relegato alcune forze politiche

Foto dal sito della Diocesi di Terni

Una settimana fa Terni piombava nell’angoscia. Intorno a quest’ora cominciavano a diffondersi le prime notizie della morte di due ragazzi. Entrambi trovati senza vita nel loro letto. Due adolescenti, due amici. Le indagini hanno ricostruito il puzzle delle ore precedenti: il pomeriggio e la serata insieme, i saluti e poi quella drammatica fine. E le indagini hanno iniziato e individuare la pista che poi si rivelerà giusta nella prima serata di martedì scorso. Scattano le manette ai polsi della persona che avrebbe venduto a Flavio e Gianluca una dose letale di metadone.

Sembra passato tanto tempo, ma in realtà di giorni ne sono trascorsi soltanto sette. Giorni intensi, dolorosi. Giorni in cui, accanto alle indagini e alle possibili ricostruzioni di quanto accaduto, si sono susseguiti anche interventi, riflessioni, polemiche. Delle quali si sarebbe potuto sicuramente fare a meno.

“La morte di due adolescenti, nel sonno, ciascuno nella propria casa, nella stessa notte, per la stessa causa: assunzione sostanze imprecisate (metadone, misto a droga, alcool) ha gettato nella disperazione due famiglie, una comunità cittadina con riflessi notevoli in tutta la nazione. Il fatto che i media regionali e nazionali abbiano tenuto il pezzo per una settimana, raccontando fatti, dettagli, opinioni, prospettive – è la riflessione del vescovo di Terni Narni Amelia, padre Giuseppe Piemontese - dice che la gente non è indifferente, la vita di due adolescenti ha un valore grande. Le famiglie distrutte, gli amici ammutoliti, le autorità alla ricerca di rimedi a una situazione che sembra sfuggire di mano. Nella giornata del commiato, delle onoranze, del lutto cittadino, del conforto e della preghiera, vogliamo dare spazio anche a qualche considerazione, che ci aiuti a non rendere sterile tanto dolore e a far sì che la morte di due adolescenti sia seme di vita per le decine di amici e centinaia di coetanei del territorio”.

“Due considerazioni del procuratore Alberto Liguori – rileva ancora padre Giuseppe - mi hanno colpito: la prima che tutti conoscevano lo spacciatore. Ciò significa che una prassi malefica si aggira con relativa disinvoltura tra i nostri giovani. Forse già altre volte, altre ‘prede’ sono state adescate nel commercio di morte, pur senza conseguenze letali. Alcuni amici si sono resi conto del malessere dei due ragazzini, ma nessuno si è adoperato per soccorrerli in maniera decisiva, anche contro la loro volontà. Purtroppo lo spaccio di ogni tipo di porcheria è ben organizzato e fiorente tra adulti e anche tra adolescenti, anche nella nostra città, come documentato da indagini e inchieste. Alcuni quartieri delle grandi città sono requisiti da venditori di morte con grande danno per la gioventù e proteste dei cittadini. È necessario individuare dove e come agisce e si diffonde quella che è una vera pandemia è il primo passo per difendersi e sconfiggere il morbo”.

“Occorre una alleanza tra famiglia, parrocchia, scuola, associazioni per recuperare spazi e giardini di vita e proporre progetti educativi validi. Alcune esperienze dicono che ciò risulta vincente. Le parole, in momenti come questi, stonano. Anche Gesù, sulla croce, ha avvertito il silenzio del Padre, ma ne ha percepito la presenza amorosa al punto da consegnargli la sua vita. Noi ci stringiamo ai familiari nella presenza silenziosa della testimonianza dell’affetto e della preghiera. Il Padre per ognuno, al momento opportuno, farà sentire una parola di conforto e consolazione. Duemila anni fa Gesù Cristo ha detto: sono venuto perché abbiate la vita in abbondanza. Ha tenuto fede alla sua parola, donando la vita per l’umanità: giusti e peccatori, ladri e assassini, giovani entusiasti e donne di strada. A ognuno indica la sua strada del successo”.

“Abbiamo atteso la fine delle esequie di Gianluca e Flavio per condividere una riflessione aperta e laica sul tema delle dipendenze”, dicono invece Thomas De Luca e Luca Simonetti, consigliere regionale e comunale del Movimento 5 Stelle.

“Per un genitore è spontaneo dire ad un figlio di non drogarsi, ma è altrettanto importante imparare a dire: ‘Se fai una sciocchezza non avere paura di chiedere aiuto’. Un messaggio semplice e chiaro, perché per quanto una famiglia sia attenta e presente ci sono troppi fattori che possono portare un giovane a ‘sperimentare’ l’effetto di una sostanza. Non sempre le maglie della repressione e della prevenzione sono risolutive. Per questo è fondamentale ridurre i danni ed evitare che chi sbaglia paghi con la vita i propri errori. La storia tragica di Gianluca e Flavio ci insegna che questi ragazzi, nonostante l’errore commesso, potevano essere ancora qui se solo avessero chiesto aiuto e avessero avuto gli strumenti per capire cosa gli stava accadendo. Si è invece preferito colpevolizzare i giovani, le famiglie o ragionare sull’orientamento politico dello spacciatore, della droga nei locali, o nei centri sociali. Il punto, purtroppo, è che se c’è un’offerta è perché esiste una domanda impressionante che taglia trasversalmente la società. Ricchi, poveri, giovani, adulti, destra, sinistra”.

“Parlare di certe cose è diventato un tabù – dicono De Luca e Simonetti - Mentre la droga scorre a fiumi su ogni brano della nostra società, incluso il mondo della politica, lasciamo che siano film, serie tv o canzoni a plasmare la percezione dei giovani rispetto al mondo delle droghe. Per gran parte della classe politica, ogni parola in più rispetto a ‘la droga fa male’, rappresenta un’istigazione al consumo. Questo atteggiamento respingente isola sempre di più chi avrebbe bisogno di punti di riferimento ed informazioni utili a comprendere che le sostanze possono avere degli effetti non desiderati di cui bisogna essere consapevoli”.

“In passato in questa città questi punti di riferimento esistevano. Persone che in più occasioni hanno evitato ai giovani di compiere errori fatali, grazie semplicemente alla presenza discreta e autorevole nei luoghi di aggregazione e a una campagna di informazione costante. Perché i servizi ci sono e funzionano, ma troppo spesso i giovani hanno timore ad avvicinarsi ad essi con serenità. Oggi più di ieri è fondamentale che qualcuno elimini le barriere che dividono strada e servizi”.

“Progetti di eccellenza che in altri comuni dell’Umbria vanno avanti ma che a Terni non hanno trovato continuità. Non è più sostenibile la posizione di chi ritiene che le politiche sulle dipendenze si possano basare solamente sulla repressione, sulle telecamere, sul recupero in comunità e su interventi nelle scuole in cui si va a dispensare consigli non richiesti senza calarsi nella realtà che le nuove generazioni vivono. Tra la repressione e la comunità terapeutica c’è la necessità di investire nella prevenzione primaria e secondaria - cioè evitare che le persone entrate in contatto con le sostanze diventino dei consumatori abituali - e nella riduzione del danno, perché gli errori non si possono pagare con la vita e quello che è successo a Flavio e Gianluca e alle loro famiglie può accadere a tutti noi”.

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Oggi è diventata palese la necessità di aprire le istituzioni ad un confronto con chi opera in prima fila nei servizi o nel settore, comprendere le criticità e affrontarle in modo scientifico e non ideologico. Servono servizi uniformi su tutto il territorio regionale, servono fondi per finanziare politiche giovanili di prevenzione e riduzione del danno. E soprattutto è fondamentale che questo tema esca dalla campagna elettorale permanente in cui lo hanno relegato alcune forze politiche”.

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